Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

The childhood of Jesus (L'infanzia di Gesù)

scritto da Coetzee J.M.
  • Pubblicato nel 2013
  • Edito da Harvill Secker
  • 277 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 27 febbraio 2020
"In age of iron" (tra le recensioni) la madre abbandonata dalla figlia e condannata alla solitudine esclama con disperazione "lasciami andare da me stessa, (...) è un compito difficile, ma sto imparando". In Disgrace (anch'esso tra le recensioni) il protagonista, un borioso intellettuale, va verso la morte: "sdraiato su una sedia di plastica tra il puzzo delle penne di gallina e delle mele in decomposizione, sente il suo interesse  per il mondo defluire a goccia a goccia". E se invece noi non accettassimo la morte, anche se essa assume la forma del Paradiso ? Un adulto e un bambino si ritrovano in un mondo immaginario, dove predomina la gentilezza e l' amicizia, nel quale tutto fluisce sempre uguale a sé stesso, dove tutti si sono dimenticati del proprio passato. "Niente sta mancando. Il niente che tu pensi che stia mancando è un'illusione. Tu stai vivendo in un'illusione." Per il protagonista "questa vita è troppo placida per il suo gusto, manca troppo di sù e giù, di dramma e tensione, è troppo, di fatto, come la musica alla radio. "Anodina", è questa la parola spagnola"? La storia stessa non è che una narrazione. La nostra storia non è reale. Ed allora che cos'è la nostra vita ? Un racconto ? Insomma, accettare il Paradiso lo si può fare solo perdendo sé stessi. Dice Dante nel canto XXXIII del Paradiso, "Qual è colui che sognando vede,/che dopo il sogno la passione impressa/rimane, e l'altro a la mente non riede, /cotal son io, ché quasi tutta cessa/mia visione, e ancor mi distilla/nel core il dolce che nacque da essa"(versi 58-62).Ossia, solo se mi abbandono ad una mistica intuizione di Dio posso dissolvermi nel Paradiso ed acquisire una pace, serena ed eterna, anche se monotona 

Se avessi continuato la lettura forse avrei capito il ruolo del bambino (Gesù che accompagna l'incredulo Giuseppe?); devo confessare che ho interrotto il libro in forza del diritto di tutti i lettori di poter abbandonare un racconto, se esso non piace. Ciò che mi ha disturbato sono state l'astrattezza dei dialoghi e la ripetitività della trama. Sembra, quasi, che lo scrittore stia parlando con San Tommaso o con qualche altro teologo, usando i personaggi non come soggetti vivi e ricchi di sentimenti ma come bolse controfigure di concetti. D'altra parte siamo in Paradiso. Coetzee ci ha convinto: con la morte è meglio scomparire nel nulla.

Perché non leggerlo ? Astratto, noioso e inconcludente.


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