Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Non dire notte

scritto da Oz Amin
  • Pubblicato nel 1994
  • Edito da Feltrinelli
  • 200 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 07 maggio 2013

" Su tutto è steso un sorriso fiacco sbiadito dolente".
Questo verso di Ezra Zussman " in una poesia sulle sere autunnali" può sintetizzare il significato di questo libro, denso, grigio e apparentemente banale.
Theo e Noa vivono una convivenza normale, fatta di piccole abitudini, di silenzi e di amori fugaci.
Entrambi hanno avuto una vita solitaria e difficile.
Incontratisi per caso, si sono rifugiati, alla ricerca di una fragile serenità, in una cittadina nel deserto israeliano, dove sembrava che " i massi pallidi, il pendio, le alture a oriente, persino lʼaspro lucore delle stelle, tutto fosse in attesa di un cambiamento.
Imminente, fra un istante, quando tutto sarà chiaro".
Ad incrinare la loro uggiosa quotidianità irrompe la morte per overdose di un alunno di Noa e la volontà del padre del ragazzo di affidarle la realizzazione di un centro per il recupero dalla tossicodipendenza.
Noa si getta nel progetto con entusiasmo: trova finalmente uno scopo alla vita e soprattutto afferma in questo modo la sua indipendenza da Theo, più anziano ed esperto di lei.
Ad animarla è anche un sentimento di rimorso per non aver colto i segnali di aiuto che in qualche modo le aveva mandato il ragazzo.
La città è diffidente ed ostile al progetto.
Theo la vorrebbe mettere in guardia, ma capisce che " lʼunica via per aiutarla è non cercare di aiutarla...
Sto in agguato, fermo, la fisso nel buio con gli occhi pietrificati, in attesa che crolli sfinita ? Allora potrò piegarmi e prendermi cura di lei come allʼinizio.
Sin dallʼinizio." Cʼè in Theo un sentimento protettivo, quasi paterno, che, tuttavia, rinchiude Noa in una sorta di crisalide, dalla quale non riesce ad uscire: è troppo fragile, troppo forte è il bisogno di sentirsi difesa e di correre a stringersi " nella grotta buia dei peli del petto ( di Theo) come fosse stato gravido di me".
E, " come acqua che lenta scorre sul fronte interno delle palpebre chiuse per la stanchezza", il progetto finisce nel nulla.
Noa stessa si stanca di perseguirlo e il tutto scivola nella prosaica vita quotidiana, in " un sogno silenzioso, beato, lontani da se stessi, lontani dal dolore e dalla sofferenza, intenti ad ascoltare le raffiche del vento che soffia da sud e smette e di nuovo agita le fronde dei pini sciancati nel giardino del rudere e di lì prosegue travolgendo tutta la città e fino a tastare da fuori le persiane che abbiamo chiuso ....
fra due settimane e mezzo finiscono le vacanze estive".

Non è la storia al centro del racconto, il quale è tutto giocato intorno al mondo esistenziale dei personaggi.
Lo scrittore non ha, tuttavia, un intento psicologico, anzi i sentimenti restano tratteggiati, raffigurati in modo leggero e quindi misteriosi.
Anche lʼespediente letterario della doppia narrazione ( Theo e Noa sono i narratori degli stessi episodi) non conduce ad una interpretazione delle vicende dai due differenti punti di vista.
Tuttʼaltro, ciascun capitolo sembra fine a se stesso tantʼè vero che il lettore quasi non si accorge di leggere la stessa storia, vista da differenti angolazioni.
Il vero tema è esistenziale, cosmico e filosofico.
Il vero protagonista è il deserto, sempre uguale a sé stesso e sempre diverso, travolto da un vento impetuoso e caratterizzato da un ambiente arido, dove a fatica riesce ad insediarsi la vegetazione.
La città stessa è fatta di ampi spazi vuoti, come " strisce di deserto", una idea mal riuscita di città giardino " macchiettata di rottami e qualche arbusto che ha varcato la linea di confine fra vegetali e minerali".
Lʼelemento distintivo del romanzo risiede nellʼattenzione alla dimensione urbanistica dellʼesistenza umana.
Spesso ci dimentichiamo che le strade, lʼarchitettura degli edifici, i monumenti, le zone di verde e lʼambiente esterno alla zona urbana ( dove le forze della natura riprendono il sopravvento) plasmano la nostra esistenza, ci danno il carattere che siamo.
Ed allora lʼirrompere di un cambiamento ( un centro di tossicodipendenza, diventare periferia di una grande città e così via) non solo dissolve un fragile tessuto urbano, ma travolge anche, snaturandola, la nostra essenza.
E non è rinchiudendoci nella " quiete normalità" delle pareti domestiche che possiamo difenderci dal disfacimento sociale e dallʼatomizzazione esistenziale, che deriva anche dalla caduta di senso del contesto nel quale viviamo.

Il pregio fondamentale del romanzo è la scrittura: essenziale e poetica ad un tempo.
Frasi brevi accompagnate da lunghi periodi, una punteggiatura tal volta ridondante e in altri casi inesistente, un uso parsimonioso ed attento degli aggettivi contribuiscono in misura determinante a creare un clima narrativo denso, difficile ma affascinante, dove prevalgono i colori grigi ed opachi: unʼatmosfera di dolce melanconia.

Perché leggerlo ? Anche se ambientato in Israele, è un romanzo che rispecchia molto bene lo stato dʼanimo degli italiani in questo momento.

Altre recensioni che potrebbero interessarti

La pelle

Malaparte Curzio

I pirati della Malesia

Salgari Emilio