Profilo Autore

Fabio Geda & Marco Magnone


Libri di quest'autore

Il lato oscuro della Luna
RecensioneItaliano

Il lato oscuro della Luna

> Vieni a questo muro se odi il tuo posto/e affronta un assaggio di spazio cosmico/dove nessuna forma di vita può esistere/e gli oggetti non fanno che cadere (Joseph Brodsky «La canzone del muro di Berlino» 1983 dall'inserto speciale dell'Internazionale 2019). Questa poesia sintetizza bene il racconto che andiamo a commentare, ambientato nel 1975 a Berlino. Non è un caso che la prima immagine è quella di un uccello che cade, come dal nulla, ai piedi di uno dei protagonisti, il sedicenne Sven. Il ragazzo si è appena innamorato di una coetanea: Cloe dai capelli verdi. > Vorrei ricordare di cosa abbiamo parlato. Lo vorrei. E invece niente. Ciò che ricordo è che la scarpa destra di Cloe e la mia scarpa sinistra si sfioravano (...); ricordo la sua pelle, sul polso, quasi trasparente, e le braccia tese e la testa incassata nelle spalle. I capelli. (...) Ogni tanto Cloe si voltava e mi guardava strano . Sembrerebbe una tipica storia adolescenziale e per molto tempo il racconto si sviluppa lento e prosaico intorno ai due ragazzi, i quali si alternano nella narrazione, con una cadenza un po' ripetitiva. Capiamo da alcuni indizi che la situazione di Sven e Cloe è profondamente diversa. Il primo vive in una famiglia «normale»: i genitori, piccoli commercianti, vorrebbero ancora controllare il ragazzo ma sono troppo impegnati a litigare e a separarsi. Cloe è stata abbandonata dalla madre, ha un padre strambo, fragile e con lavori precari, e deve badare alla nonna, malata di Alzheimer. Subisce un tentativo di stupro, talvolta è presa da istinti di suicidio, si accaparra di una pistola per vendicarsi dell'aggressione, data l'inerzia pusillanime del padre; e irride tra sé e sé il romantico Sven perché la vuole aiutare. > Fiducia a catinella. In quello che fa. In chi è. In cosa lo aspetta. Probabilmente, ha fiducia anche in me. (...) Una roba da voltastomaco . Ma si vive a Berlino, dove un Muro divide la città e chi, come Cloe e Sven, vivono nella parte Ovest quella dell'Est pare un luogo misterioso, anche se tanto simile: > strade e palazzi, e ancora strade e altri palazzi, proprio come qua. Forse, a guardare più vicino, sarebbe stato diverso, ma non ero mai stato a Berlino Est. Non c'era mai stato motivo . Kurt, il migliore amico di Sven, vuole liberare Frida, amata sin dall'infanzia e che vive a Berlino Est. Il piano fallisce perché Kurt e Frida sono fatti prigionieri da una banda criminale; quando viene a saperlo, Sven vuole andare a liberarli; e Cloe decide di aiutarlo. Perché? Lo ama in fondo? Niente di tutto questo. > Berlino è ai nostri piedi e brucia nel tramonto, (...) è una promessa. E brucia l'Est, dove invece non sono mai stata, ma anche solo a vederlo da qua, (...) è una promessa. (...) Una promessa di avventure come quelle di quando ero piccola, ma più eccitanti. E folli. (...) La mia mano che stringe una pistola. Nulla è reale. Ecco perché voglio godermi tutto, e voglio succhiare ogni istante fino al midollo . In un'avventura che ha il sapore del trhiller e non ha un lieto fine, Cloe si perde definitivamente, ma Sven non capisce e la cerca inutilmente. Viene da chiedersi se sia una storia di adolescenti, o invece questo racconto parli di noi stessi, di quella «terra di nessuno», di quel > tempo doloroso che per me e te e tutti noi  con pena si consuma (Arrigo Bertolucci il tempo si consuma" da Viaggio d'inverno). E se il poeta ritrova il figlio nella folla della messa di mezzogiorno, così non è per Sven: con irrequieto occhio ingenuo cerca Cloe nella Berlino tumultuosa e indifferente, credendo che l'amore da solo la possa salvare, ci possa redimere. Cupo è il nostro destino! E' un bel romanzo: chiara e precisa la scrittura, intensi i protagonisti e ben articolata la trama, che da un certo punto in poi ci avvince creando suspense. Talvolta si ha l' impressione di qualcosa di artefatto, di costruito a tavolino, ma questa sensazione è superata dal paesaggio di Berlino, profondamente amato dai due scrittori, e dal tenersi lontano dalla conclusione attesa, il lieto fine. Perché leggerlo? Molto bello, affascinante la figura di Cloe!

Fabio Geda & Marco MagnoneOscar Mondadori
Berlin I fuochi di Tegel
RecensioneItaliano

Berlin I fuochi di Tegel

Nella Berlino ancora divisa dal muro un virus ha sterminato gli adulti. Gli unici superstiti sono le ragazze e i ragazzi di età inferiore ai diciott'anni, dopo questa età anche a loro spetta il destino dei grandi. > Il cibo se lo procuravano cacciando: avevano imparato a costruire tappe per conigli; a scavare buche in cui far cadere cinghiali e cervi. (...) Si erano impadroniti degli orti urbani e con gesti goffi e inesperti cercavano di averne cura. (...) Non era stato facile. Avevano sofferto, soprattutto il primo inverno. Ma poi avevano imparato a cavarsela . Come scrive Francesco Petrarca, «e 'l rimembrare et l'aspettar m'accora»; i nuovi padroni di Berlino vivono in un continuo e sofferto oscillare tra il ricordo, sempre più evanescente e immaginato, e la realtà, il presente orfano dei genitori. > Io, quando cerco di concentrami sulla loro faccia, la vedo tutta sfocata. Però sento le loro voci. E ogni tanto, nell'aria, mi sembra ci sia il profumo dei vestiti di mia madre. Come scrive Ryszard Kapuscinski nell'ultimo capitolo di Ebano (si veda la recensione in questo sito), dissolvere la memoria del proprio ieri significa diventare > gente senza passato, ossia nessuno. Quegli uomini perderebbero ciò che li univa, sparpagliandosi ognuno per la sua strada, da solo. In «Berlin» non c'è futuro soltanto perché sanno che tutti moriranno al compimento del diciottesimo anno d'età. Le ragazze e i ragazzi vivono senza una prospettiva perché non può esserci utopia se si è soli. Cercano nel gruppo quel legame che permetta di dare un senso all'esistenza, evitando nel contempo di interferire con gli altri clan, in particolare con quelli che hanno valori e regole profondamente differenti. Ed è per rispetto di questa norma generale di coesistenza che Sven, leader carismatico dei Gropius, decide di non aiutare le ragazze di Havel nel  riprendersi Theo, un neonato rapito dai terribili ragazzi di Tegel. > Sven guardò Nora con dolcezza, gli ricordava una sua compagna di classe, di cui si era innamorato in un'altra vita. (...) Collaborazione. Solidarietà. Non erano queste le regole? Sven strisciò gli occhi lungo le pareti macchiate, quindi a terra, e infine li agganciò ai propri piedi. Sapeva che quelle parole erano state sue, solo due anni prima. All'inizio del nuovo mondo.   Ma allora aveva ragione Tegel quando irrideva i ragazzi di Gropius che volevano replicare la società dei genitori? > Carne giovane, pericolo, eccesso: ecco la rivoluzione di Tegel, la loro risposta alla crudeltà del destino. Il loro modo di negare che il virus avesse spento una stagione straordinaria della vita, quella in cui la forza del corpo viene sostituita dalla consapevolezza e dall'esperienza . Siamo a un bivio:  dobbiamo scegliere tra un mondo di solidarietà e convivenza o scivolare pazzamente nel tunnel tenebroso della cieca forza. E' l'inizio di una battaglia dalla quale potrà nascere una nuova umanità. Il lettore non deve farsi sviare da quanto ho scritto. «Berlin» non è un saggio di filosofia morale, è un romanzo d' avventura, una sorta di storia cavalleresca, ricca di colpi di scena e di personaggi, alcuni dei quali impareremo ad amare nel proseguimento del racconto (il libro è il primo di una saga). Partendo dal punto di vista degli adolescenti, Geda e Magnone approfondiscono le forze sottostanti alla turbolenza giovanile (il continuo oscillare tra amicizia ed anarchia, il distacco e il legame con i genitori, l'attrazione e la paura del rischio) e pongono noi adulti dinanzi ad un quesito: noi latitanti e indifferenti, spetterà ai nostri figli e nipoti trovare da soli la propria strada? Saranno costretti a lottare per un mondo migliore senza di noi? E viene voglia di continuare nel racconto, per la storia e per sapere chi ha ragione: la pazzia di Tegel o la solidarietà di Gropius, o entrambi. La scrittura è pressoché perfetta, anche troppo. Non emergono peculiarità, nel lessico così come nella sintassi, capaci di affascinare e di dare ritmo inconsueto alla narrazione. I personaggi sono sospesi nel ruolo che ricoprono nel gruppo, senza personalità e storie proprie.  Perché leggerlo? Avventuroso, particolare e profondo.

Fabio Geda & Marco MagnoneOscar Mondadori
Berlin
RecensioneItaliano

Berlin

Nel sito abbiamo già pubblicato la recensione del primo racconto della grande saga di Berlino, scritta tra gli anni 2015 e 2018 da Fabio Geda e Marco Magnone (si veda «I fuochi di Tegel»). In una «Berlino logora e fatiscente», un'epidemia aveva sterminato tutti gli adulti e solo i minori di diciott'anni erano sopravvissuti: erano precipitati in un > mondo violento, primordiale, oltre al tempo, (che) stava rubando loro anche le parole . Devono continuare a vivere anche se > erano certi che qualcosa di orrendo sarebbe saltato loro addosso da un balcone, o da dentro una macchina, cogliendoli alla sprovvista . Si sono raggruppati in gruppi con valori e dinamiche differenti,  all'interno di un muro che circonda tutta Berlino, una sorta di prigione che li protegge ma li obbliga ad un destino claustrofobico, vivendo pur sapendo che moriranno a diciott'anni. Se in «I fuochi di Tegel» gli autori avevano introdotto il contesto e i personaggi, i libri successivi narrano la vita in questo mondo selvaggio: nel «L'alba di Alexanderplatz» è la lotta contro una pantera, una bestia feroce che si nasconde nelle gallerie abbandonate della metropolitana; nel «La battaglia di Gropius» in un inverno glaciale, ormai esaurite le enormi quantità di cibo e di materiale da ardere dei supermercati e degli edifici abbandonati, sono la fame e il freddo a spingere ad una grande battaglia tra quelli di Tegel, guidati dalla selvaggia Wolfrun, e quelli di Gropius, con a capo l' esitante Jacob; nei «I lupi di Brandeburgo» i nostri eroi dovranno avventurarsi oltre il muro per salvare la piccola Nina; ed infine negli ultimi due libri ( «Il richiamo dell' Havel» e «L'isola degli Eroi») la grande saga si conclude in uno scontro tra  adulti e ragazzi, in un finale inquietante benché rischiarato da un epilogo hollywoodiano. Il racconto è caleidoscopico, ricco di sfaccettature e angoli di visuale, permettendo ad ogni lettore di seguire l'aspetto che più l'attrae, se non si vuole limitare all'avventura, sempre sorprendente ed affascinante. Trovare un filone conduttore sembra difficile ma è possibile se si seguono le vicende di un personaggio. Il sedicenne Jacob si è ritrovato suo malgrado ad assumere la guida del gruppo di Gropius; Sven, il precedente leader, è stata una figura carismatica, sicura nelle sue scelte perché sempre ispirato da valori di solidarietà e di pace. Jacob, invece, vorrebbe vivere ancora  la sua adolescenza (i primi amori, le amicizie, la nostalgia, la malinconia), ma non può, deve assumere le sue responsabilità. E lo fa a modo suo, non sempre rispecchiando l'immagine che si ha della leadership: è esitante, pensa spesso a ciò che avrebbe fatto Sven o suo padre, prende non sempre decisioni che si riveleranno giuste. E' la sua coscienza a fargli fare la scelta fondamentale di tutta la grande saga. In un paesaggio ghiacciato ed ostile alcuni coraggiosi si sono avventurati oltre il muro, alla ricerca di Nina. Si imbattano in Wolfrun, la selvaggia condottiera del gruppo di Tegel, una nemica senza pietà mossa dall'odio verso la vita. Con il suo cavallo Wolfrun è caduta nell'acqua ghiacciata e morirebbe di certo se Jacob non decidesse di salvarla. > Jacob pensò a quell'idea di mondo che un giorno dopo l'altro avevano cercato di costruire, un mondo in cui non bastava salvare la propria vita per sentirsi salvi, e senza darsi altro tempo per riflettere tornò indietro . E saranno Jacob e Wolfrun, così diversi ma ora alleati e forse già innamorati, a guidare le ragazze e i ragazzi ad affrontare l'ultima e più impegnativa sfida. Abilmente costruito sotto il profilo stilistico e narrativo, pare di leggere un poema epico, una sorta di Eneide e Iliade messi insieme. Accanto alle grandi battaglie traspare il senso di umanità reciproca, una pietà virgiliana, radice di sentimenti familiari di cura e di amicizia. Certo il racconto descrive meccanismi di potere e di dominio sino all'atteggiamento razzistico degli adulti verso i giovani, ma i tanti personaggi positivi fanno sempre scelte in contrasto con il delirio della sopraffazione. Dispiace che gli autori abbandonino ad un certo punto la struttura portante della narrazione, ossia la riedificazione di una società libera dal peso e dagli errori dei «grandi», per andarsi a intrappolare (chissà perché) in una vicenda che richiama gli orrori del nazismo, appesantendo la narrazione in modo inutile e ridondante. Perché leggerlo? Cattura per l'ambiente e i personaggi

Fabio Geda & Marco MagnoneOscar Mondadori