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Mario Soldati

Mario Soldati è stato uno scrittore, giornalista, saggista, regista, sceneggiatore e autore televisivo italiano.

Libri di quest'autore

L'attore
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L'attore

Mario Soldati è stato definito «il primo, grande media-man della cultura italiana» (Aldo Grasso sul Corriere della Sera del 2016). Infatti, fu romanziere, giornalista, sceneggiatore, regista e autore televisivo. I suoi numerosi romanzi (si possono leggere le recensioni in questo sito: «A cena con il Commendatore», «Lo smeraldo» e «El Paseo dei Gracia») riflettono la grande esperienza come autore cinematografico, sia nello stile come nei contenuti narrativi. Per Soldati ciascuno di noi indossa una maschera, anche se non se ne accorge perché il travestimento fa parte della nostra più profonda coscienza; di conseguenza le nostre relazioni con gli altri sono ambigue, spesso piene di futili inganni, a noi piace vivere come in un sogno, come se fossimo in una soap opera.  Viviamo, insomma, in una bolla. A differenza degli altri racconti questo romanzo muove da una vicenda dello scrittore che potrebbe essere reale. Soldati, il narratore, incontra un vecchio amico, un modesto attore, che non vede da molti anni. Enzo è in una difficilissima condizione finanziaria perché sua moglie continua a perdere somme cospicue al Casino: chiede a Soldati un lavoro. Il nostro scrittore cerca di trovargli una parte in una serie televisiva, anche se il momento non è facile perché nuovi dirigenti sono subentrati ai vecchi con cui Soldati aveva un ottimo rapporto. Per informare l'amico di cosa sta facendo va a Bordighera dove vive Enzo con sua moglie. In questo modo Soldati si trova intrappolato in un' intricata ed equivoca relazione familiare: la moglie di Enzo, a suo tempo una bella donna, oggi obesa e malata, è gelosa del marito, che la tradirebbe con la loro cameriera; Giovanna, la cameriera, padroneggia Enzo e la moglie con il suo fascino misterioso e seduttivo; e infine Enzo con convinzione sostiene di amare la moglie ma gioca la parte dell'infedele cercando in modo manifesto di conquistare la sfuggente Giovanna, esasperando la moglie e spingendola a uccidere la cameriera. Perché Enzo finge di tradire la moglie con Giovanna? E perché gli altri stanno al ruolo dato da Enzo, come se fossero a teatro e non interrompono questa crudele e falsa soap opera? > Ogni uomo é, sempre, un po' attore,. (...) ogni essere umano deve, qualche volta, per sentirsi vivo, potersi immaginare un po' . Questo romanzo ebbe un grande successo quando fu pubblicato nel 1970 e vinse il Premio Campiello di quell'anno. In realtà, la storia è noiosa e banale; specialmente se la leggiamo da un punto di vista psicologico: la qualità della narrativa è molta al di sotto di quella degli altri romanzi di Soldati. Restano le splendide descrizioni, cinematografiche nel dettaglio e nei colori. Un esempio. > Giovanna è piccola, magra, solida, bruna. Un viso strano, stretto: gli occhi scuri e ravvicinati, le labbra sottili e non dipinte: un viso dall'espressione chiusa immobile, insensibile, come di pietra. (...) Aveva un tailleur di velluto amaranto, di un'eleganza piuttosto volgare, e molto vistoso. (...) Si guardò a lungo rimirandosi, camminando avanti e indietro come una modella, tirandosi e lisciandosi la giacca del tailleur sulle natiche, voltandosi a guardare ancora al di sopra di una spalla. Perché non leggerlo? Dispiace dirlo: è noioso.

Mario SoldatiBompiani
Lo smeraldo
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Lo smeraldo

L’autore incontra a New York uno strano personaggio, un esperto di pietre o forse un mago, che lo convince ad andare in un paese francese, dove potrà trovare uno smeraldo che gli svelerà il suo futuro. L’autore si convince, in parte incuriosito da quanto gli racconta questo strano personaggio, in parte perché spera di ritrovare un suo antico amore, Mariolina, e di potersi presentare con un gioiello di grande valore. Arrivato nel villaggio francese, va ad alloggiare in un vecchio albergo, dove si addormenta e gli pare di fare uno strano sogno. Vede il paese dove vive, Tellaro, vicino a La Spezia, molto diverso da quanto si ricorda e non riconosce più la gente: > è come se fossero tutti nuovi: degli altri. Ed è come se fossi un altro io stesso . Nel sogno è in realtà un pittore, che si chiama Andrea Tellarini, e vive in una casa isolata con un cane. Una persona che viene a fargli visita gli porta il messaggio che in un villaggio francese (lo stesso dove in realtà alloggia), ha avuto un’eredità e deve quindi andarci. Si rende sempre più conto che vive in uno strano mondo, dove, a seguito della terza guerra mondiale, il globo è diviso in due confederazioni, quella del Nord, dominata dai russi, tecnologica ed efficientista, e quella del Sud, dominata dagli arabi e dai cinesi, levantina e contadina. Entrambe le due confederazioni sono dittature, due stati polizieschi nei quali predominano le forze militari e i servizi segreti. Tra le due confederazioni c’è una Linea, che passa tendenzialmente per la Toscana del Sud e per Roma, che non si può superare perché è inquinata e quindi mortale. Il pittore vive nel Nord in uno stato dittatoriale, dove tutti sono stipendiati dallo Stato, non possono muoversi e non esiste più il cinema. Ottiene il permesso per andare nel villaggio francese, dove riceve in eredità un grande smeraldo, che decide di usare per andare a cercare Mariolina. Essa però vive nel Sud e si deve quindi superare la Linea. Si mette in viaggio insieme con il figlio (nel sogno ha scoperto di avere un figlio). La Linea non è più inquinata e a Roma incontra degli zingari che raccolgono i tesori della città abbandonata e li vendono a un camionista (in realtà una spia), che li porta al Sud, a Napoli. Il pittore riesce ad arrivare a Napoli insieme con il camionista, con il quale è indotto ad avere un rapporto omosessuale. A Napoli incontra nuovamente Mariolina ma scopre anche che lo smeraldo è falso. Il suo progetto di diventare ricco e di riconquistare Mariolina è fallito e anzi viene coinvolto in uno scontro di potere tra gli amici di Mariolina e i nemici di quest’ultima, di cui il camionista è una spia. La stessa Mariolina si rivela una donna avida e assettata di potere. Catturato dai nemici di Mariolina viene condotto a Roma e viene coinvolto in uno scontro di fuoco con gli zingari: il sogno si interrompe improvvisamente in quanto la moglie, chiamata dall’albergatore, lo sveglia. Di fatto non avrebbe dormito e sognato, ma avrebbe scritto il sogno per quindici giorni senza dormire e senza mangiare. Si tratta di un romanzo fantastico, che è tutto giocato sull’espediente del sogno, come occasione per unʼesplosione degli incubi, dei desideri e delle paure verso il futuro. > Io, questo sogno, lo stavo costruendo, complicando, imbrogliando, sdoppiando: un sogno capzioso avventuroso fantastico ferico: io, questo sogno, lo stavo sognando solo per toccare un frammento della mia meschina realtà, del mio piccolo io. Chissà, forse non era nemmeno un sogno: ma un delirio pieno di contraddizioni insuperabili e tormentose . Il sogno era comunque la scoperta su una vita bollente. > Nel mio sogno di scoperta non volevo andare oltre. Meglio fermarsi qui, mi dicevo. Meglio svegliarsi in tempo e ridormire, dopo, senza sogni o con blandi sogni che non si ricordano e che non vale la pena di ricordare . Nel romanzo sono presenti diversi temi:un futuro crudele, dominato da dittature militari o banditesche: la tecnologia ha condotto, infine, alla distruzione del sistema politico occidentale e al suo travolgimento in stati non di diritto. Questo sconvolgimento può essere l’inizio di un nuovo rinascimento, proprio perché ha distrutto una cultura che era ormai in disfacimento. Sono interessanti, a questo proposito, le considerazioni sul cinema. > Tutta quella sovrapposizione di tecniche, quell’impasto, quel miscuglio elaborato di recitazione, danza, dramma, scenografie, luci, colori, gemiti: quel colossale imbroglio manieristico, pubblicitario, volgarmente scientifico si è rivelato, oggi, come un prodotto tipico, anzi emblematico ed esclusivo, della defunta società industriale e consumistica . > Se c’è una speranza di pace e di affratellamento col Sud, questa speranza è riposta nel nostro rinato e inconsapevole senso dell’arte ;il recupero di un mondo primitivo e semplice, che è quello degli zingari. Non è un caso che essi vivano in una Roma, spettrale eppure viva. > Mi fermavo sul ciglio e guardavo intorno intorno, vicino e lontano, altre valli e altri colli; contemplavo, impaurito e affascinato, quelle orribili alpe dalle pareti tutte sforacchiate, quella strana natura, e quella materia… Erano gusci di vecchie conchiglie, erano occhiaie vuote di teschi, da cui si fosse ritratta per sempre la mollezza, la mobilità, l’intelligenza della vita. Ed a un tratto capii. Erano le cavità dove entrava il desiderio della vita e da cui la vita stessa usciva: morte, però, adesso, morte; immagini materiali di un finale sarcasmo . All’interno di un stile D’annunziano, l’autore riflette sulla trasformazione della vita, che trova nella distruzione della città da parte della natura, nel suo abbandono, gli elementi di partenza per la rinascita. Ma non è la società che la farà rivivere, sarà quella degli uomini semplici, di un popolo, quello degli zingari, che ha rifiutato la società industriale e consumistica;le diverse dimensioni di vita. In realtà l’autore sta vivendo in un’altra dimensione, non tanto in ciò che avrebbe voluto essere, ma nella realtà e nel personaggio, che poteva essere. Esiste la possibilità di un’altra vita? Esistono altri mondi dentro di noi, nei quali gli incubi ma anche le aspirazioni potrebbero essere realizzate? Il sogno dell’autore è la costruzione dell’altro mondo, dell’altra vita che l’autore poteva vivere. Il sogno si è interrotto proprio > per non vedere più, per non sapere quello che c’era in fondo a tutta la mia storia . Per Paolo Pasolini, la scrittura di Soldati > è priva di ogni vischiosità, cioè a tenere attaccato a sé il lettore, a possederlo, ad esercitare su di lui un’inconfessata autorità . Pasolini parla di leggerezza e di continuo rimando a qualcosʼaltro, a un’alternativa. L’espediente del sogno permette all’autore di giocare senza spiegare: per esempio, che cosa significava lo smeraldo? Che senso aveva tutta la vicenda rispetto all’avvio del racconto? Come ha scritto nella lettera a Soldati l’amico Enzo Giachino, > sono persuaso che lettore più colto e sottile saprebbe svelare il senso celato di tanti episodi, che a me sfugge .

Mario SoldatiOscar Mondadori
A cena col commendatore
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A cena col commendatore

Lʼautore immagina che un impresario di opera lirica, ormai in pensione, decida di mettersi a scrivere affinché si sappia chi fosse realmente: > curioso degli altrui travagli... marmoreo commendatore di unʼepoca ormai trascorsa . Prima della sua dipartita, il commendatore sarebbe riuscito a comporre tre racconti, che riporterebbero episodi reali della sua vita. Nella «Giacca Verde», lʼimpresario ha scritturato un brillante direttore dʼorchestra per lʼOtello di Verdi. > un uomo di genio ( ma) così vano che si occupa costantemente dellʼimpressione, anzi dellʼeffetto che egli produce su chiunque lo accosti . Durante le prove, tutto é proceduto bene sino allʼattacco dei timpani, quando, improvvisamente, il direttore ha chiesto di sospendere lʼesecuzione, portando a giustificazione un improvviso malore. Lʼimpresario é riuscito, tuttavia, a farsi confessare le vere ragioni dellʼinterruzione ed anche della decisione del musicista di rompere il contratto. Durante la seconda guerra mondiale, il direttore, giovane e non ancora famoso, si era rifugiato in un paese di montagna dellʼItalia Centrale, dove aveva fatto amicizia con il suonatore di timpani presente nellʼorchestra: «un ometto di mezzʼetà, modesto, tranquillo, dallo sguardo spento» , il quale, però, si era fatto conoscere come un noto maestro di musica, ricevendo la stima e lʼammirazione della gente del luogo. Ebbene, il giovane direttore, ben più valente e affermato del povero orchestrale, non aveva svelato la sua vera identità, ma si era presentato come un umile impiegato di banca, Ma perché dissimulare? > Spensieratamente, per curiosità, per vizio, avevo disceso il vago sentiero della burla.... e vedendo quel piccolo uomo grassottello, dalla buffa giacca verde e dal passo balzellante, venirmi incontro nel refettorio, io avevo soprattutto guardato la giacca e non lʼuomo . Ma non era solo la superficialità a portarlo al futile inganno, cʼera anche «un sottilissimo ed esasperato piacere, quello di non essere più io», ma in tal modo aveva tradito lʼamicizia, il legame sincero tra due uomini che si erano trovati insieme in un momento difficile della propria vita. E adesso il direttore, importante ma vanesio, preferisce fuggire piuttosto che affrontare il povero orchestrale, che resta, invece, saldo nel suo ruolo e nella sua dignità, modesto lavoratore della musica. Nel secondo racconto, «Il padre degli orfani», lʼimpresario fa visita ad un collega, che aveva lasciato improvvisamente lʼattività, per gestire un orfanotrofio. Quando gli chiede i motivi di una decisione così drastica, il collega gli racconta una storia commovente: aveva incontrato in treno un bambino malato, ne era rimasto impressionato, ma, per pigrizia o per i troppi impegni di lavoro, aveva indugiato a prestare aiuto e, quando si era deciso a farlo, aveva scoperto che il bambino era morto, in quanto la famiglia non era stato in grado di comprare i farmaci necessari. Un bellissimo racconto, se non fosse che lʼimpresario casualmente scopre la vera storia: il collega aveva un legame omosessuale con un giovane, che aveva avuto un bambino da una ballerina. Pur richiesto di dare un aiuto, il collega si era rifiutato e aveva, tra lʼaltro, allontanato da sè il giovane per timore che la sua irreprensibile vita borghese fosse sconvolta dallo scandalo. > Si era pentito di tanti peccati, non del solo mortale che aveva commesso. Aveva fatto mille sacrifici, non quellʼuno senza il quale tutti gli altri non avevano valore: il sacrificio, allʼamore, della propria vanità . Lʼimpresario vorrebbe costringerlo a riconoscere la sua abbiezione, ma poi lo vince la ripugnanza di una scena isterica, la fatica di togliere ad un uomo la propria maschera. Nel terzo racconto, «La finestra», lʼimpresario va a far visita ad una vecchia amica inglese, di cui è da sempre innamorato. Spera di poter vivere insieme gli anni della vecchiaia, ma poi scopre che la donna ha sempre amato un filibustiere, un poco di buono, che lʼha abbandonata da molti anni. Lʼimpresario riesce a dimostrare il vero carattere di questo bellimbusto, ma è inutile. Anche dinanzi alle prove più evidenti, la donna conferma il proprio amore. Per lʼimpresario è lo svelamento di un mito, di un sogno di tutta la vita: > se pensavo a Twinkle come lʼavevo lasciata ventʼanni addietro e poi sempre ricordata, schietta, arguta e di gusti così semplicemente nobili.... non credevo, guardandomi intorno, ai miei occhi. Eppure, la sua lunga solitudine, popolata dalle fantasie e dal rimorso, mi spiegava anche questa corruzione . Con il suo stile semplice, elegante ed arguto, Soldati affronta i temi della complessità dellʼanimo umano, riconducendola a tutto ciò che in noi cʼè di ambiguo e di incerto. La maschera, dietro la quale ci nascondiamo, non è un artificio, ma fa parte intrinsecamente della nostra coscienza. I racconti sono compatti ed essenziali, sorretti da una abile e veloce struttura narrativa. I protagonisti e gli ambienti sono disegnati con poche ed efficaci pennellate, attente ai particolari ( le mani, il modo di vestire, lʼarredamento), così da ricordare, con felice sorpresa, i romanzi dellʼottocento. Perché leggerlo? Sono racconti bellissimi, la scrittura è piacevole e fluida.

Mario SoldatiOscar Mondadori
El Paseo de Gracia
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El Paseo de Gracia

Eugenio è un noto scenografo e costumista italiano, che vive a Los Angeles. Una telefonata dallʼItalia lo riporta allʼorigine della sua carriera e alla figura di Olga. Molti anni prima, quando era ancora in Italia, Eugenio aveva avuto una relazione con unʼamica della moglie, appunto Olga: > piccola, carina, bruna, frangetta e tirabaci alla Louise Brooks (...) aveva uno sguardo sfuggente, ambiguo . Eugenio amava sua moglie, donna intelligente, colta e raffinata, ma era avvinto dalla ripetitiva scansione degli incontri con lʼamante: un lungo periodo di indifferenza, un amplesso furtivo, tacito, violento, veloce , e di nuovo lʼindifferenza, come niente fosse accaduto. Qualʼ è il gusto di un tradimento così avaro di erotismo e di sentimenti? > Eugenio si sentiva superiore a Olga, (...) al punto di godere soltanto se rischiava, oh, impunemente! la commedia di fingersi inferiore e di adorare lei appunto come se lei gli fosse davvero superiore (...) (ma) Eugenio sapeva sempre che Olga era una miserabile schiava . Era il piacere di ingannare sé stesso, anche se solo per cinque minuti (il tempo dellʼamplesso) la molla del desiderio di Eugenio, il quale, nel suo egoismo, si compiaceva che Olga si illudesse di essere la padrona, sapendo comunque che era un gioco. Ovviamente non era così, la donna non voleva essere la futile occasione dellʼego smisurato dellʼuomo, di una «doppia bugia» sempre uguale a sé stessa. > Eugenio non si accorgeva mai, e gli faceva comodo non accorgersi, e nemmeno sospettare, che lei poteva anche avere unʼanima, poteva anche, dai e dai, incominciare a volergli bene . Olga fuggì, scomparendo, ma rimase nella fantasia di Eugenio: lʼaspirazione di una donna suddito, che diviene sovrana per pochi minuti. Il romanzo riprende «nel presente». Eugenio è tornato in Italia a girare un film, ma il soggiorno in Europa non è altro che una ricerca di Olga. E quando deve andare a Barcellona, dove si dice che viva la donna, Eugenio ripercorre più volte El Paseo de Gracia nella speranza di incontrare Olga, la quale, > stranamente, miracolosamente, gli sarebbe apparsa identica a come era quindici anni prima: con il suo casco lucido alla Louise Brooks, col suo musetto sciocco e furbo, con il suo sorriso imbronciato . E lui gli avrebbe detto, > con la massima possibile tranquillità: Certo, che tutto è finito. Ma... ma forse, si potrebbe provare ancora una volta... una sola . Lo sfondo è il mondo meraviglioso ma falso del cinema. Lʼautore sviluppa anche una serie di intrighi, che dovrebbero dare un minimo di ritmo narrativo ad una trama fatta essenzialmente di sensazioni e riflessioni. Un primo significato del romanzo risiede nella narrazione della trasgressione, tanto più accattivante quanto più distante dalla vita normale. Come dice lʼautore, > astinenze lunghe (...).Poi, improvviso, sottile risvegliarsi del desiderio ma, per la durata di qualche giorno, solo un richiamo distratto, un memento apparentemente innocuo. Infine, di botto, una smania che non gli dava pace (...) E tutto si ripeteva più o meno come nella volta precedente . Esiste, poi, una chiave di lettura più profonda, esistenziale e filosofica, bene espressa dal brano sullʼ ossessione delle piastrelle. Eugenio vede nelle piastrelle del bagno lo stesso disegno, continuamente ripetuto, ma con infinite piccole differenze. Guardando le piastrelle da differenti punti di vista emergono due figure ricorrenti: il Bravo, che lo si riconosceva > sempre di profilo e se ne vedeva subito il volgare, massiccio naso adunco, la bocca crudele, lʼocchio acuto di belva che spia; e la Soubrette, una faccetta piccola e graziosa (...) e con la minuta boccuccia che a sua volta sorrideva . La Soubrette era il Bravo visto alla rovescio: il dominatore può diventare il dominato, il violento il docile e così via; noi tutti possiamo essere contemporaneamente, nelle varie circostanze, lʼuno e lʼaltro. Già nello «Lo Smeraldo», romanzo fantastico, Soldati sviluppa il tema del doppio, ricorrendo allʼespediente del sogno. Esistono altri mondi dentro di noi? Nel più tradizionale «A cena col commendatore» ritorna sulla complessità dellʼanimo umano: la maschera dentro la quale ci nascondiamo non è un artificio, ma fa parte intrinseca della coscienza. In questi due romanzi il racconto è sorretto dalla scrittura; nel primo dannunziana e immaginifica, nel secondo semplice e ottocentesca. In questo libro, invece, lo stile è «spezzato», faticoso, prolisso, mal sorretto da una trama esile e inconcludente. Perché non leggerlo? Non rispecchia lo scrittore Soldati. È una caduta di qualità

Mario SoldatiRizzoli