Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Sunset Park

scritto da Auster Paul
  • Pubblicato nel 2010
  • Edito da Faber and Faber
  • 308 pagine
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 28 aprile 2016

Moris Heller, il padre del protagonista, è in aereo e guarda un vecchio film hollywoodiano ("I migliori anni delle nostre vite"), il quale parla del ritorno a casa dei soldati dalla seconda guerra mondiale, delle loro vite che si devono ricomporre; e gli viene in mente quanto gli ha detto un vecchio amico, un noto scrittore: "lʼidea con la quale sto giocherellando è di scrivere un saggio sulle cose che non succedono, sulle vite non vissute, le guerre non combattute, il mondo oscuro che corre parallelo al mondo che noi pretendiamo che sia reale, il non detto e il non fatto, il non ricordato.
Un territorio rischioso, forse, ma potrebbe valere la pena esplorarlo".
Miles Heller, figlio di Moris, ha la passione di fotografare le cose abbandonate da chi deve lasciare in fretta la propria casa, a seguito di un ingiunzione di sfratto.
Non ha progetti, non ha speranze, "pezzo per pezzo" ha ridotto i desideri al minimo.
Perché un giovane ventenne, un tempo brillante studente, conduce una vita così vuota ? Fugge dal senso di colpa, da un male di vivere che non riesce a confessare: è convinto di avere ucciso il fratellastro spingendolo sotto una macchina.
A indurlo a scomparire è stato quanto ha origliato in una conversazione fra il padre e la matrigna.
"È un ragazzo brillante, lo ammetto.
Ma freddo, fragile, disperato, ho i brividi se penso al suo futuro.
(...) Lo stavano tagliando a pezzi.
Sezionandolo con incisioni calme ed efficienti come patologhi in unʼautopsia, parlando di lui come se fosse già un morto che cammina.
(...) Forse la cosa migliore per tutti è di rimuovere se stesso dalle loro vite, di scomparire".
La sofferenza è così profonda che non riesce neanche ad aprirsi con una giovane ragazza, della quale si è fortemente innamorato.
Lʼha conosciuta casualmente perché leggevano tutte e due "Il Grande Gastby", il romanzo emblematico di una forte personalità.
Per alcune pagine speriamo che Miles possa trovare nellʼamore la soluzione alle sue angosce, ritrovare la serenità ed essere felice.
Ma è costretto a lasciare la Florida in fretta e furia e ritornare a New York, perché potrebbe essere accusato di aver abusato di una minorenne, la fidanzata, infatti, non ha ancora compiuto la maggior età.
Accetta lʼinvito di un amico (Bing Natham), il quale ripara oggetti di tutti i tipi in una sorta di "Ospedale delle cose rotte", ed è andato a vivere in una casa abbandonata, insieme con due ragazze: Ellen ed Alice.
Il racconto si concentra, quindi, sulle storie degli altri personaggi, così come ripercorre le vite dei genitori di Miles, del padre, della matrigna e della madre.
Scopriamo che tutti hanno una sofferenza interiore, un non detto e un non ricordato: qualcosa che non sono capaci di esprimere, di riconoscere, di ammettere.
Andando avanti nel racconto sembra che si aprano squarci di luce, prospettive di speranza: Miles prende contatto con i genitori e finalmente confessa i motivi della fuga, liberandosi in apparenza dei sensi di colpa.
Poi tutto precipita indietro.
Durante lo sgombero dellʼappartamento da parte delle forze dellʼordine Miles reagisce colpendo un poliziotto.
Rischia il carcere, potrebbe consegnarsi ma preferisce la fuga.
"Si chiede se vale la pena sperare in un futuro se non cʼè nessun futuro, e da adesso in poi, dice a sé stesso, egli smetterà di sperare in qualche cosa, e vivrà soltanto per lʼoggi, questo momento, questo attimo che passa, lʼoggi che è qui e che non è qui, lʼadesso che se nʼè andato per sempre".
Perché ? Forse non riusciremo mai a liberarci dallʼangoscia che è dentro di noi, è possibile sopportare lʼesistenza solo se ci rinchiudiamo nella quotidianità della vita.

Come in gran parte dei romanzi di Auster prevale una impronta intellettualistica; dietro la fine psicologia dei personaggi emerge un senso di artificioso, quasi che essi siano figuranti di un ragionamento astratto, chiuso nella mente dellʼautore, poco attento ai meccanismi reali della vita.
Di fatto Miles, Bing, Ellen, Alice e così via non sono il vero oggetto del racconto: sullo sfondo cʼè New York, lʼambiente colto e raffinato degli intellettuali, un recinto fuori dal quale cʼè il mondo reale, quello del quale Auster non può o non vuole parlare.

Lo stile narrativo è caratterizzato da lunghi periodi, nei quali la virgola separa frasi in sé stesse compiute.
È come un fiume in piena, un susseguirsi di parole e di strutture sintattiche; dapprima affascinano e mettono in risalto lʼindiscussa abilità dellʼautore, ma poi lentamente annoiano trasformando il racconto in un lungo soliloquio: è Auster che parla ? È un saggio o un romanzo ?

Perché non leggerlo ? Bello dapprima poi diviene noioso..

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