Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

La bambinaia francese

scritto da Pitzorno Bianca
  • Pubblicato nel 2004
  • Edito da Mondadori
  • 497 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 06 dicembre 2012

La narrativa dellʼottocento ha un grande fascino ed induce ad una sua rivisitazione in chiave moderna.
È questo il caso della Bambinaia Francese, che riscrive un grande romanzo classico: Jane Eyre di Charlotte Bronte.
In questo caso, la protagonista è una giovane ragazza francese.
Il romanzo si può distinguere sostanzialmente in due parti.
La prima è ambientata a Parigi.
Sophie è una povera bambina e ha perso il padre nelle gloriose giornate del 1830, che portarono al potere Luigi Filippo, il re borghese.
Tramite le società operaie di mutuo soccorso, Sophie ha imparato a leggere e a scrivere, diventando da " Orso" una " Scimmia", termini che nel linguaggio degli operai tipografici distinguono tra chi è analfabeta, e non può lavorare che in attività manuali, e chi invece può applicarsi alla composizione, in quanto ha ricevuto una istruzione.
La lettura dei grandi romanzi, dei giornali e delle riviste, dà a Sophie un ruolo sociale nella piccola comunità e, soprattutto, le stimola lʼimmaginazione e le eleva gli ideali e le aspirazioni.
È questa la parte migliore del libro, in quanto lʼautrice si discosta da molta narrativa ottocentesca adottando un approccio realista ( alla Zola) e non pietista.
Sophie perde anche la mamma, ma fortunosamente viene accolta da una celebre artista di teatro, Celine, sposata, o meglio crede di esserlo, al perfido Edward Rochester.
Sophie diviene la bambinaia e lʼamica di Adele, la figlia della coppia.
In casa di Celine, Sophie conosce un ragazzo di colore, Tùssi, e il padrino di Celine, un anziano illuminista francese.
Lʼautrice approfitta di questo eccentrico aristocratico per descriverci la scuola che vorrebbe, dove lʼapprendimento è ricerca e tutti, ricchi e poveri, vi possono accedere in ugual misura e senza distinzione di classe.
Poiché Tùssi è ancora ufficialmente uno schiavo, questa è anche lʼoccasione per parlarci della schiavitù e delle condizioni delle colonie, anche se bisogna dire che il tema, che travagliò tutto lʼottocento, è trattato in modo superficiale, restando per tutto il romanzo una nota stonata e forzata.
La situazione di Celine, e quindi di Sophie, precipita, quando muore il padrino e gli avidi parenti fanno imprigionare Celine e cacciano Sophie ed Adele.
Tùssi viene messo a servitù presso la famiglia di uno dei parenti.
Ci si aspetterebbe un intervento del ricco Rochester, al contrario questʼuomo egoista e spietato rivela che il matrimonio con Celine fu una messa in scena e si porta via Adele, che peraltro rinnega come figlia.
Nella seconda parte ci trasferiamo in Inghilterra nella cupa casa di Thornfield.
Sophie riesce a seguire Adele e si fa assumere al servizio come bambinaia francese, fingendo di non conoscere la lingua inglese.
Ciò le permette di narrarci, dal suo punto di vista, le vicende del grande romanzo di Charlotte Bronte.
È inutile dire che la storia si chiude con un lieto fine per i nostri protagonisti, che potranno ritrovarsi in Francia, di nuovo ricchi, in quanto Celine può appropriarsi della legittima eredità ricevuta dal padrino.

Un tratto peculiare del romanzo è lʼapproccio narrativo.
Nella prima parte le lettere di Sophie e di Tùssi a Celine, già in carcere, vengono affiancate dal racconto in terza persona delle vicende di Sophie sino alla sua partenza per lʼInghilterra.
È una modalità che vivacizza la narrazione riuscendo a far convivere tre punti di vista: quello dellʼautrice e le considerazioni dei due principali protagonisti.
Nella seconda parte prevale il romanzo epistolare.
La corrispondenza tra Sophie e Tùssi ci racconta le vicende di Thornfield.
Occorre dire, tuttavia, che questo approccio narrativo risulta ripetitivo e noioso, anche perché cʼè poco di intimo e di sentimento nelle lettere.
Dinanzi a fredde e formali descrizioni di ciò che avviene il lettore resta deluso perché si aspetterebbe che i nostri due protagonisti scavassero nei loro sentimenti e alla fine dichiarassero il loro amore, del quale siamo certi sin dallʼinizio del romanzo.
Nelle ultime pagine lʼio narrante è Sophie ma il racconto è un semplice resoconto dei fatti.

Il romanzo è chiaramente una mescolanza di romanzi ottocenteschi.
La rivisitazione del libro di Charlotte Bronte è banale e rispecchia una lettura romantica e tradizionale di Jane Eyre.
Ciò che pesa sul racconto sono soprattutto il ritmo narrativo lento, la mancanza di azione e di approfondimenti dei personaggi.
Ad una partenza incoraggiante subentra una noia crescente.

Perché non leggerlo ? È lungo e noioso.

Altre recensioni che potrebbero interessarti

Le città del mondo

Vittorini Elio

Il giorno del giudizio

Satta Salvatore

La casa in collina

Pavese Cesare