Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Un amore socialista

scritto da De Robertis Pierfrancesco
  • Pubblicato nel 2025
  • Edito da Neri Pozza
  • 523 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 14 giugno 2026
<<Qui vivo come vivevo dappertutto cioè come Kuliscioff>>: citata in una bella pubblicazione a cura di Vittorina Maestroni e Thomas Casadei (" Medicina, politica, emancipazione. Anna Kuliscioff e noi" Mucchi editore 2024), questa frase sintetizza bene la personalità di Anna Kuliscioff: tante professioni, tanti impegni e tante nazionalità, ma sempre sé stessa. Non è un caso che questa affermazione orgogliosa è riportata da una lettera ad Andrea Costa, allora suo compagno di vita e padre dell'unica figlia Andreina. Anna si trova a Napoli a studiare medicina e la loro storia si sta sfilacciando, per finire a breve. Ma chi era Anna Kuliscioff? Nata Anja Rosenstein fra il 1853 e il 1857 in Russia da una ricca famiglia di commercianti ebrei, è dapprima anarchica, "ridenominandosi" per questo Anna Kuliscioff per richiamare il sostantivo "kules" : la zuppa che era allora l'unico pasto dei poveri. Conosce poi, nel 1877, Andrea Costa, con il quale ha un'intensa relazione sentimentale e con cui fonda il Partito Socialista italiano. Costa è il classico romagnolo, bei baffi, irruento e temerario. Fin qui capiamo il fascino del giovane rivoluzionario sull'esile, elegante e poliglotta aristocratica. Tutti i ritratti di Anna concordano nel presentarla come <<una giovane donna bionda con la fronte alta, la carnagione chiarissima e gli occhi azzurri>>, e come disse Filippo Turati <<appena la vidi, Anna era bellissima. Un'apparizione di luce>>. Meno chiaro che cosa abbia trovato Anna in Filippo Turati quando nel 1885 lo incontra ed avvia con lui una relazione "more uxorio", che durerà tutta la vita, sino alla morte di Anna nel 1925. Filippo stesso si definisce <<un fauno>>, grande e grosso, impacciato, oppresso da disturbi nervosi, talmente legato alla madre da dormire presso di lei tutte le notti, e non nella dimora comune che Anna e Filippo avevano a Milano. E' da questa complessa relazione che una biografia romanzata sarebbe dovuta partire per comprendere la contradditoria personalità di Anna: al centro di uno dei salotti più esclusivi di Milano, ben accolta dall'aristocrazia lombarda per i suoi modi raffinati, scienziata tanto da essere apprezzata dallo stesso Cesare Lombroso, "medico dei poveri" con il suo studio sempre aperto alle donne lavoratrici, e per questo femminista che pose al centro la condizione femminile nel mondo del lavoro, anche in contrasto con altre importanti femministe del tempo, ispiratrice della prima legislazione a protezione delle donne in maternità e dei loro bambini, ed infine la più cosmopolita dei leader socialisti di allora, capace di dialogare con Engels e con la socialdemocrazia tedesca. <<L'armonia tra genialità e cuore è così rara, e questo è il dono di Turati>>, così scrive Anna a Napoleone Colajanni nel 1885; e dunque trova in Filippo un uomo buono, che seppe fare da padre alla piccola Andreina senza essere invasivo: un rapporto filiale che doveva essere stato intenso se la figlia di Anna presentò il suo fidanzato a Filippo prima di affrontare la madre, che sapeva sarebbe rimasta dispiaciuta che Andreina avesse scelto il rampollo di una ricca e tradizionale famiglia imprenditoriale. Ma Anna è una donna ambiziosa e realista ad un tempo; sa che non potrà contare in politica come donna e quindi "si serve" di Turati, un uomo dolce e innamorato, per portare battaglie politiche in parlamento e nella società. Filippo il più delle volte non è d'accordo, talvolta non ascolta la moglie, spesso però sostiene le idee di Anna, tra le maligne ironie dei colleghi. Fin qui verrebbe fuori un'immagine di una donna strumentalmente legata a Filippo, quasi un'approfittatrice della posizione di Turati. Se si studiano, però, le lettere tra i due al di là della chiave politica, emerge un grande amore da parte di Anna. Nella famosa "polemica in famiglia" Anna accusa apertamente Turati di conservatorismo e di essere succube della dirigenza del partito che non vuole estendere il suffragio universale alle donne; ma subito dopo si preoccupa che Filippo si metta la maglia di lana perché è cagionevole di salute e lo chiama con un affettuoso nomignolo milanese.  Quanto disperato amore si percepisce in queste parole: << Ti giuro che forse mai nessuno ti abbia voluto bene quanto te ne voglio io, e forse è questa la mia disgrazia. Lontana da te, avendo già radicato il dubbio, che forse meglio sarebbe per te ch’io scompaia, e che tu possa incontrare ancora una donna che sapesse renderti veramente felice, la minima tua indifferenza verso di me s’ingigantisce e si pianta là fra noi due come uno scoglio insormontabile>>. (Lettera di Kuliscioff a Turati nel 1900 da Salsomaggiore).

Scrivere una biografia "romanzata" è molto difficile: bisogna inquadrare storicamente la vita del personaggio e nel contempo essere capaci di dare spessore a figure spesso complesse. Si prenda, per esempio, "La notte della Cometa" di Sebastiano Vassalli in cui Dino Campana è narrato nelle sue sfaccettature più segrete, contestualizzando la vita del grande poeta nell'ambiente della Marradi primo novecento, nelle dinamiche familiari di una borghesia provinciale e alla luce della legge manicomiale del 1904. L'immagine del "poeta pazzo" si dissolve sotto la penna appassionata di Vassalli. Senza chiamare in causa un grande scrittore, si pensi a "Artemisia e i colori delle stelle" di Raffaele Messina, il quale si prende la libertà di immaginare che la famosa pittrice rifletta sulla sua vita e sulla condanna che si porta dietro per sempre, di essere ricordata per il famoso stupro, e non per la sua arte. Quest'idea narrativa dà ritmo alla biografia, insieme con l'ambiente napoletano così ben descritto dall'autore (si vedano le recensioni di questi due libri su questo sito). Tutto ciò manca in "Un Amore Socialista", non c'è la passione, manca il coraggio d'inventare, di volare con l'immaginazione, e bisogna dire che non c'è pure la scrittura. E' una cronaca piatta, tanto più difettosa perché presuppone che i lettori riescano a contestualizzare da soli gli avvenimenti, e parliamo di fatti a cavallo tra l' Ottocento e il Novecento.

Perché non leggerlo? E' deludente, soprattutto per noi innamorati di Anna Kuliscioff

Altre recensioni che potrebbero interessarti

Berlin

Geda Fabio Magnone Marco

Ragazzi di vita

Pasolini Pier Paolo