Antonio Manzini
Libri di quest'autore
7-7-2007
In quattro anni, dal 2013 ad oggi, lʼautore ha pubblicato 6 romanzi, tutti con la figura di Rocco Schiavone come protagonista. Forse, la fretta non ha favorito la cura necessaria: la narrazione è confusa, intreccia il genere noir con storie di vita e ricostruzioni di contesti sociali senza arrivare ad una sintesi efficace. Siamo ad Aosta, una donna è stata uccisa nellʼ appartamento del protagonista. Nel lungo interrogatorio che ne segue il vice questore Rocco chiarisce gli antefatti, anche se non del tutto. A Roma ha condotto unʼindagine su un brutale omicidio di due ragazzi. Cʼè di mezzo la droga, ma non entreremo nei dettagli per lasciare che sia il lettore a scoprire come Rocco riesca a dipanare la vicenda. Accanto alla storia principale si aprono numerose finestre narrative, le principali delle quali sono la tormentata storia dʼamore con la moglie e la stretta amicizia con tre compagni dʼinfanzia. Marina > era bella. Con gli occhi concentrati, i denti che mordevano appena il labbro superiore, i capelli raccolti in una crocchia tenuta da una matita, o era una bacchetta cinese? Bella, col camice bianco immacolato che rifletteva la luce della lampada e le creava un alone tuttʼintorno. I capelli parevano più biondi e i pochi granelli di polvere che danzavano intorno al viso sembravano stelle e comete . Marina è andata via da casa quando ha saputo che Rocco è un disonesto: ha approfittato del suo ruolo di vice questore per arricchirsi. Responsabili di questi piccoli traffici sono gli amici dʼinfanzia: una sorta di tre moschettieri, simpatici, grandi mangiatori e bevitori, sempre pronti ad aiutare lʼamico, ma veri e propri furfanti, una cattiva compagnia per un poliziotto. Sarà Marina a tornare a casa, perché ama Rocco e lo accetta così comʼè. La conciliazione tra i due è una delle tante delusioni del romanzo. Leggiamo questo dialogo: > Marina gli carezzò il petto. Veramente per tornare a casa hai dovuto chiudere gli occhi? ( Rocco) Un poʼ. Ora ce li ho belli aperti e vedo accanto a me lʼuomo che amo e che con molta probabilità amerò sempre (Marina). Ho unʼerezione (Rocco). Potresti per una volta pensare ad altro? (Marina) Tipo? (Rocco) . Insomma, per Rocco era tutta una questione di sesso! Perché condurci in una storia dʼamore se tutto si riduce nella banale e rassegnata accettazione da parte della donna? Rocco riesce a trovare i colpevoli; dietro agli omicidi cʼè una potente organizzazione malavitosa, la quale, cerca di assassinare Rocco, uccidendo invece Marina. Quel luglio del 2007 > erano stati giorni strani. Giorni di caldo e improvvisi acquazzoni, di ansia e soprattutto di puzza. Puzza di scantinato, puzza di morti violente, di gente schifosa, acquattata nelle fogne, pronta a colpire... Un romanzo noir richiede un intenso ritmo narrativo; il lettore deve essere avvinto dalla trama, partecipare allʼinvestigazione o farsi travolgere dagli eventi, dalla loro tensione. Tutto ciò manca nel libro: lento, spesso scontato, ricco di personaggi e vicende inutili, il racconto è banale e noioso. Inutilmente i «tre moschettieri» fanno da spalla al protagonista: Rocco, diciamo la verità, è un Marlowe non riuscito, un personaggio che non regge il ruolo affidato, quello del poliziotto corrotto ma buono, giustiziere per conto suo. Al fallimento del romanzo contribuisce anche la scrittura; lʼuso eccessivo del punto e il frequente ricorso ai dialoghi spezzettano la narrazione, rendendola più simile ad una sceneggiatura che al periodare di un racconto, nel quale è necessario allargarsi in descrizioni e in approfondimenti psicologici. Come è possibile che questo romanzo sia da settimane in testa alle classifiche dei libri italiani più venduti? Perché non leggerlo? È noioso e banale.
