Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Mille anni che sto qui

scritto da Venezia Mariolina
  • Pubblicato nel 2006
  • Edito da Einaudi
  • 247 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 24 luglio 2011

Il tempo si riempie " di gallerie lunghissime e comunicanti", un labirinto che non è detto porti da qualche parte.
Alla base del libro cʼè un idea esistenziale: la vita è un insieme di bivi imprevedibili e può trovare solidità e certezza solo nella ricerca delle radici, la propria terra e i propri antenati.
Gioia è una ragazza di Matera che è scappata per cercare una libertà, che mai sua madre, sua nonna e lei stessa sarebbero state capaci anche solo di immaginare.
Percorre " una breve stagione di libertà e di appartenenza, confusa nella folla, nelle piazze italiane, Roma, Bologna, Firenze Ponte Vecchio, dorme con un ragazzo svizzero con la pelle liscia come una ragazza....
grida gli slogan P38 ti spunta un foro in bocca, si commuove alla vista delle bandiere rosse, usa le loro aste come mazze, si cala il fazzoletto rosso sul viso, pensa di avere il futuro fra le mani ".
Coinvolta, suo malgrado, nel terrorismo fugge a Parigi, dove fa lʼattrice, lavora in un call center erotico e si perde tra molti uomini, il più delle volte facendosi usare.
Ma quando " era diventata una giovane donna perfetta come la materia inorganica, sottratta allʼimprevedibilità del tempo" si chiede " a che serve ?, a chi ne avrebbe reso conto ? Ora che poteva essere chiunque, non era più nessuno".
Allora sente il bisogno di ripercorrere allʼindietro, " momento per momento, tutto quello che portava lì.
Così senza accorgertene ti perdi nella storia".
Gioia risale la storia dei suoi antenati, a Grottole, piccolo paese della Basilicata.
Il punto di partenza è il 1861, lʼanno dellʼUnità dʼItalia, e da lì parte per narrare le vicende della sua famiglia, in particolare delle donne che sono stati determinanti, con la loro forza e il loro carattere.
Ne risulta un racconto sociale e familiare ad un tempo: un affresco di una Italia povera e abbandonata, immobile per un secolo per poi trasformarsi rapidamente negli anni del boom economico, dopo il 1960: il dissolvimento dei legami familiari, di una vita comunitaria che rappresentava la gabbia ma anche la forza della società contadina.
È emblematica, da questo punto di vista, la triste quotidianità dei genitori di Gioia, Rocco ed Alba, che guardano lo stesso programma televisivo in stanze diverse, se questa incomunicabilità viene messa a confronto con la vita dei loro nonni e bisnonni, che lavoravano, mangiavano, litigavano, vivevano tutti insieme.
Non cʼè più quel mondo, così saldo e sereno.Gioia, partendo nuovamente, vede dal treno che " la campagna ondulata che aveva cullato la sua nostalgia, nostalgia di un dolore carissimo, di lacrime, di curiosità insoddisfatte, di prigionia, adesso aveva perso la verginità.
Lei che ci aveva scalciato contro, adesso si rammaricava della sua perdita e ne celebrava in silenzio un funerale senza lacrime".

Il libro può essere distinto in due parti.
La prima, ambientata a Grottole, è la ricostruzione, quasi unʼindagine storica, di una struttura sociale e familiare.
Il ritmo narrativo risente proprio di questo approccio descrittivo, che solo a sprazzi si alza di livello, verso la trasfigurazione della storia e lʼapprofondimento dei personaggi.
La seconda parte, che descrive le vicende di Gioia negli anni ʼ 60 e ʼ 70, presenta uno stile moderno, talvolta confuso ma efficace nel dare il senso del " deragliamento" del personaggio.
Particolarmente efficaci sono le pagine nelle quali lʼautrice persegue una sorta di storia parallela: la Gioia che poteva essere una brava ragazza, laureata, ben maritata e con i figli e invece la Gioia reale che si è persa nella ricerca di sé stessa.
Lʼesigenza, forse, di dire troppo in poche pagine conduce ad un racconto disordinato, ad una sorta di accozzaglia di azioni e situazioni.
Il lettore ne resta disorientato non comprendendo appieno la storia di Gioia.

Perché leggerlo ? Si legge in modo piacevole, è interessante per la ricostruzione storica e fornisce un efficace contrasto tra modernità e tradizione.

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