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Giacomo Gensini


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Genova sembrava d'oro e d'argento
RecensioneItaliano

Genova sembrava d'oro e d'argento

Il libro non parla di Genova, malgrado il titolo. La città è solo un luogo, senza immagini e senza spessore, dove raccontare la vita di un poliziotto. Il protagonista è un giovane, che non ha speranze e pensa che la vita sia > solo uno schema del sistema, uno dei tanti, ma non sono gli uomini a controllarlo, neanche quelli riuniti a Palazzo Ducale. Il sistema è una macchina senza testa, una macchina autonoma . Quello che conta è il gruppo, lʼappartenenza ad azioni coraggiose e violente. Tutta la vita di questo giovane poliziotto è un susseguirsi di esercitazioni, libere uscite, straordinari ed interventi contro tifosi e manifestanti. Viene inserito in un gruppo speciale che viene addestrato per il G8 a Genova. Le esercitazioni, pesanti e finalizzate ad azioni anti guerriglia, rafforzano lo spirito di corpo. A Genova le convinzioni del giovane vengono messe a dura prova non tanto da ciò che succede ma dallʼamore per una ragazza, che, forse, riuscirebbe a convincerlo che il destino è nelle nostre mani, che non è vero che «lʼessere umano è quello che é». Poi tutto precipita: il poliziotto partecipa allʼazione di Via Diaz e scopre che la misteriosa ragazza, conosciuta a Genova, è lì tra i giovani picchiati e sanguinanti. Ancora una volta è stato il destino a decidere: > ero fottuto, lo ero sempre stato, piangevo perché aveva ragione Sara, avevo avuto la mia possibilità di scegliere, piangevo per me, perché capivo che adesso davvero era finita . Il grande tema del romanzo è il cinismo come conseguenza di una vita senza speranze. Il racconto, tuttavia, si sviluppa monotono e lento senza ritmo narrativo e senza che lʼautore riesca a dare profondità psicologica ai personaggi, cominciando dal protagonista. La delusione maggiore viene poi da Genova, che non cʼè ( é mai stato lʼautore nelle strade dove sono avvenuti gli scontri del G8?) con il risultato che tutta la vicenda appare fredda ed artificiosa. Perché non leggerlo? È noioso ed inutile.

Giacomo GensiniOscar Mondadori