Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Il cappotto del turco

scritto da Comencini Cristina
  • Pubblicato nel 1997
  • Edito da Feltrinelli
  • 182 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 22 settembre 2013

" Vorrei che fosse lei a scrivere di me.
A radunare i pensieri su quegli anni lontani secoli.
A giustificare la mia vigliaccheria, il mio bisogno di certezze...
sono una cercatrice di pepite dʼoro, colleziono frammenti preziosi, intersezioni della mia vita con la sua, pensieri su di lei, emozioni improvvise che interrompevano anni di silenzio del mio cuore, anni di assenza.
Dilato il tempo per non arrivare allʼepilogo di cui non so darmi pace".
La protagonista e narratrice, Maria, racconta la sua vita, ma soprattutto parla della sorella, lʼindecifrabile Isabella, dalla pelle bianchissima, dai " sottili capelli di un colore indefinito tra il castano e il rosso, occhi verdastri come il fondo di un lago".
Le sorelle hanno " opposte nature", ma proprio per questo il legame tra loro è profondo e travagliato, un continuo inseguimento, fatto di parole non dette, di incomprensioni e soprattutto di rimpianti.
Lʼinfanzia le vede strettamente unite, con Maria piena di paura per i guai che potrebbe combinare Isabella, la quale si rivela subito avventurosa, incosciente e irrispettosa a fronte della sorella maggiore, prudente, meticolosa e razionale.
È naturale che sia Isabella la prima ad interessarsi ai movimenti del sessantotto, trascinando in questa vicenda politica una recalcitrante sorella e Marco, il fidanzato di Maria.
Rapidamente le parti si rovesciano.
Lʼincostante Isabella abbandona i gruppi rivoluzionari per girare per il mondo, mentre Maria e Marco diventano convinti attivisti.Il giudizio di Maria su quegli anni, così importanti per la storia del nostro paese, è impietoso.
" Non hanno cambiato profondamente il corso della mia vita.
Mi sembrano lontani, vuote le parole.
Volevamo calzare il mondo in unʼidea vecchia di un secolo.
Altre in giro non ce nʼerano".
Eppure per Maria sono anni importanti: si sposa con Marco, ha un figlio, si separa e va a vivere da sola.
Ma allora perché è un periodo insignificante ? Pesa lʼassenza della sorella, un vuoto che non riesce a colmare completamente con la cura del bambino, con il lavoro e lo studio.
E Isabella si rifà viva in modo singolare, come è nella sua natura imprevedibile.
Si presenta a casa di Maria un turco, mandato da Isabella.
Mehmet è un uomo, " massiccio come un armadio..
gli occhi neri e i baffi spioventi..
con un soprabito militare di un colore indefinibile".
Nasce una storia dʼamore." Ho parlato con lui come mi succedeva con te", dirà un giorno Maria ad Isabella, che le ha appena confessato che anche lei ha avuto una relazione con il turco.
" Solo che Mehmet si era dato a tuttʼe due presentandosi in modo opposto.
Con me aveva finto di essere un bravo marito, dicendomi che ero una donna forte ..
e a lei, che invece amava tuffarsi, aveva offerto le sue esperienze e le sue fantasie di avventuriero".
E quindi il cappotto del turco è la metafora del rapporto tra le due donne, unite ma distanti, sempre alla ricerca reciproca ma incapaci di trovare una serena stabilità nella loro relazione.
Basta poco per travolgere un fragile equilibrio e portare le due sorelle a dirsi e farsi cose di cui pentirsi.
Isabella torna a casa incinta proprio quando Maria è a sua volta in attesa di una bambina da Marco, con il quale è ritornata insieme.
Prima Isabella in un momento di rabbia verso la sorella provoca un incidente automobilistico, che porta Maria ad un parto prematuro.
Poi Maria scopre che Isabella e Marco si sono baciati.
Lʼindignazione è tale da portare Maria a scrivere una lettera piena di insulti: " Stai lontana da me, puzzi, mi fai schifo".
Si pente subito di quello che ha scritto, ma non riesce a raggiungere Isabella, la quale affoga durante una gita in barca.
" Piegai in quattro il cappotto di Mehmet e lo infilai in un grande sacco di plastica, insieme agli abiti vecchi...
in questa stanza anonima, sul mio tavolo, le sue fotografie si sono moltiplicate.
Ora qui vive solo lei, io mi sento morta.
Non era quello che volevo".

Il romanzo parla di una relazione spesso non investigata: quella tra fratelli.
Gli amanti e gli amici in qualche modo si scelgono, i fratelli si trovano " già dati".
Eppure è un rapporto che dura per tutta la vita, anche se dallʼintensità dellʼinfanzia poi scema in una relazione più distante, spesso anche molto lontana.
" Non ci siamo nascoste niente, almeno fino a un certo punto".
Queste parole, che lʼautrice fa pronunciare ad Isabella, sintetizzano molto bene un percorso di vita tra fratelli così come lʼimmagine del cappotto,ripiegato in un sacco di plastica per essere buttato via, simboleggia la conclusione, forse inevitabile, di una " eredità" dellʼinfanzia.
La nuova famiglia, creata con un compagno o una compagna, diviene più importante.

La scrittura è essenziale ma espressiva, ricca di spunti poetici.
La trama narrativa è intensa, appoggiandosi più alla descrizione delle vicende e delle situazioni, che ai dialoghi, quasi ad indicare lʼincomunicabilità che caratterizza le relazioni tra i personaggi, in particolare tra Maria ed Isabella.
Le riflessioni sono affidate ai sogni, inserendo saltuarie ma suggestive viste oniriche.

Perché leggerlo ? Un bellissimo romanzo, breve ma complesso.

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