Archivio Libri

The invention of solitude
RecensioneInglese

The invention of solitude

Si tratta di un libro sulla memoria, che è come > un posto, una sequenza di colonne, di cornici, portici. Il corpo all’interno della mente, andare da un posto all’altro, e il rumore dei nostri passi quando camminiamo, movendoci da un posto al prossimo . L’occasione per parlare della memoria è costituita dalla morte del padre dello scrittore (la prima parte del libro): un uomo che è vissuto sempre in modo solitario, non fisicamente ma perché in qualche modo separato da quanto succedeva intorno a lui. Lo scrittore ricorda la vita del padre, alcuni episodi e risale indietro sino a richiamare l’uccisione del nonno da parte della madre del padre. Ed emerge come il ricordo sia un insieme di frammenti e di immagini che si cerca di conservare: «l’aneddoto come forma di conoscenza». Può lo scrivere su una persona cara riportarla alla memoria e permettere di conoscerla meglio e di conoscersi meglio? Il libro è anche la ricerca di un padre che non si è conosciuto sino in fondo, il racconto di una profonda nostalgia ma anche di una scoperta. > La rampante, totalmente mistificante forza della contraddizione. Capisco adesso che ogni fatto è annullato da un altro fatto, che ciascun pensiero si porta un altro e opposto pensiero. Impossibile dire qualche cosa senza riserve . Come tutti i libri di Auster è scritto in un inglese elegante e chiaro, in un contesto paradossale, che contribuisce a scavare i sentimenti e gli stati d’animo, muovendosi al confine con la filosofia.

Paul AusterFaber & Faber