La foresta d'acqua
Un famoso scrittore settantenne, Choko Kogito, torna alla casa dell'infanzia per prendere visione della valigia dove sarebbero nascosti documenti in grado di rivelare i motivi del suicidio del padre. Siamo in una foresta sulle rive delle acque in cui il padre è annegato in una sera di tempesta. Choko visita il monumento voluto dalla madre in ricordo del tragico avvenimento. > Una grande pietra rotondeggiante spuntava dalla nuda terra, sembrava un frammento di meteorite. Quando mi avvicinai e provai a guardarla meglio -- assomigliava anche a uno strano ammasso vegetale verde d'acqua -- notai che recava un'iscrizione di appena cinque righe. (...) > Non hai preparato Kogii a salire nella foresta/ E come preso dalla corrente del fiume non tornerai mai più./ A Tokyo durante la stagione arida/I ricordi mi affiorano alla mente all'incontrario/Dalla vecchiaia fino agli anni dell'infanzia . I primi due versi furono scritti dalla madre e invitavano Choko a prepararsi alla morte, ma anche a predisporre alla fine della vita il nipote, gravato da una grave disabilità. E' un primo filo conduttore dell'intero romanzo: il pensiero della Morte, l'attaccamento disperato alla vita che si esprime con la > mancanza del coraggio necessario per tentare di scrivere il suo «ultimo lavoro» e sconvolgere la sua intera opera. Gli altri versi, dello stesso scrittore, segnalano l'altro tema, anch'esso tipico della vecchiaia: ritornare indietro agli anni dell'infanzia, misurarsi con la figura del padre, indagare le tante facce della Memoria. Affiorano alla mente altri romanzi come «Il giorno del giudizio» di Salvatore Satta o lo splendido «The cold eye of heaven» di Christine Dwer Hickey (si vedano le recensioni in questo sito). Kenzaburo non vuole scrivere un «romanzo dell'io», dove il soggetto è al centro della narrazione, parlando sempre di sé stesso e l'ambiente, le vicende e gli altri, sono solo un «io specchiante». Per non cadere nell'ego narcisistico così invadente nei nostri giorni, Kenzaburo ricorre al racconto da parte di altri e a rappresentazioni teatrali, e lo scrittore è uno spettatore, stupefatto e ammirato. Come in Dante, l'io narrante protagonista è in secondo piano, sovrastato dai personaggi e dagli avvenimenti. Questo preambolo pone in secondo piano la trama, che eppure esiste e irromperà alla fine del romanzo. Choko vuole raccontare l'annegamento del padre, cui, bambino, ha assistito inerme. Perché il padre si è ucciso? E perché Kogii, l'amico immaginario, lo attirava verso le acque? Che cosa racchiude la memoria? Dapprima, ogni cosa pare chiara, poi tutto si sfuma e svanisce, tra immaginazione e realtà. > D'un tratto vidi davanti a me decine di leucischi argentei, (...) e al di sotto di quel banco di pesci, avvolto nella fanghiglia sul fondo scuro, ebbi la netta sensazione di scorgere un grande corpo nudo.... mio padre! Il suo carattere fluttuava dolcemente, cullato dalla corrente sottomarina. E io, lì a guardarlo, cercavo di imitare i suoi movimenti. (...) Presi una scheda e scrissi: «amo mio padre disperatamente». Nella valigia non ci sono elementi per decifrare il suicidio del padre, Choko cade nella depressione, si chiude in se stesso, tratta male il figlio, persino potrebbe uccidersi. A salvarlo è una giovane attrice, Unaiko, che lo coinvolge nella sceneggiatura di un fatto risalente a metà dell'Ottocento. E' una rivolta di contadini capeggiata da una donna, la sommossa fu repressa nel sangue e la donna subì uno stupro di gruppo prima di essere uccisa. Pare un «innocuo» episodio da celebrare, quando Unaiko decide di dichiarare nel corso della rappresentazione che da bambina è stata violentata più volte dallo zio, potente funzionario, e il tutto è stato zittito. Si annuncia uno scandalo, si rivela l'ipocrisia della società giapponese, la realtà entra in scena e salva Choko. E' difficile sintetizzare in una recensione questo complesso romanzo. Accanto ai temi già indicati ce ne sono molti altri: il declino fisico dell'uomo e dello scrittore, che ricorda «Morte a Venezia» di Thomas Mann (si veda la recensione in questo sito); la disabilità e quindi il peso di avere un figlio «diverso»; la funzione catartica del teatro, che permette anche di demistificare uno dei testi fondamentali della letteratura giapponese moderna, «Il cuore delle cose» di Nutsemi Soseki (recensione in questo sito); il fascino magico della natura, tema tipico giapponese, e infine le trasformazioni sociali e culturali del Giappone contemporaneo, ancora in bilico tra tradizioni e modernità. Tanti argomenti sono presenti e forse troppi. Il lettore va avanti perdendosi nei meandri della narrazione, affascinato e affaticato. Al padre che gli parlava del «Grande dizionario dei caratteri cinesi» l'adolescente Kenzaburo Choko rispose: > se tutte le parole saranno in un dizionario, allora non sarà più possibile trovarne di nuove, e non ci sarà più alcun divertimento! Con un stile elegante e fluido, ricorrendo ad abili tecnicalità stilistiche, lo scrittore indaga numerose forme espressive, dall'epistolario al teatro, dalla musica alla lirismo onirico. E' un'ampia tastiera narrativa (impossibile individuare quella lessicale), di cui Kenzaburo si compiace troppo spesso, con il risultato di appesantire e allungare il racconto, facendo perdere di vista il nucleo centrale. Come dice lo scrittore stesso, sembrano «frammenti», come se non fosse più possibile l'unitarietà dell'Essere. Perché leggerlo? E' un flusso di coscienza con un "io" non invadente.
Frankenstein a Baghdad
Un vecchio rigattiere, ubriacone e ciarlatano, compone un cadavere con pezzi di corpi dilaniati dalle bombe, così frequenti a Baghdad durante lʼoccupazione americana, negli anni 2005 e 2006. Una vecchina vive in contemplazione di un quadro di San Giorgio, che le ha promesso, secondo lei, il ritorno del figlio, scomparso da venticinque anni nella guerra tra lʼIraq e lʼIran. Hasib, un giovane addetto alla sicurezza di un albergo viene ucciso dallʼesplosione provocata da un kamikaze di nazionalità sudanese. Non è possibile ricomporre il corpo e i familiari dovranno piangere una bara vuota, come avviene spesso a Baghdad, oggi. Ma lʼanima del giovane si impossessa del cadavere ricostruito dal rigattiere e gli dà nuova vita. È merito di San Giorgio, che in tal modo cerca di mantenere lʼimpegno preso con la vecchina, ingannandola a fin di bene? O > ciascun membro della famiglia sognò qualcosa riguardo Hasib, e quei sogni, assemblati e intrecciati insieme, si contemplavano a vicenda, (...) dando vita al corpo onirico di Hasib. (...) E alcuni di loro esagerarono con i sogni, spingendo con le proprie mani lʼaggrovigliata e compatta matassa onirica fino a molto lontano, più lontano di quanto potessero immaginare i familiari, gli amici, i parenti e i vicini di casa insieme, in un luogo che non sarebbe mai venuto loro in mente ? Superstizione, immaginazione, menzogne non sono altro che facce della storia, alle quali si finisce di credere, > dimenticando che erano solo bugie divenute vere in un qualche momento del passato . Quel che sia, un nuovo essere, denominato «Comesichiama» prende vita, agisce in un quartiere di Baghdad; e noi lo seguiamo nella sua vicenda: dapprima un vendicatore, che vuole > impartire punizioni esemplari, (...) per gli innocenti che non hanno alcun sostegno, a parte la propria anima che cerca di difendersi dalla morte ; alla fine un assassino, che uccide per poter rimanere in vita, rimpiazzando i pezzi in decomposizione (una mano, un occhio, le dita dei piedi...) con altre parti, ancora fresche. > Quella era la sua unica giustificazione, Non voleva decomporsi ed estinguersi. (...) Per questo si aggrappava alla vita, forse più degli altri, di quelli che gli concedevano le loro, di vita, e pezzi dei loro corpi, così, per paura . Comesichiama ha tanto da raccontare, ha i ricordi di tutti coloro che gli hanno dato pezzi di corpi, ma lʼunica persona che lo ascolta è la vecchina che crede che lui sia il fantasma del figlio scomparso. Ma anche lei non riesce a comprenderlo, è stanca, è ora di andare a dormire. > Perché non ti riposi, figlio mio? Vuoi che ti sistemi un materassino in cortile? gli disse per porre fine al suo monologo lungo e ramificato. Lui sentì che avrebbe voluto davvero (...) distendersi sul sottile materasso di cotone a guardare il quadrato del cielo e contare le stelle fino ad addormentarsi. Ma quella vita non gli era concessa . Così sintetizzato, il romanzo può sembrare una via di mezzo tra una storia macabra e un racconto metafisico, una rappresentazione dellʼodierna condizione esistenziale, in Iraq come altrove: lʼunico modo per ricomporre la propria frammentaria esistenza, individuale e collettiva, è depredare parti di altre, in un circolo vizioso che non ha fine, perché può sostenersi solo con un saccheggio continuo. Per fortuna, intorno al filone principale si sviluppano altre vicende, che non si capisce se siano di semplice contorno o se rappresentino invece il vero oggetto del libro: la vita di quartiere e i suoi abitanti; le traversie di un giovane e brillante giornalista, stritolato dagli ingranaggi del potere, delle donne e del facile guadagno; un oscuro dipartimento dei servizi segreti, che si affida ad astrologi e negromanti per fare previsioni riguardi agli attentati che insanguinano la città e scoprirne gli autori; ed infine lo scrittore stesso, casuale narratore della paura ormai diffusa, di > unʼimmagine che mutava e si moltiplicava in base al numero delle teste poggiate sui cuscini, nella notte, preoccupate e allʼerta . Molti personaggi e tante situazioni si alternano e si sovrappongono, tutte narrate con tratti ironici e paradossali, rendendo di fatto lʼintero romanzo una grande metafora del potere e di come > ci sono leggi che operano solo in circostanze precise, e quando accade qualcosa che obbedisce a queste leggi lʼuomo si stupisce e sostiene che si tratti di una cosa assurda, una superstizione o, nel migliore dei casi, un miracolo . Delicato, elegante, leggero ma non superficiale, intriso di nostalgia e di affetto per Baghdad, il romanzo è quasi perfetto; gli manca solo il ritmo narrativo. Il racconto si sviluppa lentamente, frammentandosi in troppi episodi e personaggi, confondendo il lettore, privandolo delle sorprese e nel contempo degli approfondimenti psicologici, che avrebbero dato spessore ai protagonisti. Perché leggerlo? È una lettura piacevole pur affrontando una realtà terribile.
Fuoco
Il libro fa parte di una collana che vuole trattare i temi sociali e civili attraverso il noir. In questo caso il contesto è la camorra. Leonardo è un imprenditore colluso con la criminalità. Per vendicarsi di un torto cerca di uccidere una persona protetta da un potente capo clan ed è quindi costretto alla fuga, insieme con la figlia ignara del vero lavoro del padre. Si rifugia momentaneamente in un villaggio turistico in Salento. In parallelo, si sviluppa unʼaltra storia: Lu è un ragazzo difficile, che il padre manda per alcuni giorni presso alcuni parenti, sempre in Salento, vicino al villaggio turistico, dove alloggia Leonardo con sua figlia. Tra questʼultima, di nome Cecilia, e Lu comincia una storia dʼamore. Nel frattempo, per difendersi, Leonardo prende contatto con un altro capo clan, acerrimo nemico del primo camorrista. Mentre Leonardo sprofonda sempre più nella collusione con la criminalità, tanto da partecipare al tentativo di incendio di un bosco vicino al villaggio turistico, Cecilia si rende sempre più conto della vera vita del padre, che credeva onesto. I camorristi rapiscono Leonardo e Cecilia, ma lʼintervento di Lu salverà la ragazza e lʼamore farà trovare al ragazzo un equilibrio psichico che prima gli mancava. Il romanzo intreccia molti temi: la storia criminale con il legame tra mondo degli affari e camorra, il disagio sociale dei giovani, lʼassenteismo dei genitori, sempre presi dai loro problemi e poco vicini ai figli, lʼambiente come occasione di affermazione di potenza ( sono infatti inspiegabili le ragioni di incendiare un bosco se non quelle legate al prestigio e alla ricerca della visibilità da parte della criminalità). Il racconto si sviluppa con una certa leggerezza, con ironia senza calcare i toni. Ne risulta una lettura piacevole e accattivante, anche aiutata da un stile efficace e veloce. Perché leggerlo? È un libro che tratta in modo piacevole temi importanti di rilevanza sociale.


