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e lo rileggerei volentieri

Sogni all’alba del ciclista urbano

scritto da Galera Daniel
  • Pubblicato nel 2008
  • Edito da Mondadori
  • 212 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 07 settembre 2008

Il romanzo si avvia nei primi capitoli con due storie apparentemente parallele.
Da un lato vengono raccontati gli episodi più significativi di un adolescente, del suo gruppo di amici e del suo quartiere di Porto Allegre.
Il ragazzo ricerca continuamente il rischio, ma non riesce a dimostrare il vero coraggio: così, non aiuta un amico che viene ucciso da una banda rivale.
Emerge nel ragazzo la propensione a ricercare le avventure e una vita da super eroe nel mondo della fantasia sino al punto di crearsi ferite e farsi del male così da dimostrare di essere in grado di sopportare il dolore e di avere subìto vicende straordinarie.
Dall’altro lato c’è un chirurgo plastico di successo che deve partire per la conquista di una cima inviolata con un amico scalatore.
Mentre va a prendere l’amico ritorna nel suo vecchio quartiere e ci si accorge che il chirurgo non è altro che l’adolescente diventato adulto.
Ritornano quindi i ricordi dell’adolescenza, partecipa a una rissa per salvare un ragazzo, incontra nuovamente unʼamica, con la quale aveva condiviso le fantasie da ragazzo, e capisce che "vivere, invece, non aveva niente di eroico".
Era vissuto "in un limbo permanente tra innocenza ed eroismo, abitato da proiezioni fantasmagoriche di se stesso, lievemente distorte da quello che gli sarebbe piaciuto essere stato in passato o diventare in futuro".
È finalmente diventato adulto.
Il romanzo affronta diversi temi.
Il primo di questi è la ricerca dell’autenticità della vita, ossia di una vita veramente vissuta, solo attraverso fatti straordinari, con i quali mettere in risalto il proprio coraggio, la propria virilità.
Non si vive se non si è super eroi.
"Sono ragazzi che vivono l’apice dell’illusione umana dell’invincibilità, sedotti dall’opportunità di mettere a prova il loro vigore fisico e vendicarsi dell’ingiustizia cosmica di essere nati".
L’evidenza della falsità di questa visione della vita emerge solo quando il protagonista non ha il coraggio di aiutare l’amico, ossia non dimostra la vera capacità di essere uomo.
Il tema dominante del libro è, tuttavia, il rapporto con il proprio corpo e il processo di alienazione con il quale da protagonisti si diventa spettatori di se stessi, come al cinema.
Il protagonista percepisce la realtà dei propri sentimenti solo se essi si trasferiscono in una modificazione del corpo.
Questa iniziazione comincia sin da bambino quando davanti allo specchio, nel bagno di casa, utilizza dei pennarelli per simulare il sangue e le ferite sul proprio corpo, si sviluppa con veri incidenti, ricercati proprio per farsi del male, e finisce nella sua scelta professionale, ossia quella di essere un chirurgo plastico.
Così come nel momento dell’iniziazione, il protagonista si vede come uno spettatore di un film.
"C’è sangue sul suo volto, una ferita terribile all’occhio, un’altra al braccio, e lui che si trascina fuori dal veicolo sulla sabbia bollente, la sabbia che si incolla al suo sangue, gli spettatori correvano a prestare soccorso all’eroe del film.
Il suo film.
La scena rasentava la perfezione.
Il trucco non avrebbe potuto essere più realistico.
Che bella cosa il sangue, pensò prima di svenire".
"Lui iniziò a vedere la cosa dall’esterno, come una telecamera piazzata sul soffitto.
La maledetta telecamera che era la sua unica amante.
A volte la telecamera spuntava fuori negli istanti cruciali della sua esistenza: era come se lui stesso, si staccasse dal corpo per diventare l’osservatore.
C’era lui dietro alla telecamera, che usciva di scena, attraversava la membrana tra realtà e fantasia e sceglieva una sedia nella platea vuota di un cinema buio".
Il romanzo è molto piacevole.
La scrittura varia da uno stile neo modernista (periodi lunghi, quasi dei soliloqui) a una conversazione sintetica e molto efficace.
Molto efficace si presenta anche la descrizione degli ambienti e dei personaggi.

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