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Alessandro Barbero

Alessandro Barbero è uno storico e scrittore italiano, specializzato in storia del Medioevo e in storia militare.

Libri di quest'autore

Romanzo russo
RecensioneItaliano

Romanzo russo

Il romanzo è ambientato in Russia tra il 1987 e il 1991 negli anni di Michail Gorbacev, in quelle confuse vicende che portarono alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, nel dicembre dello stesso anno. Ciò che accadde fu > un tappeto intessuto di innumerevoli fili , una sorta di cubo di Rubik, su cui le dita rincorrono > i cubetti colorati che non si incastrano mai al posto giusto. Per dipanare questo groviglio, senza riuscirvi, Barbero immagina che «qualcuno» racconti quanto è successo: un io narrante, forse un oscuro attore ebreo e moscovita, al quale, dinanzi a una manifestazione di odio antisionista, > balenò d'un tratto un progetto che sul momento, chissà perché, non gli parve affatto mostruoso, ma anzi felicissimo: ecco, io, pensò, me ne starò a guardare, e poi descriverò tutto quanto nel mio romanzo. Perché, si capisce, come sopravvivere altrimenti a una simile porcheria?. E se la trama non ha l'ordine dei grandi romanzi ottocenteschi, bisogna rassegnarsi perché è progettata da un attore, o forse da uno storico che, come Ariosto con l'Orlando Furioso, si sta divertendo nell'affascinante passione dello story telling. D'altra parte, pure il grande Emanuel Carrère si è perso a descrivere i recenti avvenimenti russi (si veda Limonov in questo sito). Il romanzo ruota intorno a due personaggi. Tania, una giovane storica, ha deciso di fare la tesi di dottorato sull'oscura scomparsa dei dirigenti del Partito a Bakù, negli anni '40. Perché nei verbali dei congressi e dei comitati regionali non sono più citati? Deve essere una vicenda delicata, se il romanzo stesso si apre con una scena divertente e preoccupante: due inviati da Bakù riversano del pomodoro sulla scrivania e il vestito del capo di Tania per fargli capire che è meglio che la ragazza abbandoni la ricerca su quanto è successo. > Lasciamo pure stare i meriti e le colpe. Ma l'oblio, quello no. Un popolo libero deve ricordare , e con la determinazione di chi crede alla «verità storica» come imperativo morale del ricercatore, Tania va a Bakù a svelare il mistero, all'insaputa dell'Istituto Storico per cui lavora, e rischiando la vita. Nazar è un procuratore federale: crede fortemente nella giustizia, una legalità ormai corrosa dalla palude brezneviana, lui nostalgico della severità staliniana, al punto che è per la pena di morte (in casa tiene con orgoglio «i foglietti rosa» in cui è riportata l'esecuzione delle sue condanne alla pena capitale!). Gli viene affidato l'incarico d'indagare sull'omicidio di un ayatollah a Bakù; si teme che possano essere accusati gli armeni scatenando la furia vendicativa degli azeri: siamo ormai dinanzi alla disgregazione del potere sovietico. Come in un thriller le due vicende si dipanano con colpi di scena, momenti di pericolo nella lontana Bakù ma pure nella più sicura Mosca, intrecciandosi tra loro in modo sorprendente e casuale. In un mondo in disgregazione in termini di valori e per quanto riguarda le istituzioni statuali. a chi interessano la verità storica e quella giudiziaria? Non resta che rinchiudersi negli affetti familiari. Perdendosi nel racconto viene un dubbio: Barbero parla della Russia o dell'Italia? La corruzione dilagante, a tutti i livelli, l'intreccio tra potere politico e malavita, l'ideologia ridotta a mero rituale, la mancanza di una qualsiasi visione del futuro, il disinteresse per le «verità», se non da parte di pochi testardi, sono tutti elementi che ritroviamo nella storia recente del nostro Paese. Come in Limonov, bisogna ammettere che le società in dissolvimento, che siano russe o italiane, hanno un loro fascino, soprattutto se descritte in modo ironico, senza esprimere inutili giudizi morali. Inoltre, il mondo degli storici è narrato nei suoi meccanismi, in cui potere, compiacenza, studi degli archivi e metodologie si mescolano in modo imprevedibile, e solo chi è mosso da una fede incrollabile, come Tania, può arrivare fino in fondo. Barbero parla di se stesso, come storico e italiano. Barbero scrive come parla, in modo colloquiale, con continue parentesi e descrizioni gustose, mischiando fatti con tratti di costume, senza tralasciare un pizzico di sesso. Le pagine scorrono veloci e piacevoli; tuttavia, il lettore si perde negli innumerevoli ricami della narrazione, a discapito del ritmo complessivo, fondamentale in una sorta di thriller, e della comprensione complessiva della storia. Deve essersi accorto di questo, Barbero verso la fine perché mette le mani avanti. > E tutto sta in questo, che bisogna essere bravi: sarebbe troppo comodo se il primo venuto fosse capace di scrivere in quattro e quattr'otto quel che passa in testa ai suoi personaggi in un momento come questo. (...) La penna scrive e non sa che cosa, l'inchiostro non corrode la carta, il quaderno non prende fuoco.... Perché leggerlo? Piacevole e interessante, bella la figura di Tania.

Alessandro BarberoSellerio editore Palermo
Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle Gentiluomo
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Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle Gentiluomo

Immaginiamo che un marziano sia inviato sulla Terra per capire cosa stanno facendo gli Umani: se dobbiamo aspettarci la guerra o possiamo sperare nella pace, che permetta ancora i commerci interstellari. Da un lato questo visitatore, sconcertato ma indifferente (sono problemi dei Terrestri!), ne trarrebbe un'idea confusa; dall'altro sarebbe forse un viaggiatore curioso, un po' inorridito dalle nostre miserie e un po' affascinato dagli antichi monumenti e dalle belle donne. Tra metafora e storia, Barbero racconta le vicende di un gentiluomo americano, Mr. Robert Pyle, in viaggio nella Prussia del 1806, in piene guerre napoleoniche, con il compito di spedire dispacci settimanali all'ambasciatore statunitense a Londra. La prima evidenza è che viaggiando da Amsterdam a Berlino incontra di continuo tante frontiere, alcune all'interno della stessa Prussia, da far pensare che > la geografia degli stati europei ricordi un rompicapo lasciato incompiuto da un bambino capriccioso che non un prodotto della ragione umana, e non c'è da sorprendersi che la lora politica sia guidata prima di ogni altra cosa dalla paura dei vicini. Che stia parlando della nostra Europa? E poi, con > quella libertà che il viaggiatore ha di scegliere le strade da percorrere, i cibi da assaggiare, le ragazze da accarezzare ,Mr. Pyle può > passare il pomeriggio nel palazzo di un gran signore conversando in francese , e finire > la serata nel cortile dell'albergo, ascoltando le chiacchiere della padrona e osservando la sguattera che lavava i piatti in cucina alla luce della lanterna. Il nostro gentiluomo non si limita ad osservare, appena può, coglie i frutti di amori fuggitivi, che siano prostitute e giovani serve o contadine, convinte da pochi talleri, o che siano fugaci relazioni alla Byron, con nobildonne della corte berlinese.  A trattenerlo è solo il rischio di contrarre qualche malattia venerea. Ci sono altri piacevoli passatempi: le conversazioni con ufficiali prussiani, > perfino capaci di considerazioni filosofiche , le partite a carte e il nostro Pyle perde sempre un bel gruzzolo di talleri, i salotti eleganti dove si parla francese e si è per la guerra o contro di essa, sempre però ammirando il Bonaparte. Il nostro gentiluomo riesce pure a incontrare Fichte e Goethe, il primo come ci arriva dalla storia della filosofia, il secondo deludente: un logorroico ubriacone. E' la missione che gli è stata affidata? Tra bordelli, viaggi faticosi per alberghi di posta, lunghe chiacchere, il nostro Robert riesce pure a incontrare i ministri prussiani, lo stesso Federico Guglielmo III e i sonnolenti sovrani dei piccoli stati della Germania del Nord, come l'Hannover e la Sassonia. E quando non ha notizie da riportare, non importa: basta leggere il «Moniteur» parigino, anche vecchio di giorni, o inventarsi presunte informazioni da smentire o correggere nel dispaccio successivo. Per Mr. Pyle è un viaggio faticoso ma in fondo piacevole; per noi un bell'affresco della Germania di primo Ottocento, in attesa di una guerra inevitabile, perché ne va dell'orgoglio di una casta militare forgiata dal grande Federico II e dal nazionalismo nascente della nazione germanica. A distruggere il bel tour, a rendere fatue e sconsiderate le suggestioni di guerra, sono le disastrose sconfitte di Jena e Auerstedt, in cui sono evidenti l'impreparazione dell'esercito prussiano e l'arretratezza strategica dei suoi generali.  Con il dettaglio dello storico Barbero ci racconta la parte oscura della guerra: i soldati andati a morire male equipaggiati e in disordine, eppure mossi da un fatalismo ancestrale di servi ubbidienti; le case incendiate e saccheggiate, con la popolazione uccisa, violentata o disperatamente in fuga; i generali che si spostano in carrozza, ligi alle forme e attenti alle loro comodità; gli ufficiali stretti tra la disciplina e la solidarietà verso i loro soldati, ai quali non riescono a garantire neanche il pane, d'altra parte i soldati sono contadini abituati a soffrire la fame. > E' tutto scritto in un libricino rilegato in pelle , dice nel prologo Mr. Pyle, > che è rimasto a ingiallire da allora, nel cassetto di una scrivania zoppicante, esiliata da molti anni nel cassetto, (...) un deplorevole racconto di cose fatte molti anni fa, e fatte male. Già in «Romanzo russo», scritto nel 1998 e ambientato nella Russia di Gorbaciov (si veda la recensione in questo sito) si percepisce una sorta di estraniazione rispetto al dissolvimento morale e istituzionale dell'Unione Sovietica; qui la sensazione è ancora più forte, forse perché gli avvenimenti sono così distanti nel tempo. Robert Pyle è in fondo uno spettatore, persino durante la sanguinosa battaglia di Jena la sua preoccupazione è quella di salvarsi, stupito di essere rimasto coinvolto in questa tragedia, malgrado tutto. D'altra parte Barbero è innanzitutto uno storico e la sua professione lo costringe ad essere distaccato, sottilmente ironico talvolta, ma mai coinvolto nei personaggi e nelle loro dolorose vicende. Certo, sono chiare le opinioni dello scrittore: è facile parlare di guerra da lontano, bisogna viverla da parte degli umili e allora si scopre che c'è una bella differenza tra le belle ordinate manovre in un piazzale e quanto succede in un campo di battaglia. Non lasciarsi affascinare dalla tecnologia, ricordiamoci sempre che ci sono gli uomini e le donne, i bambini e i vecchi, e sono loro i protagonisti della guerra. Più che in «Romanzo Russo» traspare un'intensa dimensione etica, un giudizio severo sulla fatuità della classe dirigente e intellettuale, che siano Fichte e Goethe o il nostro gentiluomo americano.  Si potrebbe dire che Barbero scrive come parla: fluido, ricco di incisi, preciso ed evocativo nelle descrizioni. Si legge bene, se non fosse che troppo spesso ci si perde, in una trama ripetitiva e prolissa. La lunga descrizione della battaglia di Jena riscatta l'intera narrazione, che rischiava di sfilacciarsi sino a sbrodolarsi. Perché leggerlo? Per chi ama la storia è un gioiello, romanzo attualissimo.

Alessandro BarberoOscar Mondadori