Mikami lavora nel dipartimento di polizia di una città di provincia, indicata genericamente dall'autore con D. Dopo molti anni trascorsi nella squadra mobile, Mikami è stato trasferito alla direzione amministrativa, responsabile dell'ufficio stampa. Insieme con il nuovo incarico si verificano due fatti che rappresentano i capisaldi dell'intera storia. Da Tokio è previsto la visita del capo della polizia che vuole commemorare l'uccisione di una bambina rapita quattordici anni prima e di cui non si erano trovati i colpevoli. E' stato un grave smacco per D e ufficialmente il capo della polizia intende riaffermare la volontà di trovare gli assassini. Spetta a Mikami organizzare la conferenza stampa e convincere il padre della bambina a presenziare: due compiti difficili perché sono tese le relazioni con i media e perché la famiglia è indispettita dal fallimento della polizia. Da bravo poliziotto che non ha perso il gusto dell'indagine, Mikami scopre che un fitto mistero circonda il caso Sei Quattro, così chiamato nel gergo di D; la squadra mobile ha nascosto un grave errore degli inquirenti: non essere riusciti a riconoscere la voce del rapitore per un banale guasto tecnico. Poi, Mikami viene a sapere che la visita del capo della polizia è l'occasione per commissariare la scuola mobile di D, per farla dipendere direttamente da Tokio. Lotte di potere, errori nell'indagine, omertà e mancanza di trasparenza, rapporti difficili con i mezzi di informazione, sono i filoni conduttori di un romanzo poliziesco ambientato in Giappone ma che potrebbe svolgersi in Italia. Mikami è dinanzi a un dilemma: è ancora un poliziotto, e quindi parte della squadra mobile, o è ormai un funzionario amministrativo e deve diligentemente organizzare la trappola in cui si vuol far cadere il suo vecchio corpo di appartenenza? Mikami risolve il dilemma nell'unico modo che conosce: ritorna ad essere un poliziotto per scoprire cosa c'è dietro all'errore di molti anni prima e per individuare chi era il rapitore che aveva ucciso la bambina. Insieme al nuovo incarico, l'unica figlia di Mikami è scappata di casa e non è stata ancora ritrovata. L'autore ci offre alcuni squarci di una famiglia in cui il padre è sempre dedito al lavoro e la moglie svolge pienamente le sue funzioni di madre e consorte; peccato che non si sono accorti, o non hanno voluto vedere, il crescente malessere della figlia. <<Forse eravamo proprio noi a non andare bene, <<dice la moglie a Mikami>>, penso che ci sia sicuramente, da qualche parte, qualcuno che l'accetta per quello che è, senza desiderare che diventi in un modo, o che cambi in un altro. Una persona che la guardi e le faccia capire, in silenzio, che va bene così com'è>>. Parole che ogni genitore dovrebbe scolpire nella mente e nel cuore! Ed allora, sommessamente, sotto un velo di non detto, scopriamo che Mikami ha una faccia particolarmente brutta, tanto che spesso la gente ride di nascosto a guardarlo, e che la figlia assomiglia al padre, soffre della stessa bruttezza. << Si rifiutava di uscire insieme al padre. (...) faceva in modo che i genitori non potessero vedere il suo volto. (...) Con la testa dall'altra parte (...) disse: (...) voglio cambiare tutto, qualsiasi cosa. (...) Gli era sembrato che dicesse: smetto di essere tua figlia>>. C'è anche qui un mistero, che porta Mikami a chiedersi perché la moglie, da tutti considerata molto bella, l'abbia voluto sposare. A questa questione il romanzo non dà una risposta, perché l'animo umano è ben più indecifrabile di una vicenda poliziesca.
La vicenda familiare è sommersa dal racconto di un grande intrigo, in cui la parte più interessante è data dai rapporti tra la polizia e i mezzi d'informazione. L'autore descrive in modo minuzioso la difficile gestione dell'ufficio stampa, stretto tra le richieste dei giornalisti e le direttive di scarsa o nulla trasparenza. Il gusto del dettaglio e l'analisi introspettiva caratterizzano l'intera narrazione, con rari colpi di scena, allungandosi nei ragionamenti spesso tortuosi del protagonista. Se ne esce come chi è sommerso da una massa di terra e solo qualche volta intravede un bel fiorellino. Al di là della metafora il romanzo è prolisso e noioso.
Perché non leggerlo? E' intrigante la storia, ma la narrazione è noiosa.