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Washington Square
RecensioneInglese

Washington Square

Il libro è ambientato nella New York di fine Ottocento. Catherine, figlia di un noto medico della città, viene corteggiata da un giovane, che è interessato alla sua dote. Il padre di Catherine si rifiuta e dichiara che non fornirà la ragazza della sua eredità. Si sviluppa una vicenda sentimentale, nella quale assume un ruolo importante la zia di Catherine, una donna che, per un’idea romantica dell’amore e anche per la futile ricerca di avvenimenti eccezionali, vorrebbe che la ragazza abbandonasse il padre e sposasse comunque il giovane. Dopo un viaggio in Europa con il padre, Catherine si rende conto che lui non ha nessuna stima di lei e decide di sposare il giovane anche contro la volontà del genitore. Ma il giovane, che sperava che il padre cambiasse idea, abbandona la ragazza in quanto sa di non potere accedere al patrimonio del medico. Passano gli anni, Catherine non si sposa e dopo la morte del padre si ripresenta il giovane, ormai uomo attempato, sperando di poter riprendere la vecchia relazione. Ma Catherine lo caccia via. Il tema di fondo del libro è la storia di una ragazza, che è oggetto delle aspirazioni e delle idee di altri. Il padre pensa che la figlia sia una ragazza stupida, priva di qualità e sino all’ultimo ha con lei un atteggiamento sprezzante, orientato più ad affermare la propria intelligenza e preveggenza (aveva capito sin dall’inizio che il giovane era alla ricerca della dote) che a pensare ai sentimenti della figlia. La zia è alla ricerca di emozioni che le riempiano la vita e non pensa che le sue azioni (la sua amicizia con il giovane, il suo tentativo di manipolare la ragazza ecc. ) possano fare del male sino al punto di rovinare la vita di Catherine. Il giovane è chiaramente un furfante, un personaggio vacuo, che cerca fino all’ultimo di utilizzare la ragazza per trovare una sistemazione, noncurante di ripresentarsi dopo tanti anni per ferirla ulteriormente. In tutta questa storia, emerge via via la personalità di Catherine, che trova la forza per assumere una posizione in solitudine, decisa a non venire a compromessi con nessuno, anche a scapito della sua felicità. Èstata e viene continuamente manipolata, il padre ha di lei unʼopinione fatta di stereopiti, ma lei vive la propria vita, ormai indifferente e in contrapposizione con gli altri. Al giovane, ormai uomo maturo, che le chiede se è arrabbiata, Catherine risponde: > no, non sono arrabbiata, la rabbia non dura in quel modo per anni. Ma ci sono altre cose. Impressioni che durano, quando esse sono state forti. Ma non posso parlare... Catherine riprese i suoi ferri a maglia, sedette con essi di nuovo, per la vita, come se fosse .

Henry JamesHarper & Brothers
We need new names
RecensioneItaliano

We need new names

Lʼautrice è nata in Zimbabwe e vive negli Stati Uniti dallʼetà di diciottʼanni. Il romanzo si sviluppa in questi due mondi, così diversi ma nella sostanza simili, perché in entrambi lʼindividuo è lacerato ed oppresso dalla violenza delle circostanze e degli uomini. La prima parte del racconto, senza dubbio la più riuscita, è ambientata in un villaggio dello Zimbabwe: > Paradise è un insieme di lattine distese al sole come una pelle di pecora bagnata e fissata sul terreno ad asciugarsi; le baracche hanno il colore fangoso di sporche pozzanghere dopo le piogge. Le baracche stesse sono orrende ma da qui esse sembrano molto meglio, quasi belle persino, come se guardassi un dipinto . Darling, protagonista e narratrice, ci accompagna in una susseguirsi di episodi, scene della distruzione materiale e morale del paese. È un racconto con gli occhi di una banda di ragazzini, i quali ritraggono con il gioco le drammatiche circostanze alle quali devono assistere. Quando due reporter della Bbc chiedono stupiti cosa stanno facendo, tra le tombe del cimitero del villaggio simulando la morte e la sepoltura, il capo della piccola banda risponde con altrettanto stupore: «non vedete che è la realtà?» Dʼaltra parte tramite il gioco i bambini riescono a liberarsi della rabbia, che opprime gli adulti, impotenti, come «un grosso, terribile cane senza denti». Ad un certo punto non resta che la fuga. > Guardali lasciare in frotte, i figli della terra, soltanto guardali lasciare in frotte. (...) Muoversi, correre, emigrare, andare, abbandonare, camminare, lasciare, in volo, in fuga; dovunque, in paesi vicini e lontani, in paesi mai sentiti, in paesi i cui nomi non sanno pronunciare. (...) Guardali lasciare in frotte malgrado sappiano che saranno accolti con diffidenza in quelle strane terre alle quali non appartengono, sapendo che dovranno sedersi su una sola natica perché non devono sedersi comodamente, per essere pronti ad alzarsi e andarsene, sapendo che dovranno parlare sottovoce perché le loro voci non devono sovrastare quelle dei nativi . Darling va in America, accolta da una zia. È sempre lei a raccontarci le vicende di una bambina, che diviene adolescente in un mondo che non è il suo ma lo deve diventare, per forza. Non è lʼ America che aveva sognato, quando viveva in Zimbabwe. > Questo posto non sembra la mia America, non è persino reale, E come se noi fossimo in una terribile storia, come se fossimo in qualche parte pazzesca della Bibbia, laddove Dio è occupato a punire gli uomini per i loro peccati e a renderli miserabili.(...) In America le strade sono come le mani del diavolo, come lʼamore di Dio, che raggiunge tutti, soltanto che la cosa triste è che queste strade non mi portano realmente a casa . La giovane Darling cresce come qualsiasi teenager americana di colore: si integra benissimo ma gli episodi che la coinvolgono, le amicizie e le persone che incontra, la riportano continuamente allʼ infanzia, ai compagni di gioco, alla sua terra natale. Un giorno, per tornare a casa, anche se solo via internet, si mette in contatto tramite Skype con sua madre, in Zimbabwe; risponde invece unʼ amica dʼinfanzia. Darling assume lʼatteggiamento tipico di noi occidentali verso lʼAfrica, che esprimiamo da lontano, comodi e tranquilli, la nostra solidarietà per le sofferenze di questi popoli. > Ma non sei tu quella che soffre (reagisce lʼamica). Pensi che guardare sulla Bbc significa che tu sai quello che accade? No non lo sai; (...) siamo noi che stiamo qui che sentiamo veramente la sofferenza, dunque siamo noi che abbiamo il diritto di dire qualche cosa (...) Se fosse il tuo paese, lo avresti amato per viverci e non lasciarlo. Dovevi combattere per esso (...) Tu lo lasciasti, Darling, mia cara, lasciasti la casa bruciare e hai il coraggio di dirmi con questo stupido accento (...) che questo è il tuo paese? (...) Il suo tono sarcastico (...) mi schiaffeggia in faccia, prendendomi di sorpresa. Sono così scioccata che non so cosa dire . Bisogna appartenere a qualche luogo, non si può restare in bilico fra troppi mondi, da estranei. Dobbiamo avere nuovi nomi, vivere intensamente nuove esperienze, farsi coinvolgere, sentirsi parte di qualche cosa. > Quando qualcuno parla della propria casa, devi ascoltarlo con attenzione perché così sai esattamente chi è . Questo libro, complesso e profondo, vuol dire anche qualcosʼaltro. Nelle ultime pagine Darling ricorda (o forse solo sogna) di quando bambini giocavano a prendere Bin Laden. Non era un gioco molto divertente per cui ad un certo punto la piccola banda si era interessata a un vecchio cane, solitario e scorbutico, e che stava al centro della strada. Quando improvvisamente sopravvenne un camion che investì lʼanimale, spappolandolo ma non uccidendolo subito. Ed è con questa terribile immagine, di lacerazione e di incomprensibile morte, che lʼautrice chiude il libro. Allora comprendiamo cosa significa il titolo del romanzo: abbiamo bisogno di nuovi nomi per parlare di popoli in fuga, per integrarci con altre culture e costumi, ma ci servono anche nuove parole per narrare la cieca violenza, che ci opprime e divide tutti, occidentali e non, accumunandoci in un comune destino. La scrittura è il pregio fondamentale di questo splendido libro. Lʼautrice si muove su due mondi, che sono distinti anche dal punto di vista stilistico. Nella prima parte la lingua inglese è mescolata con vocaboli e modi di dire della lingua nativa, per cui il lettore è portato ad immedesimarsi con i luoghi e la gente non solo dalla storia, ma soprattutto dallʼuso delle parole. Quando invece ci racconta dellʼadolescente Darling in America, lʼautrice ricorre spesso al gergo giovanile, senza trascurare anche la promiscuità linguistica delle differenti etnie che compongono il grande popolo degli immigranti. Cʼè, poi, una chicca stilistica, che indica la grande cura nella scrittura. Quando Darling parla in America della sua terra, non usa più il miscuglio creativo di parole inglesi e di quelle native: la graduale separazione dalla sua terra si rispecchia nella lingua, sempre più distante ed asettica. Si riflette quindi nella sua coscienza. Perché leggerlo? È un libro di grande livello, bellissimo.

Noviolet BulawayoChatto & Windus
Women in love
RecensioneInglese

Women in love

Il racconto si sviluppa all’interno di uno schema di relazioni tra quattro protagonisti: due uomini legati da un rapporto di forte amicizia, e due sorelle, entrambe giovani insegnanti. Il contesto storico è l’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento, caratterizzata dall’introduzione delle macchine, dal positivismo e dalla nostalgia di un mondo poetico, sintetizzato dalla campagna inglese. I due uomini si muovono all’interno dei ruoli attribuiti al maschio dalla società inglese. Birkin è un giovane romantico, che ricerca nella donna una compagna sottomessa (una moglie e una madre) ritenendo che la vera amicizia, indispensabile per la completezza di un uomo, sia quella con gli altri uomini. Si può dire che il suo riferimento è il Simposio di Platone, anche se non si spinge sino al rapporto omosessuale, che, anzi, quando proposto dall’amico, rifiuta gentilmente. Gerald è un giovane ingegnere, ricco imprenditore, che ha modificato radicalmente l’organizzazione delle miniere, di cui è proprietario, in contrasto con l’autorità del padre. Un fatto terribile della sua infanzia (ha contribuito senza volerlo alla morte del fratello), un rapporto difficile con il padre e una visione positivista del mondo, che contrasta tuttavia con una forte sofferenza interiore, operano a dargli unʼapparente sicurezza ma a ricercare nella donna il conforto e il sostegno. In lui l’amicizia maschile sconfina, in modo quasi palese, nella ricerca di un rapporto omosessuale. Se gli uomini sono un riferimento, chiusi come sono nel proprio ruolo sociale e nel proprio io, chi rompe totalmente gli schemi sono le due donne: e questo non perché spinte da unʼidea di emancipazione sociale, ma in quanto la sensualità e l’irrequietezza anche fisica contribuiscono a ribaltare l’idea della donna, moglie e madre. È Ursula, una delle sorelle, a circuire Birkin spingendolo in un rapporto sessuale, fortemente erotico anche per gli standard attuali, che forse l’uomo stesso non ricercava. E ancora Ursula che non vuole sposarsi, tergiversa e quando lo fa si mette in contrasto con i genitori. Più complessa appare la personalità di Gudrun: anch’essa è spinta da una forte sensualità, che si sublima in una ricerca intellettuale della libertà, di una vita fuori dagli schemi. Il suo rapporto con Gerald si sviluppa proprio in questa contraddizione: da un lato subisce una forte attrazione fisica, dall’altro lo disprezza per la sua prosaicità, per la visione tradizionale dei ruoli. Da questa contraddizione esplode poi il dramma finale, nel quale Gerald cerca di uccidere la ragazza e poi si uccide. Accanto ai protagonisti esiste la natura, che è parte integrante del racconto. È una sorta di panteismo, una natura vivente che si fonde con i protagonisti: > nient’altro opererebbe, nient’altro darebbe soddisfazione, eccetto questa freschezza e questo reticolo di vegetazione, che si introduce dentro il sangue. Comʼera fortunato che c’era questa piacevole, sottile vegetazione che interagiva, aspettandolo come egli l’aspettava; quale pienezza, quale gioia! . Ma la natura porta anche verso la dissoluzione, verso la morte. > Una piccola luna lucente brillava subito più avanti, una cosa brillante portatrice di pena, che era sempre là, eterna, dalla quale non c’era fuga. Egli (Gerald) voleva andare alla fine, non ne poteva più. Tuttavia non riusciva a dormire . La trama si sviluppa lentamente. All’inizio c’è la rappresentazione della piccola città inglese con la descrizione dei protagonisti. In realtà sembrano scene a se stanti, non inquadrate all’interno di una vicenda. Ciascuna di queste scene dovrebbe introdurre alcuni argomenti interiori, legati allo schema delle relazioni, che poi esploderanno nella seconda parte del racconto. Talvolta l’autore sviluppa alcune digressioni di filosofia sociale, utilizzando anche i protagonisti (in particolare Birkin) come espositori. La morte del padre di Gerald e la scena erotica di Ursula con Birkin rappresentano la svolta del romanzo che si dirige, sempre con lentezza, verso il matrimonio di Ursula con Birkin, la decisione di Gudrun di accettare la relazione d’amore con Gerald e infine il viaggio in Austria, tra la neve e il freddo. Qui la gelosia di Gerald per Gudrun, la presa di consapevolezza dell’uomo di non poter governare la ragazza e la decisione di quest’ultima di abbandonarlo portano il tutto alla tragedia finale. Lo scrittore scrive benissimo con uno stile pervaso nelle parole e nel ritmo della frase di un sensualismo panteista che ricorda D’Annunzio. I due autori sembrano molto simili anche nell’eleganza e nella ricercatezza del linguaggio.

Lawrence D.H.Thomas Seltzer