Jaune Cabré
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Signoria
Siamo nella Spagna nel 1799. Don Rafel è il potente cancelliere del Regio Tribunale di Barcellona. Lʼautore lo descrive sinteticamente come un uomo > la cui vita era caratterizzata da una bramosia costante e dallʼinquietudine dellʼinsoddisfazione, che lo spingeva a sognare senza essere poeta, a innamorarsi senza essere un dongiovanni, a scalare posizioni sempre superiori agli altri, sperando di raggiungere la felicità. Ma, siccome era intelligente, sapeva mantenere le posizioni conquistate, pur a costo dellʼodio e dellʼinvidia altrui . La sua abilità e la sua spregiudicatezza gli avevano permesso di salire nella scala sociale sino ad arrivare ad una posizione impensabile, lui non aristocratico, e ad un patrimonio ragguardevole. Potente e temuto sembrava inattaccabile e si faceva chiamare con il titolo di Sua Signoria, preludio ad una baronia. Un episodio apparentemente marginale, lʼomicidio di una cantante, lo trascina nel baratro. La donna è stata assassinata dopo avere avuto un rapporto dʼamore con un giovane poeta, Andreu, che viene accusato del delitto. A casa del giovane viene trovato un documento, dove emerge che don Rafel ha ucciso la sua amante.Il potente cancelliere fa in modo che il giovane, pur innocente, venga condannato rapidamente e mandato al supplizio. Ma la situazione precipita: il delitto di don Rafel è a conoscenza di altre persone, che o lo ricattano o cercano di vendicarsi della morte del giovane. Don Rafel non ha rimorsi ma teme lo scandalo e «si chiedeva quando avrebbero iniziato a gettarglisi addosso per toglierli tutto». Preso dalla disperazione, va a confessarsi ma rivela davanti al confessore tutto il suo cinismo: dinanzi alla richiesta del prete di consegnarsi alla giustizia dice candidamente che > la legge è un insieme di arbitrarietà raccolte in un Codice e la giustizia è ingiusta per definizione . Neanche Dio può accoglierlo e a quel punto non gli resta che il suicidio. È una società decadente quella descritta dal libro: bramosia di denaro e di potere, abusi e violenze verso i più deboli, vita fatta di apparenze e di squallide vicende sessuali. Sembra lʼItalia di oggi!! Anche i rapporti autentici vengono distrutti in una società corrotta e contribuiscono a creare le vittime predestinate: lʼamore di Teresa per Andreu ha portato a regalargli il medaglione che sarà la prova della condanna; le lettere, ingenue e piene di affetto per Andreu, di Nando, lontano da Barcellona e ignavo della sorte dellʼamico, diventano crudeli e insulse alla luce della situazione del giovane condannato. La scrittura è piacevole ma la storia si sviluppa lentamente, girando intorno alla figura di don Rafel senza mai investigarla a sufficienza,tanto che la drammaticità della conclusione appare scontata e improvvisa nello stesso tempo, quasi a voler chiudere un racconto troppo lungo. Perché non leggerlo? Ha la lunghezza di un trhiller senza esserlo.
