Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Manoscritto trovato a Saragozza

scritto da Potocki Jan
  • Pubblicato nel 1815
  • Edito da Adelphi
  • 255 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 04 maggio 2012

La migliore introduzione a questo strano libro è la figura del suo autore: il conte Potocki, vissuto tra il 1761 e il 1815, quando morì suicida.
Grande viaggiatore, etnografo, archeologo, geografo, filologo, Potocki fu il tipico esponente dellʼilluminismo settecentesco: la sua curiosità e la sua enorme erudizione furono al servizio di un approccio razionale alla realtà.
Osservatore attento delle religioni e dei costumi, Potocki fu pure attratto dallʼesoterismo, dallo spiritualismo e in generale dal mondo fantastico.
La complessa interrelazione tra ragione e mistero è il filone conduttore del manoscritto, le cui vicende sono anchʼesse oscure ed incredibili: scritto in francese, andò perduto, comparve in una traduzione da una presunta versione in polacco ed infine fu ritrovato il testo forse originale in francese.
Costruito nella forma del Decamerone, una serie di novelle suddivise in giornate, il romanzo racconta le avventure di Alfonso, che deve attraversare la Sierra Morena per recarsi a Madrid.
Di fatto il giovane protagonista, e narratore, non fa molta strada, in quanto si trova risucchiato in un ricircolo infernale e misterioso tra le forche di due impiccati e una locanda abbandonata: al mattino si risveglia tra i corpi in decomposizione, di giorno è in viaggio verso la locanda e di notte viene visitato da due splendide donne, che si dicono sue cugine.
In questo continuo avanti e indietro incontra altri personaggi, che gli raccontano le loro storie, piene di apparizioni, di scheletri e di castighi soprannaturali.
Malgrado situazioni ossessivamente inspiegabili razionalmente, Alfonso cerca continuamente di trovarne una ragione e di non accettare lʼesistenza del mistero.
" Forse alla locanda mi era stata data una bevanda per addormentarmi, dopodiché niente era più facile che trasportarmi durante il sonno sotto la forca fatale.
Pacheco ( un pazzo o indemoniato nel quale si imbatte Alfonso) poteva aver perso un occhio per tuttʼaltro incidente che per il suo legame amoroso con i due impiccati, e la sua storia spaventosa poteva essere una favola...." Ma lentamente viene preso da una sorta di " annientamento di tutte le mie facoltà" .....( comincia a rendersi conto di una potente associazione) " che sembra non avere altro fine che quello di nascondere non so quale segreto, o quello di incantarmi con magie che qualche volta riesco in parte a penetrare ma che poi, per altre circostanze, non tardano a farmi piombare nel dubbio.
È chiaro che anchʼio faccio parte di questa catena invisibile".
La ragione vacilla dinanzi allʼinspiegabile e la vasta erudizione può essere al massimo " una compagnia gradevole" ma rischia di finire come i cento volumi di un altro personaggio del romanzo: rosicchiati e distrutti dai topi.

La struttura narrativa è fondata sulla singolare ripetizione della stessa profezia: una situazione sempre identica, riprodotta e moltiplicata con una serie di combinazioni fantastiche che sembrano avere una sola finalità: aggredire la stabilità dellʼinterpretazione razionale.
La ripetitività, che potrebbe rendere noiosa la lettura, è sorretta da unʼesplosione di invenzioni narrative e da una forma piacevole, immaginosa e spesso ironica.
Avido di esperienze e di sapere, Potocki ci ha voluto dire, con questo romanzo incompiuto, che la vita è meravigliosa.

Perché leggerlo ? È un libro piacevole e fantastico.

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