Educazione siberiana
Nicolai Lilin viene dalla Transnistria ( terra di nessuno tra la Moldavia e lʼUcraina) e scrive in italiano. Appartiene a quegli autori dellʼimmigrazione, che stanno dando un contributo significativo al rinnovo della nostra letteratura, spesso così esangue. Ed infatti il romanzo trasborda di energia, di una vitalità e di una brutalità a stento controllate dai canoni e dai percorsi educativi che si generano allʼinterno delle comunità di appartenenza, al di là e al di fuori dello Stato. Il racconto si apre con alcune pagine, intense e sconvolgenti. Siamo in Cecenia e i soldati russi sono sfiniti: «andavamo avanti come le onde dellʼacqua.... combattevamo sempre, sempre». E proprio laddove massimo dovrebbe essere il rispetto delle regole e della gerarchia, un soldato, > appena il capitano gli ha girato la schiena... facendo una faccia strafottente ha sparato al prigioniero in testa e sul petto. Aveva sonno ed era stanco, come tutti noi . Seguono due lunghi capitoli, «il Cappello e il Coltello» e «Quando la pelle parla», nei quali lʼautore descrive, con puntiglio antropologico, le norme di convivenza e le modalità di comunicazione della comunità criminale siberiana, che fu costretta a trasferirsi dalla Siberia alla Transnistria. Traspare con forza la nostalgia di un mondo, reale o semplicemente vagheggiato: > sapevo con certezza che stavo vivendo la morte della nostra società e quindi cercavo di sopravvivere, passando attraverso questo grande vortice di anime, storie umane, da cui mi allontanavo ogni giorno sempre di più . Ad una narrazione che dà ancora sicurezza ( così come in un territorio governato dalla mafia ci si sente salvaguardati per quanto riguarda la piccola criminalità) seguono due capitoli nei quali lo scontro tra bande diviene pura violenza. In «Il giorno del mio compleanno», il protagonista, insieme con un amico, deve portare un messaggio ad un esponente di unʼaltra comunità criminale. È una semplice ambasciata, ma si traduce in scontri, combattimenti, tranelli, il tutto in un ambiente urbano degradato e abbandonato a sé stesso. E laddove ci sono coercizione, promiscuità e corruzione, come nel «Carcere Minorile», la violenza diviene sopraffazione morale, fisica e sessuale. Dallʼavvio del successivo capitolo ( quello decisivo per la formazione del protagonista) ci si aspetterebbe una nota di speranza, e forse di amore. Ksjusa è una fragile ragazza autistica, protetta dalla comunità siberiana in quanto donna e perché disabile. Ma subisce uno stupro di gruppo ed allora inizia la caccia ai violentatori: una lunga corsa per tutti i quartieri della città sino alla vendetta, inesorabile e sanguinolenta. Ma per il giovane protagonista è > impossibile sentire la pace. Era giusto punirli per quello che hanno fatto, però punendoli non abbiamo aiutato Ksjusa. Quello che mi tortura ancora è il suo dolore, contro il quale tutta la nostra giustizia è stata inutile . Lʼepilogo è «una caduta libera». Sembra che il protagonista sia riuscito a crearsi un futuro diverso, fuori dalla comunità criminale. Quando, arruolato a forza nellʼesercito russo, si trova risucchiato in una nuova spirale di violenza. Ma allora ciò che veramente serve nella vita è lʼeducazione siberiana. Non è chiaro quanto il romanzo sia autobiografico e quanto invece pura invenzione. Alcune battaglie tra le bande ricordano quelle narrate da altri autori russi contemporanei, come Elizarov di Il bibliotecario, così come le violenze sessuali nel carcere minorile rispondono a luoghi comuni sulla vita delle prigioni ed alcune descrizioni in questo contesto sono decisamente pornografiche ed esagerate. Ma che sia realtà o fantasia poco conta. Il messaggio è chiaro: la frammentazione della società moderna, le cui regole di convivenza sembrano radicarsi sempre più nelle comunità familiari e nelle logiche di clan piuttosto che nelle istituzioni statuali. In questa discesa verso un mondo medioevale ci sono rari momenti di serenità: il rapporto con la natura ( le scene di pesca sono le più suggestive), le amicizie tra i coetanei, il rapporto con la saggezza dei vecchi, il rispetto delle regole e dei rituali. È un mondo anti illuministico che si chiude in sé stesso. La descrizione minuziosa delle regole e delle diverse comunità criminali, la ripetitività degli episodi, alla fine scontati, la carenza nel ritmo narrativo e nellʼapprofondimento dei personaggi, in fondo stereotipi e spesso simili, sono tutti fattori che rendono noiosa la lettura. Si arriva a fatica alla conclusione del romanzo. Perché leggerlo? Stimola la riflessione sulla società moderna ma non avvince.
Emma
Emma è una giovane donna, determinata, indipendente, ma incline «a pensare un poʼ troppo bene di sé stessa». Vive in una cittadina della campagna inglese insieme con il padre: un vedovo fragile, timoroso delle novità e soprattutto di essere abbandonato dallʼadorata figlia. Dʼaltra parte perché sposarsi? > Se dovessi innamorarmi, in verità, sarebbe una cosa differente! Ma non mi sono mai innamorata; non è nel mio modo di essere o nella mia natura; e non penso che dovrei. E, senza amore, sono convinta che sarei una folle a cambiare una situazione come la mia; (...) e mai, mai potrei aspettarmi di essere così veramente amata e importante; così sempre prima e unica negli occhi di qualsiasi uomo come lo sono in quelli di mio padre . Non sono solo lʼorgoglio e il voler essere padrona di sé stessa, è anche il suo ideale di marito: alta integrità, aderenza alla verità e ai principi, disprezzo dellʼinganno e delle piccolezze. Si manterrà fedele a questi criteri, con tanta sicurezza affermati e vissuti? In parte. La storia inizia con la decisione della governante, Mrs. Weston, di sposarsi e di lasciare la casa dove per tanto tempo è stata al servizio. Se il padre è sconvolto, per Emma significa perdere lʼunica persona con la quale ha potuto confidarsi, lʼunica che riusciva in qualche modo a frenare il carattere della ragazza, sensibile, riflessivo ma anche caparbio e deciso ad imporsi agli altri. Ci sarebbe anche il cognato, Mr. Knightely, la conosce fin da bambina, ma con lui è un continuo battibecco, un perenne confrontarsi da differenti punti di vista. Emma incontra Harriet Smith, con la quale stringe una intensa amicizia. Ma se > Mrs. Weston era oggetto di rispetto , che aveva le basi nella gratitudine e nella stima, Harriet sarebbe stata amata come una alla quale lei poteva essere utile. Per Mrs. Weston non cʼera niente da farsi; per Harriet ogni cosa . Harriet è priva di dote e proviene da un basso ceto sociale, ma non per questo si deve degradare a sposare qualsiasi pretendente! Con una bella dose di presunzione e di imprudenza Emma convince la docile Harriet a non sposare Martin (un modesto fittavolo!) e ad ambire alla mano di Mr. Elton, il vicario della piccola città. Quando Mr. Elton, rifiutato dalla stessa Emma (ma allora perché è il giusto marito per lʼamica?) si sposa con una ragazza vacua e superficiale, ma con un bel patrimonio, Emma consola Harriet, facendole presente che Elton non era poi un uomo così affidabile. Compaiono due nuovi personaggi: Jane, una bella ma sofferente ragazza, la quale viene a vivere con la zia ed ha come unica prospettiva quella di andare a fare la governante presso famiglie benestanti; Frank, figlio del marito di Mrs. Weston, e che vive presso una zia, ricca e autoritaria. Emma cerca di stringere amicizia con Jane (unʼaltra ragazza da gestire?), ma viene in qualche modo respinta e tenuta distante. Nei pochi giorni che sta presso il padre, Frank riesce a fare la corte ad Emma e poi ad Harriet. Se Emma, dapprima compiaciuta ed intrigata dal giovane intuisce che cʼè qualcosa di falso nel comportamento di Frank, sembra la volta buona per Harriet, almeno così pensa Emma, la quale convince in tal senso lʼamica. Inutilmente Mr. Knightley la mette in guardia, facendole presente il debole carattere di Frank, ma ancora una volta Emma testardamente non si attiene al ben più saggio giudizio dellʼamico. Proprio durante uno di questi colloqui, spesso puntigliosi e contrastati, avviene un fatto premonitore. > Con un piccolo movimento, ben diverso dalla comune amicizia, (...) Mr. Knightley le prese la mano, se non era stata lei stessa a fare il primo gesto non lʼavrebbe potuto dire, ella poteva, forse, averla piuttosto offerta . Muore la zia di Frank ed allora il giovane, libero da costrizioni, confessa che era segretamente fidanzato con Jane e che il suo presunto corteggiamento per Emma e per Harriet era stata solo un modo per distogliere lʼattenzione dal vero oggetto del suo affetto. Ecco il motivo del malessere di Jane, la falsa situazione nella quale si trovava. Emma è dispiaciuta per Harriet e si rende conto di aver sbagliato ancora una volta nelle sue valutazioni, ma è profondamente offesa per il comportamento nei confronti di Jane, si è dovuta prestare allʼinganno per la mancanza di coraggio e di dignità di Frank. Dʼaltra parte > si potrebbe ben dire che il mondo non è della donna, le sue regole non sono le sue . Per Emma cʼè una sorpresa. Quando va ad informare Harriet della vicenda, scopre che lʼamica è innamorata di Mr. Knightley ed è convinta di essere ricambiata. Emma dovrebbe essere felice, perché allora sente un senso di dispetto, di sottile gelosia, di perdita dellʼoggetto amato? > Quale cecità, quale pazzia lʼaveva condotta! Ciò la colpì con una forza di travolgente sofferenza! Emma scopre di amare e di aver sempre amato lʼamico, e quindi qualʼ è la gioia quando Mr. Knightley, dapprima timidamente e poi sempre più sicuro, le confessa che lʼama anche lui e che la vuole sposare. Ma Harriet è di nuovo ingannata? Nessun problema, Emma con un sotterfugio la manda a Londra dalla sorella, per togliersela di torno, e poi, quando infine la deve affrontare, apprende che Harriet lʼha sempre ingannata, ha sempre amato Martin, che ha continuato a vedere, nonostante Emma. Tutto finisce bene, ma cosa resta dellʼindipendente ed orgogliosa Emma? Andrà ad abitare con il padre e con Mr. Knightley, chiudendosi nella dimensione familiare, tipica della donna. Ed anche le amicizie femminili, quella per Harriet in particolare, si muteranno in semplici superficiali conoscenze, è difficile portarle avanti quando si ama un uomo. È un romanzo molto articolato, anche troppo lungo e complesso, nella trama così come nella scrittura. Il fulcro è sempre lʼindipendenza della donna, con alcuni elementi distintivi rispetto ad altri romanzi dellʼautrice. Se negli altri libri il contesto, la cittadina, la piccola borghesia del primo ottocento, la campagna inglese, sono di sottofondo, qui sono al centro della narrazione. Basti pensare al secondo volume: le conversazioni superficiali, gli incontri salottieri e le scampagnate forniscono lʼimmagine di una società vacua, bigotta, molto attenta alle apparenze e ai patrimoni. Sembra di leggere i «Guermantes» di Marcel Proust e, come in questo volume della Ricerca, i dialoghi senza fine sono altrettanto noiosi, prolissi e inconcludenti. Un altro aspetto che accumuna il romanzo allʼopera di Proust è il tema della discrepanza tra ciò che si immagina e la realtà. «Me stesso creai ciò che vidi», cita ad un certo punto Mr. Knightley; ed infatti Emma immagina situazioni che si rivelano ben diverse da quelle costruite dalla sua fantasia. Rivolgendosi ad Harriet, esclama Emma «o Dio! come non lʼho mai vista!». La storia si sviluppa lentamente, senza ritmo narrativo, senza azioni. Predominano i dialoghi, spesso ripetitivi. Solo a tratti sono approfonditi i personaggi, i quali ruotano tutti intorno ad Emma, senza però completarla e spiegarla. La sintassi è estremamente difficile e tortuosa, quasi che lʼautrice abbia voluto mostrare la sua abilità nella scrittura e nel possesso dellʼinglese «colto». Perché leggerlo? Vale la pena leggerlo se si vuole avere una visione completa degli splendidi personaggi di Austen; in caso contrario è meglio non prenderlo in mano perché è lungo, difficile e prolisso.
Eneide
Il poema racconta il viaggio di Enea verso lʼ Italia e la guerra che dovette affrontare > per poter fondare la sua città e introdurre nel Lazio i Penati, dando origine alla stirpe latina, ai padri albani e alle mura eccelse di Roma ( libro primo). Il poema si divide in due parti. La prima, che parla della peregrinazione sino allʼarrivo sulle coste laziali, riprende la struttura dellʼOdissea, mentre la seconda, che narra dello scontro con i Latini, ha come riferimento lʼIliade. Il poema è molto complesso, in quanto esistono diverse chiavi di lettura, che coesistono sovrapponendosi. Innanzitutto lʼEneide è il canto di un destino già scritto: porre le basi per lʼedificazione di Roma. A questo disegno devono sottostare tutti, sia gli uomini che gli dei. A differenza di quanto avviene nei poemi omerici, la dinamica che si sviluppa tra gli dei, ed in particolare lo scontro tra Giunone, nemica di Enea, e Venere, madre protettiva dellʼeroe, è solo apparente. Nellʼultimo libro, il dodicesimo, Giove si rivolge a Giunone: > quale sarà la fine, sposa mia? che resta? Sai bene, e devi sapere, che nume tutelare della patria, Enea al cielo è dovuto e dai fati elevato alle stelle. Che vuoi? Con quale speranza ti aggrappi alle gelide nubi? LʼEneide è il poema della storia dellʼumanità ( in termini filosofici potremo dire dellʼEssere che si fa nella storia) e non degli individui. Al di sotto della provvidenza, la vita freme, tuttavia, e vuole uscire allo scoperto. A rompere gli schemi sono soprattutto le figure femminili. Didone, le donne troiane che rifiutano di continuare il viaggio, Amata, madre di Levinia, la sposa destinata ad Enea, Camilla, la donna guerriera, e Giuturna, sorella di Turno, il nemico che deve soccombere. Sono donne che rifiutano il destino con un furore che cresce e si diffonde attraverso una progressiva perdita di controllo sino allʼautodistruzione. La furia di Amata viene descritta da Virgilio con la celebre metafora della trottola ( «come, scagliata da una frusta, scorazza una trottola» nel libro settimo), mentre le grida di Didone urlano il tradimento dellʼamore e della fiducia: > speravi dunque di poter nascondere il misfatto, maledetto, e allontanarti senza cenno dalle mie terre? Non valgono lʼamor mio o la mano che un giorno ti diedi a trattenerti? O Didone, che di una fine atroce morirà? . ( libro quarto); e Giuturna, che, riconoscendo la sua impotenza a salvare il fratello, chiede di morire, lei immortale: > ma quale mai bene dolce mi sarà, fratello, senza di te? Vʼé voragine tanto profonda che per me possa aprirsi, sommergendo una dea nei mortali abissi? Detto questo, tra lunghi gemiti, sʼavvolse il capo nel ceruleo mantello e in fondo al fiume si nascose .( libro dodicesimo). Enea stesso, talvolta, esce dal suo ruolo, di eroe ubbidiente al dovere, per mostrare di avere una individualità sua propria. Quando Vulcano gli regala una splendida armatura, già ornata delle future imprese di Roma, Enea si comporta, finalmente, come qualsiasi essere umano: > tutto ciò ammira Enea nello scudo di Vulcano, donato da sua madre e, ignaro degli eventi, si bea delle immagini, sollevando sulle spalle la gloria e i fati della stirpe ( libro ottavo). Un altro tema importante, e particolarmente moderno, è la guerra. Virgilio, a differenza di quanto avviene nellʼIliade, si sofferma sulla crudeltà della guerra anche mediante una descrizione minuziosa degli effetti sui corpi dei colpi impressi dai guerrieri. Ma ciò che interessante è che la guerra viene spiegata come la conseguenza della debolezza del re Latino, che, pur consapevole dellʼesigenza di allearsi con Enea, accogliendolo come genero, si ritrae in disparte lasciando che gli eventi vadano per conto proprio. > Travolti dalla tempesta, in balìa del destino ahimè siamo. Di tutto ciò con sacrilego sangue, esclama, voi, voi, sciagurati, pagherete il fio. Per me si approssima la quiete: in vista dellʼultimo porto di tutto mi spoglierà una felice morte. Altro non disse, si chiuse nel palazzo e degli eventi abbandonò le redini . ( libro ottavo). La guerra è sempre dovuta alla debolezza di chi vuole la pace ma non sa opporsi. La prima chiave di lettura, quella della realizzazione di un destino già segnato, è così dominante da rendere spesso pesante e noiosa la lettura.La traduzione di Mario Ramous è splendida, così come è molto interessante il commento di Gianluigi Baldo. Perché leggerlo? Vale la pena per il profilo delle figure femminile e per alcuni episodi, apparentemente marginali, come lʼamicizia eroica di Niso ed Eurìalo.


