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Componimento Poetico

Ci sono sere che vorrei... da "Quare Tristis" 1998

Ci sono sere che vorrei guardare
da tutte le finestre delle strade
per cui passo, essere tutte le rade
ombre che vedo o immagino vegliare
nei loro fiochi santuari. Abbiamo,
sussurro passando, lo stesso sogno,
cancellare fino a domani il sogno
opaco, cruento del giorno, li amo
anch'io i vostri muri pallidamente
fioriti, i vostri sonnolenti acquari
televisivi dove i lampadari
nuotano come polpi, non c'è niente
che mi escluda tranne la serratura
chiusa che esclude voi dalla paura.

Commento del 5 ottobre 2024

La poesia esprime la comunanza con il mondo, con gli altri ritirati “nei loro chiusi santuari”. Che cos’è che ci unisce? E’ lo stesso sogno: dimenticare la visione di una vita quotidiana opaca e cruenta, spenta e crudele a un tempo. Questa appartenenza allo stesso destino porta ad amare le testimonianze squallide della vita borghese, come i terrazzi “pallidamente fioriti” e “i sonnolenti acquari televisivi”. Non ci sarebbe nulla che possa escludere il poeta se non la stessa chiusura da parte dell’altro, la paura che ci sovrasta.

La nota di speranza in apertura si estingue verso la fine del componimento; Raboni, poeta sociale per eccellenza, coglie l’attuale dimensione esistenziale: la paura verso l’altro. Vissuto nel passaggio da una società ricca di voglia di partecipazione, il poeta esprime l’atmosfera emergente dagli anni ’70, quelli del terrorismo, e dagli anni’80, quelli del consumo individualistico e portatore dell’indifferenza.

Nella prima stanza, che si conclude con “santuari”, non collocata alla fine della frase, il ritmo è fornito dalla lettera “e”, dove vegliare riprende guardare (perché osservare è come custodire) e strade e rade forniscono un’assonanza comune. La seconda stanza termina semplicemente con una virgola, per non creare una cesura così come è avvenuto con la prima. La lettera “o” permette di giocare con le assonanze della parola sogno e avvia lievemente, con “amo”, alla terza stanza, articolata nei suoni, quasi a indicare il ripiego su se stessi.