Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Le avventure di Héctor Belascoaràn

scritto da Taibo II Paco Ignacio
  • Pubblicato nel 2009
  • Edito da Il Saggiatore
  • 418 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 10 agosto 2009

Il libro raccoglie tre romanzi, che hanno come protagonista Héctor Belascoaràn.
Il primo romanzo, Giorni di battaglia del 1986, racconta il cambiamento di vita del protagonista: da ingegnere, sposato e funzionario di una grande azienda a detective alla ricerca di clienti e, di propria iniziativa, alla caccia di uno strangolatore.
In realtà, la ricerca dello strangolatore è un modo per trovare sé stesso, per fuggire da una vita che era sprofondata " piano piano nellʼoblio di una corsa accelerata, una corsa automobilistica in cui gareggiava pur senza saperlo, una maratona di coglioni che percorrevano i quarantadue chilometri prescritti lungo strade che non erano neppure asfaltate di recente".
Si tratta di un romanzo apparentemente di genere " noir" ma in realtà introspettivo, in qualche modo un percorso di liberazione da una condizione borghese e perbenista diventata ormai troppo stretta.
E sullo sfondo compare già il vero soggetto dei romanzi: il Messico ed in particolare città del Messico, una città violenta, che " si nutre di carogne".
Nel secondo romanzo, Il Fantasma di Zapata del 1992, lo scrittore, e il protagonista, hanno preso sicurezza.
Il ritmo narrativo si è fatto più veloce, le frasi sono diventate secche ed essenziali, e Héctor è ora un detective che combatte una società ingiusta, dove tutti, cominciando dai poliziotti, sono corrotti e violenti.
Il protagonista è trascinato suo malgrado in tre vicende: cercare Emiliano Zapata che sarebbe ancora vivo, indagare sullʼomicidio di un importante dirigente dʼazienda in pieno scontro sindacale ed evitare che una adolescente si suicidi.
Ed Héctor svolge questi incarichi " con la voglia di credere a tutto, desideroso di vedere Zapata, che doveva avere ormai novantasette anni, irrompere al galoppo nella tangenziale in sella a un cavallo bianco, in mezzo a una raffica di proiettili".
Nel terzo romanzo, Qualche nuvola del 1992, Héctor si riposa in un isola caraibica, quando vede sua sorella e capisce che " sarebbero arrivati cambiamenti e lui era stanco, svogliato, arruffato, trasandato, desideroso di birre, di boleri e di rumore dellʼandirivieni delle onde.
Voleva la sua palma solitaria, i tramonti e qualche rara nuvola rotonda, bonacciona in cielo".
Il suo senso di giustizia è più forte della pigrizia e si trova coinvolto in una storia di mafie, di criminalità e di poliziotti corrotti, contro i quali combattere come un guerriero solitario.

Il riferimento è senza dubbio Raymond Chandler, anche se Héctor non è cinico come Marlowe.
Soprattutto fa senza pretese, così per caso, il detective solitario e giusto.
" Ascolta, vecchio Paco, disse Héctor spegnendo la sua ultima Delicado nel portacenere di latta, io, non sono poi questo gran detective.
Lʼunica cosa certa è che non sapendo scrivere storie, mi infilo in quelle degli altri.
Io da solo, contro il sistema, figurati ! Sono cinque anni che affino la mira, e con la calibro 38 non prendo un elefante a dieci metri.
Sono sciancato, quando piove zoppico, ieri mi sono trovato in testa i primi capelli bianchi, sono più solo di un cane randagio.
Mi incazzo come te, mi rode il pensiero di come si è ridotta questa nazione.
Sono messicano come chiunque altro".
Cosa mi dici adesso ? Faccio il detective perché mi piace la gente".

Perché leggerlo ? Il primo romanzo è pesante ma gli altri due si leggono con piacere.
E soprattutto piace la passione civile del protagonista, senza retorica, come qualsiasi messicano.

Altre recensioni che potrebbero interessarti

Leone

Mastrocola Paola

In viaggio con Erodoto

Kapuscinski Ryszard