Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

All Our Names

scritto da Mengestu Dinaw
  • Pubblicato nel 2014
  • Edito da Hodder & Stoughton
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 05 luglio 2015

Il protagonista è un giovane etiope; il desiderio adolescenziale di lasciare il proprio sperduto villaggio lo spinge a scegliersi uno scopo ed una città: diventare un grande scrittore a Kampala, che, pur essendo capitale dellʼ Uganda, come lui "non apparteneva a nessuno e nessuno la poteva reclamare".
È quindi un non luogo, dove il ragazzo nasconde, dimentica o semplicemente abbandona i venticinque nomi con i quali veniva chiamato nel suo villaggio.
A Kampala conosce lʼamico.
"Isaac ed io diventammo amici come due cani randagi si trovano insieme seguendo la stessa traccia ogni giorno alla ricerca di cibo e di compagnia".
Entrambi sono inesperti della vita urbana, ma Isaac ostenta sicurezza e prende sotto la sua ala protettiva il protagonista, ingenuo, fragile e troppo sognatore per sopravvivere da solo in una metropoli violenta e caotica.
Non avendo più nomi, Isaac dà al ragazzo diversi nomignoli (ben tredici), tutti legati alla sua aria di intellettuale e di letterato.
Dapprima i due giovani frequentano il campus universitario, una sorta di "oasi" in un paese sempre più dilaniato dagli scontri tra opposte fazioni, che sfociano presto nella dittatura e nella repressione.
Se prima agli studenti era permesso esprimere il dissenso, poi le manifestazioni vengono proibite e soffocate nel sangue.
Per il protagonista la situazione è particolarmente grave perché è uno straniero; Isaac deve intervenire più volte a salvarlo e a nasconderlo in posti sicuri.
La lotta politica è ormai una guerra tra bande.
Isaac, sempre più misterioso per la vita che conduce e le amicizie che frequenta, si mette al servizio di un capo clan.
Il protagonista assiste inorridito a violenze, fucilazioni, veri e propri eccidi.
Ma soprattutto è sconvolto dalla trasformazione dellʼ amico: da ragazzo un poʼ provocatore e un poʼ goliardico, Isaac si rivela un cinico assassino, un abile manipolatore di uomini, un opportunista senza scrupoli, forse persino un doppiogiochista.
Ma chi è veramente Isaac ? Cosa sappiamo di lui, del suo passato ? La situazione precipita ed allora Isaac fornisce al protagonista un passaporto e un biglietto dʼaereo, per fuggire negli Stati Uniti.
In questo modo gli dà anche un nome: il suo.
Il ragazzo, ora Isaac, ha un visto provvisorio come rifugiato politico e viene seguito dai servizi sociali, in particolare da una giovane assistente, Helen.
Nasce una storia dʼamore, ma si può amare qualcuno del quale non si conosce il passato ? Durante la loro tormentata relazione Isaac le chiede che cosa può fare per lei: "si, le dissi, promettimi che non scomparirai un giorno".
Ma così avverrà perché questo è il destino dei migranti, senza luogo e senza nomi: ciò che possono dire soltanto, promettendo di tornare un giorno, è che "nessuno si sarà mai amato più di quanto abbiamo fatto noi".

Per semplicità espositiva la trama è stata presentata secondo una possibile sequenza logica: prima le vicende dellʼUganda, poi la relazione dʼamore in America.
In realtà lʼautore non sviluppa il romanzo in questo modo; la narrazione è portata avanti mediante due storie parallele: nella prima il narratore è il protagonista e lʼoggetto lʼamicizia con Isaac, nella seconda il narratore è Helen, che racconta il suo rapporto con il protagonista.
Solo nelle ultime righe le due vicende si sovrappongono, quando scopriamo che la frase che il falso Isaac dice ad Helen nel momento dellʼaddio fu scritta dal vero Isaac in un foglietto per il protagonista.
Ci viene il dubbio che lʼamore per Helen sia della stessa pasta dellʼamicizia tra Isaac vero e quello falso: legami straordinari in un epoca in cui le relazioni tra esseri umani sono come quelle di "due uomini che si incontrano inaspettatamente nel mezzo di un deserto dopo aver viaggiato così a lungo da cominciare a credere che il mondo sia inabitato".
.

Ma che cosa vuol dire questo strano romanzo ? Comunica un senso di sradicamento, quella "speciale solitudine che viene dal fatto di non avere niente che sia veramente tuo", che spinge Helen a frugare nella stanza di Isaac per "cercare prove della sua esistenza".
Questo sradicamento ha un suo fascino oscuro perché ci dà un mondo "senza peso", che permette di affrontare una realtà che "ti rompe a pezzi lentamente" e di superare la paura di "ciò che verrà dopo".

È un libro interessante.
È tuttavia rovinato da un eccesso di intellettualismo, che si intravede in molti passaggi del romanzo e nella sua stessa impostazione complessiva: il ricorso alle due storie parallele frammenta il racconto, lo appesantisce inutilmente, facendo perdere ritmo narrativo e tensione emotiva.
Il gioco quasi pirandelliano dei due Isaac è portato avanti in modo esasperato, senza peraltro riuscire a sorprendere il lettore, quando scopre che lʼIsaac di Helen non è il vero Isaac.
Lʼautore ha voluto dare troppi contenuti ad una vicenda e ai suoi personaggi, quando sarebbe stato sufficiente narrarli nella loro spontaneità, nella loro vita reale di "migranti del mondo".

Perché non leggerlo ? È noioso.

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