Manicomio è parola assai più grande da "La Terra Santa" 1984
Manicomio è parola assai più grande delle oscure voragini del sogno, eppur veniva qualche volta al tempo filamento di azzurro o una canzone lontana di usignolo o si schiudeva la tua bocca mordendo nell’azzurro la menzogna feroce della vita. O una mano impietosa di malato saliva piano sulla tua finestra sillabando il tuo nome e finalmente sciolto il numero immondo ritrovavi tutta la serietà della tua vita. Il manicomio è una grande casa di risonanza e il delirio diventa eco l’anonimità misura, il manicomio è il monte Sinai, maledetto, su cui tu ricevi le tavole di una legge agli uomini sconosciuta. Al cancello si aggrumano le vittime volti nudi e perfetti chiusi nell’ignoranza, paradossali mani avvinghiate ad un ferro, e fuori il treno che passa assolato leggero, uno schianto di luce propria sopra il mio margine offeso. Commento del 17 giugno 2024 Con poche parole incisive Merini esprime le peculiarità del manicomio, e più in generale di qualsiasi istituzione chiusa, autoritaria e coercitiva. Nel silenzio e nella solitudine risuona il dolore d’individui divenuti anonimi, costretti a urlare e ad agitarsi per farsi sentire: è un “monte Sinai, maledetto,” dove sono imposte regole sconosciute agli esseri umani. Sono la semplicità e l’asciuttezza dello stile a dare straordinaria forza espressiva ai tre brevi componimenti, all’interno di un approccio realistico: naturalismo ed evocazione si congiungono in una sintesi splendida. In brevi attimi il lettore crede di vivere la dimensione esistenziale del manicomio. Se nella prima poesia s’intravede un barlume di speranza, rappresentata dal canto lontano dell’usignolo e dalla mano pietosa del malato, dopo la parentesi biblica, l’ultimo sonetto pare una scena dantesca, dove “volti nudi e perfetti (…) paradossali mani avvinghiate ad un ferro” raffigurano un’intera umanità preclusa e abbandonata; Merini si eleva dalla sua esperienza personale per rendere la condizione del manicomio paradigma della sofferenza di tutte le vittime. Sono interessanti i riferimenti biblici: essi non indicano solo un elemento religioso che tornerà nella poesia di Merini, quasi a dare sollievo e a concedere serenità e rassegnazione, esprimono anche la protesta verso un Dio severo e privo di misericordia.