Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

La ragazza che giocava con il fuoco

scritto da Larsson Stieg
  • Pubblicato nel 2008
  • Edito da Marsilio
  • 754 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 04 agosto 2008

Il romanzo è, in qualche modo, la continuazione del libro precedente.
Questa volta la protagonista è la ragazza, Lisbeth Salander.
L’avvio è lento e disteso.
Lisbeth, ormai immensamente ricca, vive nei caraibi e ritorna poi in Svezia, dove riprende una relazione con una vecchia amica e ricontatta il suo vecchio tutore, ricoverato in clinica per un ictus.
Il giornalista, invece, è coinvolto in unʼindagine sullo sfruttamento del sesso, portato avanti da una coppia, una ricercatrice universitaria e un giornalista.
Nel frattempo, il nuovo tutore di Lisbeth, un avvocato depravato, vuole vendicarsi della ragazza, che lo tiene in pugno con un filmato che lo riprende mentre la violenta, e quindi coinvolge un gruppo di delinquenti.
A questo punto il romanzo assume un ritmo più intenso: l’avvocato viene ucciso con la stessa pistola con la quale vengono assassinati, la stessa notte, la ricercatrice universitaria e il giornalista convivente.
Viene accusata Lisbeth, andando a ripescare la vecchia storia di squilibrio psicologico della ragazza.
Tutto il paese è coinvolto nella sua ricerca, che i mass media e la polizia dipingono come una psicopatica.
È ovvio che la storia è ben diversa: la ragazza era stata accusata di essere una psicopatica (e quindi prima internata in un manicomio e poi messa sotto tutela), in quanto era la figlia di una nota spia russa, che era passata al servizio della Svezia.
Il padre della ragazza era in realtà, lui sì un violento e un psicopatico, ed è dietro agli omicidi in quanto ha timore che si scopra la verità.
Si succedono una serie di avventure, ma alla fine la ragazza viene salvata, questa volta, dall’amico giornalista: "aprì un po’ gli occhi e lo fissò per un lungo momento.
Il suo sguardo era sfuocato.
La sentì mormorare qualcosa così sottovoce che riuscì a malapena a distinguere le parole, Kalle dannatissimo Blomkvist".
I temi del sesso e della violenza sessuale verso le donne sono sempre gli argomenti del libro.
Ad essi se ne aggiungono altri due, che assumono la preminenza via via che il romanzo sviluppa: da un lato l’ambiente della polizia corrotto e superficiale, dall’altro l’assistenza sociale ai minori che spesso opera secondo schemi convenzionali e sotto la pressione di psicologi ed esperti, a loro volta corrotti e dominati da ossessioni e stereotipi.
Lisbeth è stata vittima non solo dei servizi segreti, che la volevano internare per evitare complicazioni nella gestione di un personaggio scomodo, quale era il padre della ragazza, ma subisce anche gli approcci consolidati nel mondo dei servizi sociali, che vedono i "diversi" come una minaccia alla convivenza sociale al di là della loro intelligenza e sostanziale onestà.
È l’individuo asociale che disturba e va in qualche modo rimosso.
Il libro è appesantito da troppe "parentesi" e personaggi rispetto alla trama centrale, talvolta i dialoghi risultano prolissi e ripetitivi così come appaiono un po’ scontate e inverosimili alcune soluzioni narrative: per esempio, il fatto che la polizia non indaghi sul computer del giornalista ucciso, la presenza di un gigante, tra l’altro fratellastro della ragazza, che appare invincibile in quanto non sente il dolore e poi si fa facilmente incatenare da Blomkvist, la sopravvivenza della ragazza che riesce a salvarsi malgrado sia stata seppellita viva.

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