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Author Profile

Alda Merini

Original biography in Italian.
Alda Giuseppina Angela Merini è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.
Source: Wikipedia(Full article→)

Poems

(original Italian text)

Manicomio è parola assai più grande da "La Terra Santa" 1984

Manicomio è parola assai più grande delle oscure voragini del sogno, eppur veniva qualche volta al tempo filamento di azzurro o una canzone lontana di usignolo o si schiudeva la tua bocca mordendo nell’azzurro la menzogna feroce della vita. O una mano impietosa di malato saliva piano sulla tua finestra sillabando il tuo nome e finalmente sciolto il numero immondo ritrovavi tutta la serietà della tua vita. Il manicomio è una grande casa di risonanza e il delirio diventa eco l’anonimità misura, il manicomio è il monte Sinai, maledetto, su cui tu ricevi le tavole di una legge agli uomini sconosciuta. Al cancello si aggrumano le vittime volti nudi e perfetti chiusi nell’ignoranza, paradossali mani avvinghiate ad un ferro, e fuori il treno che passa assolato leggero, uno schianto di luce propria sopra il mio margine offeso. Commento del 17 giugno 2024 Con poche parole incisive Merini esprime le peculiarità del manicomio, e più in generale di qualsiasi istituzione chiusa, autoritaria e coercitiva. Nel silenzio e nella solitudine risuona il dolore d’individui divenuti anonimi, costretti a urlare e ad agitarsi per farsi sentire: è un “monte Sinai, maledetto,” dove sono imposte regole sconosciute agli esseri umani. Sono la semplicità e l’asciuttezza dello stile a dare straordinaria forza espressiva ai tre brevi componimenti, all’interno di un approccio realistico: naturalismo ed evocazione si congiungono in una sintesi splendida. In brevi attimi il lettore crede di vivere la dimensione esistenziale del manicomio. Se nella prima poesia s’intravede un barlume di speranza, rappresentata dal canto lontano dell’usignolo e dalla mano pietosa del malato, dopo la parentesi biblica, l’ultimo sonetto pare una scena dantesca, dove “volti nudi e perfetti (…) paradossali mani avvinghiate ad un ferro” raffigurano un’intera umanità preclusa e abbandonata; Merini si eleva dalla sua esperienza personale per rendere la condizione del manicomio paradigma della sofferenza di tutte le vittime. Sono interessanti i riferimenti biblici: essi non indicano solo un elemento religioso che tornerà nella poesia di Merini, quasi a dare sollievo e a concedere serenità e rassegnazione, esprimono anche la protesta verso un Dio severo e privo di misericordia.

Tangenziale dell'ovest da "La Terra Santa" 1984

Tangenziale dell’ovest, scendi dai tuoi vertici profondi, squarta questi ponti di rovina, allunga il passo e rimuovi le antiche macerie della Porta, sicché si tendano gli ampi valloni e la campagna si schiuda. Tangenziale dell’ovest, queste acque amare debbono morire, non vi veleggia alcuno, né lontano senti il rimbombo del risanamento, butta questi ponti di squarcio dove pittori isolati muoiono un mutamento; qui la nuda ringhiera che ti afferra è una parabola d’oriente accecata dal masochismo, qui non pullula alcuna scienza, ma muore tutto putrefatto conciso con una lama di crimine azzurro con un bisturi folle che fa di questi paraggi la continuazione dell’ovest, dove germina Villa Fiorita. Commento del 30 ottobre 2024 Non è solo il manicomio centro di questa poesia; potremmo anche riferirci a una città, all’umanità intera, o, in modo ancora più metaforico, alla nostra coscienza. L’avvio è una tensione verso la libertà, la richiesta disperata di una porta aperta, che renda possibile un ampio orizzonte, almeno con gli occhi. Che senso ha il manicomio, dove non si curano i malati; luoghi di reclusione che non si possono risanare fisicamente e spiritualmente? Continuando nella metafora, noi, non malati di mente, potremmo dire che senso ha aspettare un mutamento da pochi e isolati soggetti: non c’è speranza di pace. Ed ecco un’immagine potente: i matti, noi, l’umanità tutta intera, che ci attacchiamo alle inferriate, ma non è che “parabola d’oriente (un sogno) accecata dal masochismo”; e così andiamo verso la catastrofe come se un demiurgo folle faccia del tutto, la città così come il mondo, un prolungamento del manicomio. Scritta nell’impronta del manicomio, non si poteva esprimere meglio la nostra condizione attuale. La poesia è articolata in quattro stanze, le prime due si aprono con “Tangenziali dell’ovest”, le altre due con “qui”; il contrasto tra una strada che apre all’orizzonte e un avverbio di luogo che riporta alla condizione umana, dà un’assonanza che caratterizza l’intera poesia, ben esprimendo il conflitto tra libertà e prigione. I versi sono generalmente delimitati da una virgola, indicando una separazione labile delle singole immagini all’interno di ogni stanza. Solo la prima stanza è chiusa da un punto, così da delimitare chiaramente l’avvio del componimento, caratterizzato da un afflato di speranza. Successivamente un punto e virgola chiude la seconda stanza, indicando come il passaggio dalla rassegnazione alla disperazione sia veramente sottile. Si percepisce il ricorso alla rima, in quell’alternanza di vocali similari in termini di “pronunzia”, anche se il ritmo si affida alla ballata, di medioevale memoria.