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Copertina del libro Last Train from Liguria

finito di leggere il: 03 ottobre 2026

Editore

Atlantic Books

Anno

2009

Letto in

Inglese

Sconsiglio vivamente

Last Train from Liguria

È solo da quando sono arrivata qui che comprendo quanto poco conosca di Nonna, quanto raramente avevo veramente pensato alla sua vita. Ora, dovunque io vada penso a lei. La immagino seduta su questa panchina; fare la coda in quel negozio; passeggiare lungo questa strada all’ombra di questi alberi. (…) Mi chiedo come la mia riservata ed esile Nonna si sia abituata ad essere guardata tutto il tempo, e ad essere accolta dai baci e da tutto quel toccare che gli italiani paiono offrire – dopo cinque anni si sarà guadagnata una sua parte di tutto questo!

È una fantasia di Anna, appena arrivata a Bordighera alla ricerca di chi fosse realmente sua nonna. Da tracce confuse e nascoste ha intuito che sua nonna era stata una persona ben diversa dalla gentile signora che aveva conosciuto. Con una tecnica narrativa di “spaesamento temporale”, già sperimentata in un altro romanzo, di ben altro valore letterario, (si veda in questo sito la recensione di “The cold eye of Heaven”), l’autrice ci porta negli anni’30 in Italia. Una giovane donna irlandese accetta di andare a fare la governante di un bambino in una ricca famiglia ebrea, che possiede una villa a Bordighera. Intravediamo, quasi di sfuggita, che questa scelta dell’Italia sia una sorta di fuga: da un padre affettivamente distante, e dalla ferita non rimarginata di una violenza subita da bambina. Sono la solitudine e la caparbietà i tratti distintivi di questa ragazza. E come le doveva apparire fantastica la località ligure, a lei abituata alla fredda e ordinata Londra!

Sta per un po’ guardando oltre la piazza, per un momento perde ogni senso di dove si trovi. Gli edifici, ornati e spesso squallidi, i loro fragili balconcini come strisce di lingerie nera. Sulla destra, un gruppo di tozze palme. Dall’altra parte della strada, altre palme; più lunghe, più sottili e più folte; grandi disordinati fregi che guardano stupiti dentro le finestre del secondo piano di un’oscura “pensione”. (…) Quattro cactus dalla larga e piatta superficie che crescono da una vasca appena didietro. Come una fila di bambini deformi, ella non può fare a meno di pensare.

Viene in mente l’incipit di “Genova” di Dino Campana: “Che tutto a lei era già arcana-/mente illustrato del giardino il verde/Sogno nell’apparenza sovrumana/ De le corrusche sue statue superbe” (da Canti Orfici 1914). Bordighera le offre un’atmosfera elegante e colta, le fa incontrare un giovane insegnante di musica, Edward, con cui vagheggia una relazione d’amore.

Una mattina si sveglia presto, avvolta in una coperta ed Edward nel sonno su una poltrona accanto. (…) La sua mente, mezza addormentata, comincia a vagare e per un momento vede sé stessa alzarsi e andare verso le sue labbra, dapprima sfiorarle, poi baciarle.

È un desiderio che resterà tale: perché Edward è sfuggente (pure lui ha un segreto), e perché la guerra travolgerà la serena e voluttuosa quotidianità di Bordighera. Alla nonna di Anna viene affidato l’incarico di portare in salvo i due figli della famiglia ebrea: un ragazzino e una bambina appena nata. In un drammatico viaggio in treno, la Nonna riuscirà a salvare solo la bambina. Guardandosi allo specchio, che mostra

ogni giorno dei suoi trenta-sette anni, e forse qualcosa di più,

la nonna realizza che non avrà mai un suo bambino.

Dietro di lei, attraverso lo specchio, la bambina continua a parlottare tra sé e sé, sempre agitando con gioia le braccia e le gambe. (…) Quando guarda di nuovo verso la bambina essa si sta succhiando un pollice di una mano, e ha posato l’altra sulle sue spalle. Un gesto infantile che non significa nulla, ma c’è qualcosa di intimo in esso, qualcosa di rassicurante e comico.

La Nonna ha trovato una figlia, nella piccola bambina ebrea che ha salvato.

In un ambiente ben diverso e con una storia differente, l’autrice indaga lo stesso tema affrontato in “Io non mi chiamo Miriam” (si veda la recensione in questo sito): un segreto che deve essere svelato perché riguarda la propria origine, e coinvolge l’amore per una persona importante della nostra vita. La scoperta, qui, è piena di elegante dolcezza come la Bordighera degli anni ’30. Tutto è lasciato in sospeso, senza toni drammatici, con la grande Storia che resta dietro le quinte e le piccole storie personali che si evolvono con malinconica rassegnazione: la nipote non conoscerà fino in fondo la Nonna; questa, a sua volta, ha rimosso l’intensa avventura che ha vissuto, non ha cercato in alcun modo di indagare quale sia stato il destino delle persone amate nel suo soggiorno a Bordighera. Nello stesso modo anche noi lettori restiamo delusi, pensando, tuttavia, che spesso la vita passa così, non si ha neanche il desiderio di raccontarla.

Il pregio fondamentale del romanzo è la scrittura: il periodare fluido e lessicalmente ricco evoca sentimenti intensi e soffusi ad un tempo, tinge gli ambienti di colori e profumi mediterranei, in forte contrasto con la pesante e nera atmosfera di Londra. Innamorata della Liguria, l’autrice canta il ritorno in patria della protagonista, in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni, come una nostalgica perdita di un’oasi di felicità. Non basta, tuttavia, la scrittura a salvare un romanzo troppo confuso nella sua trama e nel sistema dei personaggi. L’autrice ha voluto dire troppe cose, i cambi temporali rendono difficile seguire la storia, troppe volte si dilunga in narrazioni inutili, che fanno perdere la tensione e svalorizzano i momenti centrali del racconto.

Perché non leggerlo? È faticoso e prolisso.