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Componimento Poetico

Estate di San Martino da "Lavorare Stanca" 1943

Le colline e le rive del Po sono un giallo bruciato
e noi siamo saliti quassù a maturarci nel sole.
Mi racconta costei – come fosse un amico –
Da domani abbandono Torino e non torno mai più.
Sono stanca di vivere tutta la vita in prigione.
Si respira un sentore di terra e, di là dalle piante,
a Torino, a quest’ora, lavorano tutti in prigione.
Torno a casa dei miei dove almeno potrò stare sola
senza piangere e senza pensare alla gente che vive.
Là mi caccio un grembiale e mi sfogo in cattive risposte
ai parenti e per tutto l’inverno non esco mai più.
Nei paesi novembre è un bel mese dell’anno:
c’è le foglie colore di terra e le nebbie al mattino,
poi c’è il sole che rompe le nebbie. Lo dico tra me
e respiro l’odore di freddo che ha il sole al mattino.
Me ne vado perché è troppo bella Torino a quest’ora:
a me piace girarci e vedere la gente
e mi tocca star chiusa finch’ è tutto buio
e la sera soffrire da sola. Mi vuole vicino
come fossi un amico: quest’oggi ha saltato l’ufficio
per trovare un amico. Ma posso star sola così ?
Giorno e notte – l’ufficio – le scale – la stanza da letto –
se la sera esco a fare due passi non so dove andare
e ritorno cattiva e al mattino non voglio più alzarmi.
Tanto bella sarebbe Torino – poterla godere –
solamente poter respirare. Le piazze e le strade
han lo stesso profumo di tiepido sole
che c’è qui tra le piante. Ritorni al paese.
Ma Torino è il più bello di tutti i paesi.
Se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui.

Commento del 30 agosto 2015

La ricerca di un amico è il tema di fondo e si sviluppa in una sorta di colloquio tra una giovane donna, che chiede aiuto, e il poeta, che resta in qualche modo distante. Torino rimane sullo sfondo come un miraggio, un potrebbe essere che la vita quotidiana, ( “giorno e notte – l’ufficio – le scale – la stanza da letto”) impedisce di cogliere: “me ne vado perché è troppo bella Torino a quest’ora”. La ricerca di un amico, che rompa la solitudine, è un crescendo, quasi una disperata richiesta o una speranza, che resterà delusa. Si inizia in sordina (“mi racconta costei come fosse un amico”), per passare rapidamente, quasi con rabbia, alla decisione della donna: abbandonare Torino per ritornare al paese dove rinchiudersi e stare anche lì sola, “ma senza piangere e senza pensare alla gente che vive”. Dinanzi a questa decisione, che immaginiamo inattesa, l’amico esprime una solidarietà superficiale (effettivamente novembre è un bel mese nei paesi), poi si stupisce che la donna pensi che lui sia un amico (“mi vuole vicino come fossi un amico”), poi cerca di trattenere la donna, sempre in modo banale, facendo finta, forse, di non capire: in fondo Torino ha “lo stesso profumo di tiepido sole” dei paesi. Ed allora la donna deve urlare il suo bisogno di aiuto: “se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui”. Ma il poeta non risponde; il componimento termina senza che venga accettata o rifiutata la richiesta della donna: la poesia rimane sospesa.

Ogni parola, ogni immagine è denso di significati: c’è tutto in questa poesia. Pavese è stato capace di esprimere la solitudine umana, come connotato essenziale e ineliminabile dell’esistenza. Ancora una volta il verso, nella sua apparente frugalità, è meravigliosamente bello.