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All Our Names
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All Our Names

Il protagonista è un giovane etiope; il desiderio adolescenziale di lasciare il proprio sperduto villaggio lo spinge a scegliersi uno scopo ed una città: diventare un grande scrittore a Kampala, che, pur essendo capitale dellʼ Uganda, come lui «non apparteneva a nessuno e nessuno la poteva reclamare». È quindi un non luogo, dove il ragazzo nasconde, dimentica o semplicemente abbandona i venticinque nomi con i quali veniva chiamato nel suo villaggio. A Kampala conosce lʼamico. > Isaac ed io diventammo amici come due cani randagi si trovano insieme seguendo la stessa traccia ogni giorno alla ricerca di cibo e di compagnia . Entrambi sono inesperti della vita urbana, ma Isaac ostenta sicurezza e prende sotto la sua ala protettiva il protagonista, ingenuo, fragile e troppo sognatore per sopravvivere da solo in una metropoli violenta e caotica. Non avendo più nomi, Isaac dà al ragazzo diversi nomignoli (ben tredici), tutti legati alla sua aria di intellettuale e di letterato. Dapprima i due giovani frequentano il campus universitario, una sorta di "oasi > in un paese sempre più dilaniato dagli scontri tra opposte fazioni, che sfociano presto nella dittatura e nella repressione. Se prima agli studenti era permesso esprimere il dissenso, poi le manifestazioni vengono proibite e soffocate nel sangue. Per il protagonista la situazione è particolarmente grave perché è uno straniero; Isaac deve intervenire più volte a salvarlo e a nasconderlo in posti sicuri. La lotta politica è ormai una guerra tra bande. Isaac, sempre più misterioso per la vita che conduce e le amicizie che frequenta, si mette al servizio di un capo clan. Il protagonista assiste inorridito a violenze, fucilazioni, veri e propri eccidi. Ma soprattutto è sconvolto dalla trasformazione dellʼ amico: da ragazzo un poʼ provocatore e un poʼ goliardico, Isaac si rivela un cinico assassino, un abile manipolatore di uomini, un opportunista senza scrupoli, forse persino un doppiogiochista. Ma chi è veramente Isaac? Cosa sappiamo di lui, del suo passato? La situazione precipita ed allora Isaac fornisce al protagonista un passaporto e un biglietto dʼaereo, per fuggire negli Stati Uniti. In questo modo gli dà anche un nome: il suo. Il ragazzo, ora Isaac, ha un visto provvisorio come rifugiato politico e viene seguito dai servizi sociali, in particolare da una giovane assistente, Helen. Nasce una storia dʼamore, ma si può amare qualcuno del quale non si conosce il passato? Durante la loro tormentata relazione Isaac le chiede che cosa può fare per lei: si, le dissi, promettimi che non scomparirai un giorno > . Ma così avverrà perché questo è il destino dei migranti, senza luogo e senza nomi: ciò che possono dire soltanto, promettendo di tornare un giorno, è che nessuno si sarà mai amato più di quanto abbiamo fatto noi. Per semplicità espositiva la trama è stata presentata secondo una possibile sequenza logica: prima le vicende dellʼUganda, poi la relazione dʼamore in America. In realtà lʼautore non sviluppa il romanzo in questo modo; la narrazione è portata avanti mediante due storie parallele: nella prima il narratore è il protagonista e lʼoggetto lʼamicizia con Isaac, nella seconda il narratore è Helen, che racconta il suo rapporto con il protagonista. Solo nelle ultime righe le due vicende si sovrappongono, quando scopriamo che la frase che il falso Isaac dice ad Helen nel momento dellʼaddio fu scritta dal vero Isaac in un foglietto per il protagonista. Ci viene il dubbio che lʼamore per Helen sia della stessa pasta dellʼamicizia tra Isaac vero e quello falso: legami straordinari in un epoca in cui le relazioni tra esseri umani sono come quelle di due uomini che si incontrano inaspettatamente nel mezzo di un deserto dopo aver viaggiato così a lungo da cominciare a credere che il mondo sia inabitato > .. Ma che cosa vuol dire questo strano romanzo? Comunica un senso di sradicamento, quella speciale solitudine che viene dal fatto di non avere niente che sia veramente tuo«, che spinge Helen a frugare nella stanza di Isaac per»cercare prove della sua esistenza > . Questo sradicamento ha un suo fascino oscuro perché ci dà un mondo senza peso«, che permette di affrontare una realtà che»ti rompe a pezzi lentamente«e di superare la paura di»ciò che verrà dopo. È un libro interessante. È tuttavia rovinato da un eccesso di intellettualismo, che si intravede in molti passaggi del romanzo e nella sua stessa impostazione complessiva: il ricorso alle due storie parallele frammenta il racconto, lo appesantisce inutilmente, facendo perdere ritmo narrativo e tensione emotiva. Il gioco quasi pirandelliano dei due Isaac è portato avanti in modo esasperato, senza peraltro riuscire a sorprendere il lettore, quando scopre che lʼIsaac di Helen non è il vero Isaac. Lʼautore ha voluto dare troppi contenuti ad una vicenda e ai suoi personaggi, quando sarebbe stato sufficiente narrarli nella loro spontaneità, nella loro vita reale di migranti del mondo". Perché non leggerlo? È noioso.

Dinaw MengestuHodder & Stoughton
All the Pretty Horses (Cavalli Selvaggi)
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All the Pretty Horses (Cavalli Selvaggi)

Due ragazzi, Grady di sedici anni e Rawlins di diciassette, si riposano sulle loro coperte da sella, dopo essere smontati dai cavalli. > La notte era fredda e chiara e le scintille emesse dal fuoco diffondevano calore e bagliori rosseggianti tra le stelle. Potevano ascoltare i camion là fuori sullʼautostrada e potevano vedere le luci della città riflettersi lontano nel deserto quindici miglia a nord. Cosa pensi di fare? chiese Rawlins. Non so. Niente , rispose Grady. Dopo trecento pagine, anche di difficile lettura, alla stessa domanda («dove è il tuo paese?) Grady risponde;» non so. Non so dove sia. (...) Toccò il cavallo con i suoi speroni e si mosse. Cavalcava mentre il sole gli rendeva il viso color di rame e il vento rossastro soffiava da ovest sulla pianura al tramonto e i piccoli uccelli del deserto cantavano tra le aridi felci; cavallo e cavaliere avanzavano e le loro lunghe ombre procedevano insieme come lʼombra di un solo essere. Passavano e impallidivano nella pianura al tramonto, verso il mondo a venire > Non cʼè un luogo dove fermarsi, non resta che muoversi, avendo due sole certezze: i cavalli e la grande pianura selvaggia. Il romanzo narra lʼavventura di un adolescente. profondamente solo e alla ricerca di sé stesso nelle grandi vastità di un West ormai travolto dalla moderna società americana. Noi siamo come erano i Comanches duecento anni fa. Non sappiamo cosa si mostrerà con la luce del giorno. Non sappiamo persino di quale colore sarà > . Così gli disse il padre, quasi ad invitare Grady a partire, forse a fuggire. E il ragazzo intraprende un lungo viaggio a cavallo, insieme a Rawlins. Si inoltrano nelle grandi distese verso il Messico, dentro un nugolo di stelle, così che cavalcavano non sotto ma tra di esse (...), come ladri nuovamente liberi in quel nero elettrico, come giovani ladri in un giardino luminoso, male equipaggiati contro il freddo e diecimila mondi da scegliere > . Durante il percorso incontrano Blevins, un ragazzino di tredici anni, a cavallo, solitario, forse in fuga. Si rendono conto che potrà essere fonte di guai: è impulsivo, testardo, senza giudizio, ancora un bambino. Lo accolgono tra di loro e dopo averlo sfamato, Blevins cominciò a togliersi i vestiti e a camminare nudo sul prato, e, passando accanto ai cavalli, si immerse nellʼacqua. (...) I cavalli lo guardavano > . Il ragazzino si ubriaca e si fa rubare il cavallo da un gruppo di messicani; poi coinvolge i due amici per cercare di recuperare lʼanimale e il tutto finisce in una sparatoria e in un inseguimento, dal quale Grady e Rawlins si salvano a stento, perdendo comunque le tracce di Blevins. I due giovani sembrano trovare un posto sicuro e un lavoro in una grande hacienda > ; Grady si fa apprezzare per le sue eccezionali doti di domatore di cavalli selvaggi, conosce anche la figlia del padrone, con la quale ha una storia dʼamore. È una situazione piena di rischi, lui povero vaccaro innamorato di una ricca ereditiera. Ed infatti Grady e Rawlins vengono arrestati dalla polizia messicana e vengono accusati di essere complici di Blevins, che incontrano nuovamente in carcere e che avrebbe ucciso un uomo. Nel trasporto dal posto di polizia al carcere Blevins viene ucciso; nella orrida prigione messicana i due giovani vengono aggrediti e pugnalati, e solo lʼ intervento della zia della ragazza, della quale si è innamorato Glady, li salva dallʼinferno nel quale si sono cacciati. Sembrerebbe che siamo giunti alla fine dellʼavventura, ma Grady vuole riprendere i cavalli e di conseguenza il romanzo si conclude con uno scontro a fuoco, nel quale il giovane recupera gli animali. Dʼaltra parte cosa cʼè di più bello e di più vero di un cavallo? Quella notta sognò di cavalli in un terreno su unʼalta pianura dove le piogge primaverili avevano fatto crescere il prato e i fiori di campo e i fiori si diffondevano tutti blu e gialli per quanto poteva vedere nel sogno era tra i cavalli in corsa e nel sogno lui stesso poteva correre con i cavalli (...) ed essi correvano lui e i cavalli insieme fuori nellʼalta terra dove il terreno risuonava sotto gli zoccoli al galoppo (...) in una risonanza che era come una musica..." È una storia circolare, nella quale la trama non ha un vero sviluppo, ma ritorna sempre su stessa, ossia sulla figura di Grady, la sua solitudine e disperazione. I personaggi sono descritti in modo superficiale, in alcuni casi sono incomprensibili. Se si vuole apprezzare il romanzo, bisogna focalizzarsi sul contrasto tra lʼessenzialità dei dialoghi tra Grady e Rawlins, scarni e minimalisti e per questo espressivi della loro condizione esistenziale, e la descrizione dei cavalli e dei magici paesaggi della grande pianura selvaggia. Predomina sempre, tuttavia, un livello di dettaglio, che appesantisce la narrazione e annoia il lettore. Per quanto riguarda le prolusioni sulla storia messicana stendiamo un velo pietoso. Perché non leggerlo? È prolisso, lungo e sconclusionato.

Cormac McCarthyPicador
American Rust
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American Rust

Paul Krugman, un economista americano Premio Nobel, inizia il suo recente libro ( «End this depression now»), ricordando come la disoccupazione sia «un immenso disastro umano» non solo per le difficoltà finanziarie che ne derivano, ma perché possono essere devastanti gli effetti sulla propria dignità, sullʼauto rispetto, sul senso di controllo della propria vita. Ci si sente non più protagonisti e subentra un profondo disagio che nasce, come dice lʼautore di American Rust, «dalla pena di vedere il mondo cambiare senza te». Con questo romanzo lʼautore si è posto, appunto, questo scopo: narrare la deindustrializzazione di una città siderurgica attraverso gli occhi delle vittime, non tanto dei lavoratori che si sono trovati disoccupati, quanto dei loro figli, che hanno perso quellʼancoraggio sociale e psicologico che era stato dei loro padri. I protagonisti del libro sono due giovani, Isaac e Poe. Il primo, intelligente e sognatore, è figlio di un tecnico in pensione, che, dopo aver lavorato per molti anni in stabilimenti siderurgici, è oggi ridotto in una sedia a rotelle a seguito di un grave incidente di lavoro. Isaac ha rinunciato alle proprie aspirazioni (vorrebbe diventare un astrofisico) per assistere il padre mentre la sorella, altrettanto brillante intellettualmente, ha rotto con il passato, lasciando la città e diventando un avvocato di successo. Poe, invece, è stato un eroe a suo tempo, campione di football, ma si è ridotto a vivacchiare a carico della madre, una povera donna che vive in un caravan e mantiene la famiglia con un lavoro precario, presso una piccola sartoria. Il contesto è il declino di una città industriale, dipinto dallʼautore con tinte fosche, ma senza nostalgia, con descrizioni che mettono risalto la rovina delle fabbriche e degli edifici insieme con la riconquista da parte della natura di uno spazio non più dominato dallʼuomo. > La fabbrica era stata una piccola città... adesso stava come una antica rovina, le sue strutture sommerse da viti selvatiche.... le impronte di cervi e coyote attraversavano i terreni: cʼerano soltanto i segni umani di occasionali occupanti . Riaffiora un tema caro alla letteratura americana, anche quella contemporanea: il mito della natura selvaggia, di una società rurale, dove lʼuomo trova da sé, in piena libertà ed autonomia, i mezzi di sopravvivenza. Isaac ruba i risparmi del padre e decide di fuggire per inseguire i propri sogni, finalmente libero del passato. Prima di partire, si incontra con Poe, il suo migliore amico, che a suo tempo gli ha salvato la vita sventando un suo tentativo di suicidio. Decidono di passare lʼultima notte insieme in una fabbrica abbandonata. Ma qui si imbattono in un gruppo di teppisti, che Poe provoca con la solita sventatezza. Per salvare lʼamico, che rischia di essere assassinato o pesantemente picchiato, Isaac uccide uno degli aggressori. I due giovani si danno alla fuga. Poe viene accusato dellʼomicidio mentre Isaac fugge a piedi verso la California. Le vicende dei due giovani si dividono, senza che lʼuno e lʼaltro ne conoscono gli sviluppi, ma entrambi subiscono la violenza di una società in disgregazione. Poe conosce la legge spietata del carcere, che non accetta che non si appartenga ad un clan e viene, per questo, aggredito e ridotto in fin di vita. Isaac, ingenuo e fragile, subisce la violenza della strada, viene ingannato, derubato e costretto, a sua volta, a rubare per sopravvivere. A Poe basterebbe dire la verità, che è stato Isaac ad uccidere, ma non lo fa perché si sente colpevole di quanto avvenuto e soprattutto sa che lʼamico non sopravviverebbe alla vita della prigione. Isaac, a sua volta, capisce che la fuga non è la soluzione: deve ritornare e confessare il delitto,e soprattutto deve vivere laddove ha le sue radici. Lʼamicizia è il tema centrale del libro: essa è, infatti, il legame profondo che unisce i due giovani, così come i personaggi minori del romanzo, e li difende dalla disgregazione della società. Perché Poe non preferisce denunciare lʼamico, piuttosto che subire la violenza del carcere? Perché Isaac ritorna per denunciarsi, quando può fuggire in California? Dal punto di vista della dominante razionalità economica ( basata sulla teoria della ricerca dellʼinteresse individuale), il loro comportamento è irrazionale, inspiegabile, ma è invece la forza originaria che tiene insieme la società. Scavando in profondità nellʼimpatto tra declino economico e relazioni umane, lʼautore scandaglia i meccanismi interiori della mente umana in una fase di disgregazione sociale, trovando una base solida nei legami tra gli individui. Ma ciò ci dà speranza per il futuro? La narrazione viene portata avanti utilizzando un espediente letterario. Ciascuno dei protagonisti racconta la propria storia, con capitoli dedicati, la cui successione non segue apparentemente un ordine ma appare casuale. Di conseguenza, la trama complessiva è a conoscenza solo del lettore, che deve crearsi una propria visione dʼinsieme. Questo approccio, senza dubbio raffinato sotto il profilo letterario, chiede troppo al lettore. Orfani di una guida, ci si perde nelle analisi, spesso un pò troppo intellettualistiche e introspettive, dei personaggi. Tutto resta come sospeso, accennato, senza avvincere il lettore, senza catturarlo. Dʼaltra parte il romanzo è povero di azione, per cui solo lʼintrospezione psicologica dei personaggi e lʼanalisi delle loro relazioni potrebbero essere elementi di interesse. Ma è proprio ciò che non si conclude, in quanto lʼapprofondimento dei meccanismi interiori della mente sembra essere senza fine, senza uno sviluppo definitivo. Se lʼautore non vuole essere pervasivo e invadente, come il grande Dostoevskij, non riesce, o non vuole, diramare le vicende sino a portarle ad una conclusione, come fa magistralmente lo scrittore russo. Di conseguenza, la lentezza e la povertà della trama rendono il romanzo noioso e pesante. Perché non leggerlo? È noioso.

Philipp MeyerSpiegel & Grau