Giorgio Faletti
Libri di quest'autore
Fuori da un evidente destino
L’ambiente è una città americana nel territorio dei Navajos. Jim, mezzo indiano e mezzo bianco, ritorna nella sua città per essere coinvolto in una serie di omicidi commessi da un’ombra vendicatrice, che era attivata da un suo avo indiano per vendicarsi di un eccidio commesso da alcuni avventurieri. È un ritorno nel passato, sia quello lontano, che quello più vicino a Jim, legato alla sua infanzia e alla sua scelta di abbandonare la città natale. La conclusione del libro è in parte ovvia, i colpevoli di ieri e di oggi vengono puniti, e in parte è amara, in quanto Jim deve sacrificarsi, uccidendosi, per interrompere la furia vendicatrice dell’ombra, che è la sua ombra. La storia è troppo new age, così come lo è lo stile. Ma il ritmo narrativo si mantiene sostenuto così da rendere la lettura piacevole e avvincente.
Niente di vero tranne gli occhi
Anche con questo romanzo Faletti si conferma un ottimo autore di thriller all’americana. Un ottimo stile e un ritmo narrativo veloce, che lascia tuttavia lo spazio a suggestioni sui misteri che circondano la vita e le relazione tra le persone. L’unico difetto è costituito dal fatto che la protagonista vede le scene tramite gli occhi di uno degli assassinati, occhi che gli sono stati trapianti. Si tratta di un fatto inverosimile, che introduce un elemento di disturbo, tra l’altro inutile ai fini dello svolgimento della trama.
Io uccido
Il romanzo tratta di una serie di delitti avvenuti a Montecarlo, commessi da uno psicopatico, che uccide una serie di personaggi famosi in preda a un delirio di vendetta e per ridare una faccia a suo fratello, nato infelice e ucciso dal padre. Un agente americano si trova a dirigere le indagini in un groviglio di vicende collaterali e di colpi di scena. Si tratta del classico romanzo, che riprende lo stile e il ritmo narrativo dei libri di Ludlum, Le Carrè e così via: racconto poliziesco, che non si affida all’ambientazione (in realtà ridotta all’essenziale) né a un approfondimento dei caratteri dei personaggi né infine alla suspense. Ci si affida alla velocità della narrazione e, in questo caso, a una scrittura piacevole e piana. È un bel libro, forse troppo lungo (come tutti i romanzi di questo genere), ridondante (per esempio, dopo la scoperta dell’identità dell’assassino sino alla sua cattura), frettoloso (come il protagonista scopre l’identità dell’assassino) e infine poco verosimile per quanto riguarda l’ultimo colloquio tra il protagonista e il generale «cattivo». Altre pagine catturano l’interesse e l’attenzione: il primo assassinio nella barca, le telefonate alla stazione radio, la ricerca del commissario francese ad Aix en Provence e infine la cattura dell’assassino. Finalmente anche la letteratura italiana è entrata in un genere letterario che ha avuto e ha una grande fortuna all’estero e in Italia.
Io sono dio
> Le guerre finiscono. Lʼodio dura per sempre. Lʼodio covato per anni aveva portato un uomo a disseminare una città di bombe. Lʼodio ne aveva portato un altro a farle esplodere . Le conseguenze di quel gioco insano che è la guerra costituiscono il contesto ideale di un thriller. Lʼantefatto del libro è il ritorno di un reduce dal Vietnam, sopravissuto ma mostruosamente sfigurato dal napalm, la bomba incendiaria largamente usata dagli americani nella guerra. Come si direbbe oggi in modo elegante, è stato il «fuoco amico» a ridurre lʼuomo nelle terribili condizioni in cui si trova: fatto prigioniero dai vietcong e usato come scudo umano, è stato colpito da reparti del suo stesso esercito, malgrado lo avessero chiaramente riconosciuto. Lʼodio e la vendetta si riversano contro i suoi stessi concittadini, come dice allʼunico amico > credo che ci vogliamo le vite di molti uomini per provare il dolore che ho provato io in quei pochi mesi di ospedale . Devono passare molti anni, quando a New York si verificano alcune esplosioni, con molte vittime. Lʼindagine viene affidata ad una giovane detective, Vivien, al quale viene affiancato Russell, uno scrittore fallito, ma di ricca famiglia, che era venuto in possesso di informazioni rilevanti per la ricerca del colpevole. Come succede nel thriller, il romanzo si sviluppa secondo due filoni narrativi paralleli: il dipanarsi delle vicende poliziesche, ricche di colpi di scena e di intrecci, e le storie personali dei due protagonisti, che finiscono per innamorarsi. Tra i tanti rivoli del racconto, cʼè anche un sacerdote che avrebbe avuto la confessione degli omicidi da parte dellʼassassino: il condizionale è necessario perché è proprio questa confessione il passaggio fondamentale del romanzo, che potrebbe far scoprire ad un attento lettore ( non certo il sottoscritto che non ha capito) chi sia il colpevole. Il romanzo è senza dubbio il migliore scritto da Faletti: la storia è ben costruita, la trama è ricca di vicende e di personaggi che tuttavia si intrecciano bene nel racconto complessivo. La scrittura è piana e tranquilla, semplice ma efficace nel contempo. Se una critica va fatta, riguarda il finale del romanzo, che come succede in molti thriller, non è sviluppato a sufficienza e arriva senza tensione e suspense. Forse lo scrittore avrebbe dovuto curare maggiormente la conclusione anche riducendo parti ridondanti del libro. Perché leggerlo? Si legge molto bene e la vicenda cattura lʼattenzione.



