L'ha ucciso lei
Mohamed è emigrato dal Marocco in Francia per lavorare in fabbrica, una vita dura che gli ha permesso di crescere cinque figli. Essi gli sono ormai estranei perché integrati nella società francese, mentre lui è rimasto legato alle proprie tradizioni, sentendosi marocchino piuttosto che francese. La quotidiana fatica di unʼintensa vita lavorativa gli ha permesso di nascondere, innanzitutto alla propria coscienza, il disagio di una cultura che non condivide e il rifiuto dellʼintegrazione, della rassegnazione ai costumi occidentali. Giunge, però, lʼetà della pensione e non può più sfuggire ad una sensazione di malessere che ha sempre avuto: di essere «uno che non ha mai trovato il proprio posto». La maggior parte del breve romanzo è la narrazione di un percorso interiore. Mohamed cerca in tutti modi di dare un senso alla vita da pensionato francese, ma dovrebbe trascorrere le sue giornate al bar, > bere birra? Neanche per sogno. Guardare la Tv, seguire i risultati delle corse, fantasticare su quelle ragazze seminude che popolano i telefilm americani? O seguire il consiglio di un compaesano: trasferirsi al paese e prendersi una bella ragazza come seconda moglie. Nessuna delle due soluzioni è possibile. È troppo forte in lui il legame con la propria tradizione, la religione, la terra, i costumi del suo Marocco. La sua rettitudine e il suo senso del dovere famigliare non gli permettono, neanche, di offendere la moglie e di mettersi in contrasto con i figli. > Mohamed si incamminò, con i pugni chiusi nelle tasche. Pensava ai propri figli ed ebbe la sensazione di averli persi. Si sentì precipitare nel vuoto, scaraventato nel nulla come un sacco di macerie. Un sacco pieno di cose che non servono più. In questo sacco cʼera un ratto morto da tempo. E ne emanava un fetore insopportabile. Si disse, Io sono il sacco e il ratto, sono le pietre e il ferro arrugginito, sono lʼanimale che nessuno ama... Mohamed non esiste più. Più nessuno pensa a lui, invoca la sua presenza. È finita, è giunto al termine del lungo cammino . Ed allora Mohamed reagisce a questa angoscia nellʼunico modo che è immaginabile per lui, emigrato ed estraneo alla nuova patria: ritornare al proprio paese, costruire una grande casa in grado di accogliere tutta la sua famiglia. Ma come gli disse unʼombra che gli comparve dinanzi, questo edificio sarà > un luogo di penitenza per anime perse come te, stranieri che non sanno più chi sono né da dove vengono . Lʼultima parte del romanzo è, appunto, il racconto di questo percorso, che non può finire che con una morte solitaria, seduto in una poltrona che > sprofondava ogni giorno di più... solo la testa sporgeva ( sino a che) il quarantesimo giorno la terra inghiottì la testa.. (e) in pochi giorni la tomba si ricoprì dʼerba verdissima . E come se il Marocco lo riprendesse dopo una vita di esilio: un immagine tenebrosa ma bellissima. Il romanzo affronta alcuni temi tradizionali della condizione dellʼemigrato, in bilico tra la terra dʼorigine e il paese di accoglienza. La pensione è lʼelemento scatenante per uomini che nel lavoro hanno trovato il modo per nascondersi quel profondo disagio esistenziale, che deriva da una condizione sempre più isolata, se non in contrasto, con le nuove generazioni. È molto interssante che tutto il racconto ruoti intorno al rapporto intergenerazionale, piuttosto che affrontare scontate problematiche culturali e sociologiche. Lʼelemento peculiare del romanzo è la figura di Mohamed. Non cerca scappatoie e mezze misure, ma affronta, caparbiamente e miseramente, la propria estraneità rispetto alla società francese e il sogno di un ritorno alla propria cultura. Ma allora a chi si riferisce lʼautore con quel Lei del titolo: alla nostalgia per la sua terra che lo ha ucciso o, invece, proprio alla rettitudine di Mohamed che lo porta a non accettare compromessi? Scritto molto bene, è un peccato che si senta unʼimpronta intellettualistica, che toglie sincerità alla narrazione. È troppo forte il salto tra gran parte del libro, fatto di introspezioni psicologiche, e la parte finale, onirica e surreale. Perché leggerlo? È scritto molto bene, lʼautore si perde, tuttavia, nei meccanismi psicologici del protagonista.
Harry Potter & the Philosopher's Stone
Harry Potter vive presso gli zii, una prosaica famiglia borghese, la quale odia soprattutto che > si parli di qualcosa che non dovrebbe essere, non importa se sia in un sogno o persino in un cartone animato, (...) potrebbe essere una idea pericolosa . Come nella favola di Cenerentola Harry è trattato malissimo dagli zii, è oggetto degli scherzi stupidi e brutali del cugino, insomma è una vittima perché rimasto orfano di genitori considerati eccentrici e dei quali è meglio non parlare. Iniziano ad arrivare strane lettere: invitano Harry ad un college per streghe e stregoni. Lo zio distrugge la posta, ma essa continua ad arrivare; allora fugge con la famiglia in luoghi irraggiungibili; tutto è inutile, misteriosamente la posta arriva ovunque. Deve accettare che il nipote sia stato ammesso in una scuola dove si insegna «ciò che non dovrebbe essere»; deve persino accompagnarlo al marciapiede «nove e tre quarti», il binario che non cʼè. La prima parte del libro è tutta giocata sul paradosso, tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere, che spesso noi vorremmo che fosse e lo viviamo con la fantasia. È la parte migliore del romanzo. Da quel momento in poi seguiamo Harry nella sua particolare scuola, dove si insegnano le arti magiche, i segreti delle streghe, dove però operano i meccanismi di ogni collegio: le rivalità, le amicizie, la disciplina e come infrangerla, gli insegnanti severi, quelli indulgenti, i simpatici e gli antipatici. Il collegio, un tenebroso castello, nasconde un mistero: un cane a tre teste difende una Pietra Filosofale, il possesso della quale dà lʼimmortalità e fornisce poteri tali da conquistare il mondo. Harry sospetta che un insegnante se ne voglia impossessare per darla a Voldemort, il signore del Male, il cui nome nessuno osa pronunciare, tanta è la paura. Avventure, pericoli, atti di coraggio mettono a dura prova Harry e il suo gruppo di amici; alla fine ci sarà un colpo di scena, con uno scontro diretto tra Harry e Voldemort. Come ha fatto il ragazzo a resistere alla forza del male? > Se cʼè una cosa che Voldemort non può comprendere, è lʼamore. Non capì che lʼamore, potente quale era quello di tua madre per te, avrebbe lasciato il suo proprio segno , ha dato a Harry una protezione per sempre. Ed ancora, > soltanto uno che voleva trovare la Pietra, trovarla, ma non usarla, sarebbe stato capace di prenderla . Lʼautrice mescola abilmente gli elementi magici e quelli avventurosi con un ambiente familiare agli adolescenti, qualʼ è la scuola. Il ritmo narrativo non è così intenso e sorprendente come ci si aspetterebbe, anche perché si è consapevoli che il pericolo è solo apparente e si risolverà sempre per il meglio. Il ruolo salvifico del super mago Dumbledore appiattisce lʼautonomia di Harry, aiutato eccessivamente da forze e da personaggi al di sopra di lui. Il libro non riesce ad essere fino in fondo un romanzo di formazione, in quanto il giovane protagonista non diviene totalmente adulto. Se si confronta «Harry Potter» con, «Lʼ Isola del Tesoro», colpisce la differenza tra Jim ed Harry: il contesto è sempre eccezionale, ma il primo ne esce uomo, il secondo resta un adolescente, subalterno ai grandi. Forse per questo che i ragazzi leggono Harry Potter e non il grande libro di Stevenson? Perché possono illudersi che ci sia qualcuno o qualcosa che li aiuterà sempre nella vita? Il pregio principale del romanzo di Rowling è la scrittura: elegante, chiara, efficace, grammaticalmente perfetta. Il libro potrebbe essere usato tranquillamente per insegnare le forme più difficili della lingua inglese. Perché leggerlo? Un bellissimo inglese
How to get Filthy Rich in Rising Asia
Il romanzo si presenta nella forma di un manuale. Lʼautore immagina di insegnare come diventare ricchi in Asia, continente in profonda trasformazione. > Perché persisti a leggere i tanto incensati, ma così noiosi, romanzi stranieri... se non per il desiderio di capire quei paesi distanti che, a causa della globalizzazione, influenzano in misura crescente la tua vita? Che cosʼè questo tuo desiderio, nella sua essenza, se non una ricerca di auto apprendimento? . I titoli e la successione dei capitoli rispecchiano i momenti topici di una scalata sociale. Per ciascuno dei quali lʼautore offre le giuste istruzioni: abbandonare la campagna ed andare in città, istruirsi anche sulle spalle dei familiari, evitare di innamorarsi e di perseguire degli ideali, imparare a fare affari da un padrone e poi liberarsene senza scrupoli, essere pronti alla violenza, a venire a patti con la criminalità, a corrompere i burocrati e i militari, ricorrere ai debiti senza paura. > Indebitarsi è un modo per il piccolo per diventare grande, per il grande per essere enorme, una gloriosa astrazione, la promessa del domani oggi, si, una liberazione dal tempo..... indebitarsi è essere immortali . Splendida definizione del capitalismo rampante! Insomma, ci vuole tanto lavoro ma bisogna anche essere spregiudicati, disponibili alla truffa. È pur vero che in ciascuna di queste fasi ci sono alternative. La vita è una continua biforcazione tra ciò che si è diventati e ciò che si poteva essere. Per esempio, si poteva aiutare di più i propri genitori e fratelli rinunziando ad istruirsi, si poteva seguire la ragazza che si è poi amato, vanamente, per tutta la vita, oppure si poteva stare più vicino alla propria moglie e al proprio figlio per non perderli, per non farli diventare estranei. Uno stile lievemente ironico e apparentemente leggero conduce il lettore lungo le peregrinazioni del protagonista, il quale si dirige verso la ricchezza in modo risoluto ma con intima tristezza, come se fosse costretto dal destino, da una forza irresistibile. È lʼAsia, tumultuosa, violenta e ricca di opportunità: o si sta al gioco o si soccombe. > Attraverso le finestre del tuo ufficio vedi la tua città mutare intorno a te, scivolar via qualsiasi vincolo urbanistico e di pianificazione, profonde fondazioni e scheletri di edifici stanno occupando la terra che soltanto pochi anni fa una fotografia aerea avrebbe mostrato spumeggiante di opulenti ville barocche . Come capita spesso, al successo segue la caduta sociale, in questo caso la malattia e il fallimento. Il consiglio è di «focalizzarsi sui fondamentali»: ridurre le spese, rendersi visibili il meno possibile, accettare la sconfitta. E così fa il nostro protagonista e noi ci aspetteremo un declino sino alla morte, in totale solitudine. Così non avviene, perché il nostro autore offre una strategia dʼuscita, insperata benché inverosimile. Il nostro protagonista incontra la ragazza amata da giovane, la quale a sua volta ha raggiunto il successo per ritrovarsi tristemente sola. Lʼamore tanto vagheggiato diviene realtà nella vecchiaia ed entrambi capiscono che la vera felicità sta nel darsi allʼaltro, nel desiderare che lʼaltro «non sia solo». Ma allora il tutto si riduce ad una favola? Dʼaltra parte, > noi tutti siamo in fuga dalla nostra infanzia. E così ci rivolgiamo, tra le altre cose, alle storie. Scrivere una storia, leggere una storia, è come fuggire dal nostro stato di fuggitivi...cʼera un momento quando ogni cosa era possibile. E ci sarà un momento quando niente è possibile. Ma in mezzo noi possiamo creare . Il romanzo è un affresco di una delle possibili vite. Ne potremo pensare altre e, quindi, è giusto che lʼautore ci offra un lieto e tenero fine. Perché non è possibile immaginarlo? Se si legge il libro in inglese, emerge la peculiarità della scrittura, ricca di vocaboli inusuali, ma non di neologismi, e caratterizzata da una struttura sintattica complessa, talvolta difficile da seguire. Mohsin è senza dubbio uno scrittore raffinato, con una propria impronta stilistica. Dovrebbe, tuttavia, riportarla ad una maggiore sobrietà. Anche lui è dinanzi ad una biforcazione. Perché leggerlo? È molto piacevole.


