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Thomas Mann

Paul Thomas Mann, semplicemente noto come Thomas Mann, è stato uno scrittore e saggista tedesco, uno dei più importanti autori del XX secolo, al quale fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1929.

Libri di quest'autore

I Buddenbrook decadenza di una famiglia
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I Buddenbrook decadenza di una famiglia

Il titolo e lʼimpianto ottocentesco rimandano ad un grande romanzo sociale, che avrebbe al centro il tramonto di una famiglia dellʼalta borghesia mercantile. Come succede spesso per i libri importantii, via via che ci si inoltra nella lettura (e immaginiamo che sia accaduto anche allʼautore nello scriverlo), emerge un altro tema: la forza inarrestabile che porta al dissolvimento, al disfacimento e alla morte. Per esprimere il senso profondo del romanzo Mann ricorre genialmente alla musica. Lʼadolescente Hanno, ultimo discendente di una dinastia imprenditoriale, suona al pianoforte «una delle sue improvvisazioni». Esegue un motivo > semplicissimo, (...) unʼinvenzione di poco respiro, unʼinvenzione misera, la quale però acquistava un valore strano, misterioso e significativo . Dapprima il motivo è di sottofondo, sommerso da «scale movimentate», vigorose, quasi che incitassero a «sforzi sempre nuovi». Poi il primo > motivo tormentoso dolce e vagante, quel primo motivo misterioso , prende il sopravvento. > Le fu addosso la marea della cacofonie affioranti che si condensarono minacciose, si spinsero avanti, si ritirarono, sʼarrampicarono, sprofondarono e tesero di nuovo verso una mèta ineffabile che doveva arrivare, arrivare subito, in quellʼistante, nel tremendo apogeo in cui il tormento anelante era diventato intollerabile. E arrivò: non era più possibile fermarla, le convulsioni della nostalgia non si sarebbero più potute prolungare; venne come se un sipario si lacerasse, come se portoni si spalancassero (...) era il motivo, il primo motivo! Ciò che ha portato alla fine dei Buddenbrook non sono state le speculazioni rovinose, le dispersioni del patrimonio per matrimoni disastrosi, la concorrenza delle altre famiglie imprenditoriali; è stato un disfacimento intimo, una stanchezza, un lento ma inesorabile smarrimento della primitiva energia dei fondatori. Siamo a Lubecca, città anseatica sul Mar Baltico, e la storia si svolge tra il 1835 e il 1877. La ditta Johann Buddenbrook (fondata nel 1768), è allʼapice della ricchezza e del prestigio. Il romanzo ha come protagonisti i fratelli Antoine e Thomas. Le prime trecento pagine raccontano come la giovane Antoine, intelligente e irrequieta, rinunzi allʼamore per fedeltà alla «ditta», per contribuire con un matrimonio di interesse al buon nome e alla prosperità della famiglia. Già promessa sposa ad un commerciante di Amburgo, si innamora di un giovane, ma, leggendo il grosso fascicolo dovʼè riassunta la genealogia dei Buddenbrook, sente > come un brivido, (...) come un anello in una catena aveva scritto il babbo. Sì, appunto come un anello di quella catena lei aveva una grande importanza e responsabilità: era chiamata a collaborare con fatti e risoluzioni alla storia della famiglia . Antoine si consacra ad essere senza incertezze la vestale della famiglia, la depositaria di un decoro alto borghese. Emerge poi la figura di Thomas, il quale arriva al massimo della scala sociale, con lʼelezione al senato cittadino. > Thomas Buddenbrook (...) dimostrava nel viso e nel portamento un pronunciato senso di dignità; ma era pallido e specialmente le sue mani (...) erano bianche come i polsini che gli sbucavano dalle maniche nere, di un pallore gelido che rivelava quanto fossero fredde e asciutte. Quelle mani, le cui unghie ovali ben curate tendevano verso una tinta azzurrina, sapevano assumere in certi momenti, in certe posizioni di convulsa incoscienza, unʼespressione indescrivibile di sensibilità ostile e di ritegno quasi morboso, unʼespressione che fino allora era stata estranea e mal si adattava alle mani piuttosto larghe e borghesi, anche se ben modellate, dei Buddenbrook . Sin dallʼaspetto è evidente lʼintima sofferenza di Thomas, per il quale farsi carico della ditta e della famiglia è un dovere, e non un piacere. > Egli sentiva un vuoto nellʼanima. (...) Ma il suo bisogno di agire, la sua insofferenza di riposo, la sua attività era stata fondamentalmente diversa dalla tenace e costante laboriosità dei suoi padri: una cosa artificiosa dunque, un bisogno dei nervi, un narcotico, (...) un martirio . Ormai malato, Thomas confessa alla sorella come sempre più abbia imparato a voler bene al mare. > Onde lunghe come vengono e sʼinfrangono, lʼuna dopo lʼaltra, senza fine, senza scopo, folli e deserte . La sorella ammutolisce: > ma queste cose non si dicono! pensò guardando lontano per non incontrare gli occhi del fratello . E così quando nelle ultime pagine il romanzo discende con lunghe descrizioni della morte di Thomas e di Hanno, con tristi scene delle poche donne sopravvissute, inermi e sbigottite, alle tragedie che hanno distrutto i Buddenbrook, noi non ci stupiamo perché siamo ben consapevoli che sono venute meno le energie e il senso del sacrificio, lʼappartenenza ad una grande dinastia. Lʼattesa della morte è al centro del mondo di Thomas Mann; e questo romanzo non fa eccezione. Allʼinizio la morte sembra qualche cosa di lontano, perché la prosperità crea un clima di placida serenità borghese; solo le descrizioni dei personaggi e degli ambienti sono morbide, ambigue, decadenti. Eppure siamo nellʼottocento trionfante! Più che la trama è la scrittura che ci dà abilmente, soffusamente, il senso del disfacimento. Poi, da un punto in poi, la narrazione diviene palese: i racconti delle agonie e delle malattie (persino delle visite dal dentista), sono puntigliose, attente ad ogni sofferenza fisica e morale; gli ambienti sono opachi, grigi, privi di gioia; i personaggi sono sempre più tristi. Non è un romanzo sociale né psicologico; il contesto resta sempre sullo sfondo, i caratteri sono sviluppati tramite le sembianze fisiche, senza approfondimenti dei sentimenti e delle condizioni esistenziali: sono pennellati e non descritti. È la scrittura a parlarci, a rendere lʼatmosfera, a trasmettere il senso complessivo del romanzo. Perché leggerlo? È lungo, talvolta ridondante ma bisogna lasciarsi portare dalle parole.

Thomas MannOscar Mondadori
Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull
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Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull

Quale mistero nasconde questo romanzo che ha accompagnato tutta la vita di Thomas Mann? Iniziato nel 1910 e poi abbandonato, è stato ripreso nel 1954, un anno prima della morte dello scrittore. Thomas Mann immagina che un singolare personaggio, incantatore o semplice imbroglione, racconti la sua vita e lo fa partendo da un emblematico episodio della sua giovinezza. Ancora bambino viene portato dal padre al circo, dove può ammirare lo spettacolo di un famoso clown, il cui contegno, pur nelle differenti situazioni, scabrose o comiche, > serbava una grazia scevra dʼogni volgarità e trascuratezza... libero ed arguto e diffondeva la gioia della vita, se si può con questʼespressione indicare lo squisito e doloroso senso dʼinvidia, la nostalgia, la speranza ed il bisogno dʼaffetto in cui sʼaccende lʼanimo umano alla vista di ciò che è bello e felicemente perfetto . Alla fine dello spettacolo il padre accompagna il bambino a conoscere il famoso clown e al fanciullo appare una «vista ributtante», un uomo volgare, tutto cosparso di orribili pustolette, in un atmosfera pregna di unguenti e belletti. > Ma gli adulti, la gente esperta della vita, che si lasciava così spontaneamente, anzi con passione, sedurre da lui, non sapevano di essere ingannati, oppure con una tacita intesa, non volevano considerare ingannatore quellʼinganno? Forse era così a pensarci bene: in qual momento la lucciola si mostra nel suo vero aspetto, quando si libra nella notte estiva come poetica scintilla, oppure quando si torce sulla nostra palma, ridotta ad un misero insetto? Il tema è quindi quello della duplice personalità dellʼuomo, del suo ambiguo e costante travestimento, per cui si assumono le sembianze di ciò che piace: la vita è un inganno verso gli altri e verso sé stessi. Felix Krull nasce da un piccolo industriale tedesco, fraudolento produttore di uno spumante contraffatto. Grazioso senza essere bello, > biondo e brunetto insieme, con la luce degli occhi azzurri.... il fascino velato della voce, la lucentezza serica dei capelli , Felix avrebbe continuato volentieri lʼindolente ritmo della sua adolescenza, se non fosse costretto, allʼetà di diciannove anni, a trovarsi un lavoro, per il fallimento e il suicidio del padre. Un amico di famiglia gli trova un lavoro a Parigi presso un grande albergo. Qui il giovane conduce una duplice esistenza: lift boy e apprendista cameriere durante lʼorario di lavoro, elegante e raffinato parigino nel tempo libero, godendo dei soldi delle ricche ospiti dellʼhotel, alle quali concede le sue dolcezze amorose. Aveva raggiunto la sua aspirazione più profonda, la «permutabilità»: semplicemente scambiando lʼabito e lʼacconciatura poteva essere, a piacimento, un servitore ed un signore. È una vita che gli aggrada, quando un ricco giovane, invaghitosi di una cantante dʼoperetta, gli propone di sostituirlo in un viaggio in giro per il mondo, che i genitori gli hanno imposto nella speranza che dimentichi lʼindecente amante. È il grande salto: > fui colto da un brivido di gioia pensando alla compensazione fra essere e parvenza che la vita voleva concedermi, allʼapparenza che essa voleva aggiungere allʼessere . Ci aspetteremo una situazione pirandelliana, invece Thomas Mann ci conduce attraverso divagazioni filosofiche e sociologiche, che si sovrappongono alla narrazione dei principali episodi della conquista sociale di Felix. La prima tappa del viaggio è Lisbona, dove il protagonista viene accettato facilmente dallʼalta società. Ad attirarlo sono in particolare la moglie e la figlia del Direttore del Museo delle Scienze: la prima una prosperosa e rigida nobildonna ( «non graziosa ma bella») ,la seconda una giovinetta, «dalle labbra orgogliosamente serrate», con la tipica asprezza del Sud. È la «doppia immagine» del fascino femminile: la nobiltà altera e la graziosa ed acerba giovinezza. Felix vorrebbe assaporarle entrambe, vagheggia persino il matrimonio, ma sarà la nobildonna ad esortarlo a non «cercar fortuna in fanciullaggini» e a lasciarsi invece trascinare dal «turbine di forze primordiali» scatenate da un petto regale e maturo. E qui si interrompe la prima parte delle memorie di Felix Krull e noi supponiamo che il giovane abbandoni le velleità di un solido orizzonte borghese, a lui peraltro precluso dal vivere sotto mentite spoglie, e di andare avanti nella sua vita da avventuriero e da imbroglione. Ma non lo sapremo mai perché il racconto della vita di Felix resta incompiuto. Il romanzo è diviso in due parti. Sino alla sostituzione tra Felix e il ricco giovane, riconosciamo lo stile del grande Thomas Mann: la narrazione si sviluppa in modo lineare, la trattazione degli episodi e dei personaggi è brillante, persino lievemente ironica, ed i «capricci» (le divagazioni, la mancanza di una sequenza temporale, gli approfondimenti) sono funzionali alla comprensione complessiva. Nella seconda parte la struttura del racconto diviene dispersiva e confusa. È senza dubbio abile raccontare e commentare le vicende ricorrendo alle lettere del presunto figlio, Felix, ai presunti genitori, sconcertati, per altro, da quanto viene narrato, pensando, come è vero, che sia un parto della fantasia. Questo espediente letterario dimostra la maestria di Mann, ma non riesce a ricondurre il romanzo ad un minimo di compattezza e lucidità. Sembra che lʼautore stia inseguendo, con le ultime energie rimaste, il compimento di unʼopera, cui tiene molto. Ma la foga prende la mano e i tanti argomenti e pensieri si affollano senzʼordine. Perché non leggerlo? Non vale la pena.

Thomas MannOscar Mondadori
La morte a Venezia
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La morte a Venezia

Il protagonista è un noto letterato. > Non aveva mai conosciuto lʼozio, mai la spensierata negligenza della gioventù . Aveva condotto > una vita di auto superamento e di ciononostante, una vita aspra, tenace e temperata, che egli aveva plasmato a simbolo di un eroismo delicato e commisurato ai tempi . Eppure nel suo intimo cʼera sempre stata una inquietudine, «uno strano dilatarsi dellʼanima», indirizzato da una ferrea e quotidiana disciplina verso la perfezione ideale nellʼarte e la rappresentazione di elevati valori morali. Ormai sulla sessantina, allʼapice della sua fama, durante una passeggiata per le strade cittadine si imbatte in un forestiero, che lo impressiona per i tratti zingareschi ed esotici, tali da suscitargli > una sete giovanile di terre lontane, un sentimento così intenso, così nuovo o almeno da tanto tempo accantonato e disimparato... interrogò il suo cuore grave e stanco per scoprire se al pigro viaggiatore fosse ancora riservato un nuovo entusiasmo, un nuovo turbamento, una tardiva avventura della sensibilità . Non è quindi solo voglia di viaggiare ma sogno onirico di > tutte le meraviglie e gli orrori del multiforme globo terrestre . Con questo «enigmatico desiderio» la sua meta non poteva che essere Venezia, > la bellezza lusingatrice, la città, metà fiaba, metà trappola per i forestieri, fra i cui miasmi lʼarte fiorì un tempo in voluttuoso rigoglio, e che ispirò ai musicisti note cullanti e carezzevolmente languorose . Prende alloggio in un elegante hotel, frequentato dalla ricca e variegata borghesia dellʼEuropa dei primi anni del ʼ900. Trascorre le giornate a contemplare il mare, a visitare «nelle notti tiepide» piazza San Marco e le calle della meravigliosa città. > Il ritmo piacevolmente costante di quellʼesistenza lo aveva già avvinto nel suo incantesimo, la morbida e lussuosa dolcezza di quello stile di vita lo aveva in breve tempo sedotto . Quando, mentre si smarriva nelle «vaste lontananze del mare», > la linea orizzontale che segnava il confine della terra fu intersecata allʼimprovviso da una figura umana... egli vide il bel fanciullo passargli davanti sulla sabbia e da quel momento > mente e cuore erano ebbri, il demone che si diletta a calpestare la ragione e la dignità dellʼuomo guidava i suoi passi . Lui, uomo ormai anziano, acclamato letterato per il suo classicismo, per le rigide regole della sua arte, si infatua, sino ad innamorarsene, dello splendido ragazzo e > la sua anima assaporò la lussuria e la frenesia del disfacimento . Dʼaltre parte, > quale valore poteva ancora attribuire ad arte e virtù, di fronte ai vantaggi del caos? Lʼinnamoramento si accompagna ad un consumarsi di energie in un corpo già debole, ad «unʼ angoscia sempre più violenta», ad un «senso di mancanza di ogni via dʼuscita e di ogni speranza»: va verso una voluttuosa morte. Dinanzi alla distesa del mare e al fanciullo amato che guarda lʼorizzonte, «figura assolutamente isolata e irrelata», il protagonista si lascia morire, come assorto in un sonno profondo, «librandosi in unʼimmensità colma di promesse». Il racconto, chiaramente autobiografico, può essere interpretato in tre modi diversi. La prima chiave di lettura è quella più semplice. Un signore anziano scopre, alla fine della sua vita, il proprio orientamento omosessuale, sempre represso per adeguarsi alle bigotte regole borghesi. Lo scrittore vorrebbe dare a questa rivelazione il senso di un disfacimento morale, ma in realtà il protagonista si lascia trascinare ben volentieri dalla passione, anche vedendola come una liberazione. > Gioia, sorpresa, ammirazione vi si poterono dipingere apertamente quando il suo sguardo incontrò... la cara immagine . Ed egli fu travolto dal desiderio > di baciare le dolci labbra della sua ombra, civettuolo, curioso e lievemente straziato, sedotto e seducente . È un vero e proprio desiderio erotico e sessuale. La seconda chiave di lettura vede, invece, il racconto come una costruzione spirituale, una sorta di riflessione sul percorso artistico dellʼautore. Non sapremo mai se Thomas Mann fosse omosessuale, ma è evidente che la dicotomia «riflessione e irrequietudine», «ordine ed eros» costituì la corrente sotterranea che vivificò una produzione letteraria, apparentemente inserita nellʼalveo del tipico romanzo borghese. In questo senso il fanciullo impersona questa contraddizione, tra bellezza classica e disordine decadente: fallimento di quella missione civilizzatrice ( e siamo infatti poco prima della prima guerra mondiale), che lo scrittore affidava alla Germania. Ma siamo anche in una fase in cui il romanzo borghese si apriva a nuove avventure, alla ricerca di forme innovative, in grado di narrare la coscienza europea, ormai in crisi. > Il viso, pallido e graziosamente impenetrabile, circondato da capelli inanellati color del miele, con il naso che scendeva diritto, la bocca incantevole, lʼespressione di dolce e divina serietà ricordava le sculture greche del periodo aureo , ma > ci si era ben guardati dal toccare con le forbici i suoi bei capelli che si arricciavano sulla fronte, sopra le orecchie e ancor più folti sulla nuca . Ed infine lʼultima linea interpretativa, senza dubbio la più complessa, è quella onirica, costituita dai sogni e dalle immagini. Qui lo scrittore si lascia andare a visioni fantastiche, che trovano nella descrizione di Venezia la loro trasposizione nella realtà. E che sia Venezia la sintesi delle tre linee interpretative? Voluttuoso disfacimento, forme classiche e libere ad un tempo, meraviglie sognanti sono i tratti che fanno della città il riflesso dellʼanima in disordine del poeta. Venezia non è solo contesto di sfondo, ma protagonista dominante del racconto. Perché leggerlo? È bellissimo, soprattutto per la sua scrittura, ammagliatrice, barocca, multiforme, ma coerente con le finalità del racconto e con la complessiva trama narrativa. Un vero capolavoro!

Thomas MannL'Unità/Einaudi