Madame Bovary
Il romanzo racconta le vicende di Madame Bovary, che, sposata ad un medico di provincia, cerca di sfuggire a unʼesistenza prosaica e noiosa inseguendo una serie di relazioni e conducendo uno stile di vita dispendioso, che la porteranno alla rovina economica, alla solitudine sentimentale e quindi al suicidio. Si tratta di un romanzo molto famoso, considerato l’origine del realismo ottocentesco e nel quale viene affrontato il tema, poi ripreso da molti altri autori, della meschinità della morale borghese. In fondo Emma Bovary insegue un sogno di felicità e cerca di non farsi rinchiudere nella mediocrità della vita quotidiana. Accanto a lei prevalgono invece l’ipocrisia, la ricerca del denaro, del successo e così via. In realtà anche Madame Bovary è figlia del suo tempo, in quanto non esistono in lei nessuna nota realmente romantica, nessun senso di colpa ed è disponibile a qualsiasi menzogna pur conseguire i propri obiettivi, che sono in realtà modesti, come poter incontrare i suoi amanti, comprare vestiti eleganti ecc. La terza parte del libro, senza dubbio la migliore, nella quale vengono descritte le vicende che porteranno alla morte di Madame Bovary, è condotta quasi in modo illustrativo. I personaggi, in realtà, emergono freddi, senza spessore e senza una ricerca minimamente introspettiva dei loro presupposti e dei loro sentimenti. In conclusione si tratta di un romanzo sociale, che ci sembra abbia goduto di una fama superiore ai suoi meriti. Risente dello spirito ottocentesco e dà poco spazio, anche nello stile e nel ritmo narrativo, a quel lirismo che è così tipico dei nostri giorni.
Michel Strogoff
Michel Strogoff > era alto, vigoroso, spalle larghe, ampio petto...poteva sopportare fino allʼestremo il freddo, la fame, la sete e la fatica : un corpo di ferro e un cuore dʼoro. In questo modo Verne presenta sin dallʼinizio il protagonista. Siamo nella Russia zarista probabilmente nella seconda metà dellʼottocento. Unʼarmata di tartari sta conquistando la Siberia orientale e minaccia di conquistarne la capitale, dove risiede il gran duca, fratello dellʼimperatore. A capo di questa orda di «barbari» cʼè un traditore,che vuole presentarsi dal gran duca, conquistarne la fiducia e quindi catturarlo. A Michel Strogoff viene affidata la missione di avvisare in tempo il gran duca attraverso la Siberia in guerra. Si tratta di unʼepopea, di una missione unica. Questa impresa avventurosa si può dividere in tre parti. Nella prima, piuttosto noiosa e scontata, Strogoff viaggia in incognito, come un mercante, attraversa la Russia europea, gli Urali e quindi le prime steppe della Siberia.Sin dallʼinizio del viaggio incontra una giovane, Nadia, che deve compiere lo stesso percorso per raggiungere il padre. Strogoff decide di accompagnare la giovane perché ritiene che sia più facile in tal modo non alimentare i sospetti in merito alla sua vera missione. Emerge una caratteristica del protagonista, la dissimulazione, che contrasta con la lealtà e la sincerità degli altri personaggi, che gli saranno vicini, in particolare Nadia. In una scena drammatica si opera una svolta che imprime ritmo e interesse al racconto: Strogoff e la giovane vengono catturati dai tartari, il protagonista deve assistere alla scena della madre che sta per essere bastonata a morte, si rivela come corriere dello zar e quindi viene accecato. Dal quel momento Strogoff diviene dipendente da Nadia, che gli fa da guida. Questa parte del romanzo è la più efficace, in quanto la debolezza del protagonista lo rende umano, meno super eroe, e nelle vicende, sempre avventurose e drammatiche, compaiono altri personaggi, generosi e pronti a dare un aiuto. Infine, la terza parte è dominata da grandi scene, nelle quali si sovrappongono le avversità naturali con la drammaticità delle battaglie. Strogoff e Nadia, insieme con altri rifugiati, scendono con una zattera in un fiume, già coperto di ghiacci. Riescono ad arrivare fortunosamente nella capitale, sotto assedio dai tartari, dove già il traditore si era infiltrato ma viene ucciso da Strogoff. La storia sarebbe perfetta, se non si scoprisse alla fine che Strogoff non era affatto cieco ma aveva dissimulato per essere lasciato libero di muoversi, in quanto i tartari lo avrebbero creduto ormai inoffensivo. Ma come è possibile mentire anche ai suoi amici e soprattutto a Nadia, che lo ha aiutato senza chiedere nulla in cambio, solo per amore? Nella prefazione il commentatore vede questo romanzo come «una corsa ad ostacoli» nella quale «un eroe al di sopra di ogni sospetto» supera tutte le prove pur di raggiungere il suo obiettivo. E da qui che nasce un senso di freddezza, di artificioso, di deterministico, dove non hanno posto i sentimenti, perché vengono messi in secondo piano rispetto al dovere e allʼaffermazione della propria forza e volontà. Sono gli altri personaggi a offrire alcuni spunti di ricchezza umana, dai quali lʼautore sembra sfuggire rapidamente per rinchiudersi in stereotipi. La severa e arcigna natura siberiana costituisce lo sfondo del romanzo, in qualche modo la vera nemica del super eroe, Michel Strogoff. Peccato che anche in questo caso non ci sia immaginazione, è mera geografia senza che la descrizione della Siberia alimenti la fantasia del lettore. Perché leggerlo? La storia è avvincente soprattutto nella seconda parte. Affascinano alcune scene, come la festa dei tartari con le danze esotiche, la grande discesa nel fiume ghiacciato, la battaglia finale.
Les Misérables
Il romanzo racconta le vicende di Jean Valjean, un forzato, che dopo l’incontro con un vescovo (un santo), si converte in un uomo buono e giusto: diviene prima un ricco imprenditore, ritornato poi in galera, fugge per salvare ed educare una bambina, Cosette, che, una volta grande, si innamora di un giovane rivoluzionario. Jean Valjean salva il giovane da morte sicura (durante le rivolte del 1832), e poi decide di scomparire per non compromettere il futuro dei due giovani con la sua natura di carcerato fuggiasco. Ma la bontà trionfa e, come dice l’autore, «la notte era senza stelle e profondamente oscura». Senza dubbio, nell’ombra, qualche angelo immenso era uscito, con le ali spiegate, ad attendere l’anima dalla suprema ombra alla suprema aurora«. Come ha scritto Victor Hugo:»il libro che il lettore ha sotto i suoi occhi in questo momento, è, da un capo all’altro, nel suo insieme e nei suoi dettagli, quelle che siano le intermittenze, le eccezioni e le lacune, la marcia del male al bene. Dell’ingiusto verso il giusto, del falso al vero, della notte al giorno, dell’appetito alla coscienza, dalla putrefazione alla vita; dalla bestialità al dovere, dall’inferno al cielo, dal nulla a Dio. Punto di partenza: la materia, punto di arrivo: l’anima. L’idra (il male) all’inizio, l’angelo alla fine > Questa concezione è basata sulla fiducia nel progresso (che si identifica in Hugo in Dio e quindi in un socialismo umanistico e cristiano) e sulla sollevazione del mondo dei miserabili > dovuto a forze sociali inarrestabili. Da questo punto di vista gli innumerevoli personaggi del romanzo diventano degli archetipi > , rappresentativi di un ruolo da assolvere nella grande trasformazione del mondo e privi quindi di una loro profondità: i sentimenti e le motivazioni vengono solo apparentemente analizzati ed approfonditi, in realtà è solo un susseguirsi di figure retoriche (predomina la formula interrogativa) per illustrare contraddizioni e dilemmi che non fanno parte della sfera intima (e in questo senso universali) ma di una funzione sociale e storica. Basti pensare alla conversione > di Jean Valjean e all’analisi dei problemi di coscienza che il protagonista incontra nel corso del romanzo (la decisione di presentarsi ad un processo per evitare che un innocente risponda delle sue colpe e quella di ritirarsi nell’ombra per non compromettere la felicità dei due giovani): in tutti i casi si è dinanzi ad una sorta di illuminazione divina e di imperativo morale, mentre la descrizione della conseguente infelicità del personaggio (a causa della perdita di Cosette) è piatta e schematica. Ancora più paradossale e incredibilmente privo di qualsiasi spessore psicologico o filosofico appare uno dei episodi più drammatici dell’intero romanzo. L’ispettore Javert (il grande persecutore di Jean Valjean) è rinchiuso nella morsa tra la legge degli uomini, che vorrebbe l’arresto dell’ex carcerato, e la coscienza che lo porta a liberare Jean Valjean, che gli ha salvato la vita. L’incapacità di uscire da questo dilemma lo conduce al suicidio. È evidente che Hugo intende attaccare gli approcci burocratici e freddi all’applicazione di una legge, che spesso è ingiusta perché di parte (acutissima e di grande effetto è l’ultimo scritto di Javert, un mero elenco di suggerimenti per il capo della polizia), ma basta immaginare che cosa avrebbe scritto un Dostoevskij sulla contraddizione tra coscienza umana ed imperativi imposti da qualsiasi regola e norma per rendersi conto di quanto l’autore francese sia lontano dallo spirito moderno e sia ancorato ad una visione fredda e moralistica dell’uomo e dei suoi problemi. Anche la rappresentazione della storia francese (dalla rivoluzione francese al re borghese) è una serie di vicende epiche, dominate dalla Provvidenza: la stessa sconfitta di Waterloo è dovuta ad un destino che intende chiudere il periodo napoleonico per aprire una nuova fase di trasformazione sociale che condurrà ai grandi rivolgimenti del 1848. Ma esistono veramente gli individui e le classi sociali o tutto è già determinato da una forza oscura e immanente, ad un tempo religiosa e scientifica: il Progresso?I Miserabili sono un’opera profondamente datata e richiusa nella cultura dell’Ottocento, che può dire poco all’uomo del post-modernismo e della globalizzazione. Come succede spesso ai grandi autori (si prenda la stessa Divina Commedia di Dante ) le parti più valide riguardano componenti ed approcci, che non sono riconducibili alle finalità dichiarate. Victor Hugo è un autore romantico, che ricerca continuamente il grottesco e l’immaginifico: caratteristiche del suo stile che rendono talvolta pesante la lettura ma che contribuiscono a scrivere pagine molto belle e ricche di suspense. Si pensi alla descrizione di Cosette, che, bambina di otto anni, deve andare a prendere l’acqua in piena notte, che guarda il tramonto di Giove e sente la natura che la circonda e che sembra muoversi per catturarla: le erbe alte formicolavano sotto il vento di tramontana come delle anguille. Le rocce si torcevano come lunghe braccia armate di artigli cercando di prendere delle prede…. > ; all’episodio del tranello teso dai malfattori a Jean Valjean, così pieno di colpi di scena e di imprevisti ed infine al bellissimo capitolo ( Comment de frère on devient père > ) nel quale i due bambini abbandonati approfittano del pane gettato ai cigni per mangiare. In poche pagine l’autore riesce a descrivere la tranquillità del parco del Luxembourg, la solitudine dell’infanzia, la solidarietà tra bambini e la grettezza e l’ipocrisia della cultura borghese. Il vero capolavoro del romanzo è costituito dall’episodio dell’elefante: immagine bellissima e di grande effetto con la quale un monumento destinato ad esaltare il potere diviene rifugio di tre bambini. È presente poi un altro protagonista del romanzo: la città di Parigi. L’attenzione toponomastica dell’autore, la descrizione minuta delle strade e delle case (molte delle quali scomparse già durante la vita di Victor Hugo) forniscono unʼambientazione romantica al romanzo e al suo contesto. Siamo prima dei grandi boulevard ed in presenza di una città reticolare, nella quale è facile perdersi e scomparire. Sono poi di grande interesse le pagine relative al dialetto parigino in uso tra i miserabili" ad indicare un’attenzione quasi antropologica dell’autore. Ma l’idea del Progresso è veramente autentica o soltanto letteraria e politica e nasconde in realtà una nostalgia romantica per il medioevo e per la storia pre-rivoluzionaria?Il romanzo è in generale prolisso, in molti tratti noioso ed è un fumettone.
Monsier Malaussène
Nel quartiere di Belleville vive la tribù di Malaussène e con loro una miriade di personaggi. Belleville è una periferia di Parigi, distrutta dalle manie postmoderniste degli architetti, dalla stupidità dei politici e dallʼavidità degli speculatori, ma è anche un luogo magico, una sorta di foresta di Sherwood, dove Robin Hood è Benjamin Malaussène e lo sceriffo si identifica con chi vuole espellere i vecchi inquilini per permettere la distruzione dei vecchi edifici e costruirne di nuovi per gli uffici e la ricca borghesia. > Se tu mi domandi un giorno a che cosa rassomiglia la felicità, e tu me lo domanderai, io ti risponderò: a qui A Belleville, dove è possibile proiettare lʼultimo film della storia del cinema ( un film che poi dovrà essere distrutto) in una sala dimenticata, dove è possibile tatuare nel corpo di una persona tutte le strade di Belleville a testimonianza vivente del quartiere. A Belleville cʼè anche un illusionista, che ti fa sembrare le cose che non ci sono, a Belleville > gli angeli che talvolta si annoiano, sono attirati verso di noi dal calore e dal ribollire dei sentimenti e si personificano in una suora detective. Tanti i personaggi del romanzo e molti i fatti che si intrecciano: delitti, scomparse, amori, strane vicende, persecuzioni. Al centro come un eroe cʼè Benjamin Malausséne, un punto fermo in una lanterna magica, in un caleidoscopio pieno di luci e di illusioni. Non cʼè una vera trama ed è un romanzo difficile da seguire.Devo confessare che non sono riuscito a leggerlo tutto, in quanto mi sono perso fra tanti personaggi e tante parole. Ma forse era questa la finalità dellʼautore, dimostrare che non esiste una razionalità nellʼesistenza ma tutto si svolge in un labile confine tra realtà e immaginazione. Perché non leggerlo? Sinceramente è molto confuso e prolisso.
La mort de Belle
Un insegnante che ha sempre condotto una vita tranquilla e monotona, viene sconvolto dall’uccisione di una ragazza, ospite presso di lui da alcuni mesi. Una sera, infatti, il protagonista si trova solo in casa, in quanto sua moglie è uscita per giocare a carte presso alcuni amici. La ragazza ritorna a casa, saluta distrattamente e va direttamente in camera sua. Alla mattina viene trovata cadavere. I sospetti della polizia, ma anche del vicinato, si dirigono immediatamente verso l’uomo. Il protagonista si vede crollare il suo mondo, si sente emarginato dalla comunità: i cui membri si sentivano forti ascoltando le parole del pastore, scrive Simenon, > essi si sentivano la legge, la giustizia, ogni frase nuova che passava sopra le loro teste li rendeva più forti, mentre Ashby, tra di loro, diveniva sempre più debole e solitario . La polizia indaga anche nel passato del protagonista, per scoprire che il padre è stato un ubriacone, uno sperperatore delle ricchezze familiari per finire suicida. Questa indagine riporta indietro il protagonista, all’angoscia della sua giovinezza, all’idea, cioè, di poter diventare come suo padre: > ciò che lo impressionava non era tanto tale o tal’altro vizio determinato, un pericolo preciso, ciò che lo attraeva era qualche cosa di vago, di certi quartieri delle grandi città, di certe strade, di certe luci, persino di certi odori . La paura di essere attratto inesorabilmente verso il vizio e la depravazione lo ha spinto a ricercare la sicurezza, la pace, l’ordine sino al punto di sposarsi con una donna verso la quale prevale l’amicizia piuttosto che la passione. Il sentirsi accusato ingiustamente, abbandonato dagli amici e dalla comunità, e il richiamo al passato sono elementi che riportano alla luce questa fatale attrazione, rompono quel guscio che il protagonista si era creato. Inesorabilmente, come spinto da una forza fatale, il protagonista uccide una giovane donna, commettendo lo stesso delitto di cui era ingiustamente accusato. È solo apparentemente una storia poliziesca. In realtà Simenon, in modo eccezionale, tratteggia la falsità della vita, di una comunità ipocrita, che abbandona, in modo ambiguo, un suo membro solo perché è sospettato di un delitto. Per tutti è naturale che Ashby si sia invaghito della ragazza e l’abbia uccisa in un momento di passione omicida. Ma la capacità di Simenon sta anche nella costruzione di un protagonista, che è combattuto tra due forze contrastanti: l’ordine sociale e l’attrazione verso la libidine e la violenza. Quando le regole di convivenza sociale, nelle quali credeva il protagonista e che erano state la difesa contro i propri impulsi, si dissolvono e rilevano tutta la loro vacuità, il protagonista dà sfogo alla proprie inclinazioni. Viene portato avanti un tema di grande attualità: il rapporto tra legami comunitari e la complessità dei sentimenti e delle inclinazioni delle persone. Il delitto non è che l’elemento scatenante di una polarità che è all’interno della società (solidarietà contro ipocrisia e reclusione) e nell’individuo (ricerca della pace e della stabilità contro voglia di trasgressione).



