Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Sardinia Blues

scritto da Soriga Flavio
  • Pubblicato nel 2008
  • Edito da Bompiani
  • 272 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 23 marzo 2009

Tre ragazzi, Davide il protagonista, Licheri e Corda, trascinano la propria vita in una Sardegna ben diversa da quella conosciuta dai turisti: ci sono il sole e il mare, ma ci sono soprattutto la noia e la voglia di evadere dalla provincia per vivere nel mondo.
Tutti tre i ragazzi hanno trascorso diverso tempo allʼestero innamorandosi di donne fantastiche, delle ballerine, ma poi sono tornati delusi alla propria terra per trascorre il tempo tra discoteche e furtarelli.
Il protagonista, Davide, è talassemico ed è quindi costretto a continue trasfusioni di sangue.
Ma la sua malattia non è la causa del suo male di vivere: ciò che soprattutto incide sono la morte della madre e la distruzione della sua famiglia, con il nuovo matrimonio del padre e la lontananza, anche spirituale, della sorella.
Il romanzo galleggia per gran parte tra la descrizione della vita notturna dei tre ragazzi,i ricordi di Davide della sua adoloscenza e della sua vita a Londra, le fugaci relazioni amorose , gli episodi di piccola furfanteria: tutto è portato avanti con leggerezza e rassegnazione, senza rabbia, quasi accettando lʼinutilità della vita.
Poi la vicenda precipita: Davide va a letto con Daniela, una delle ragazze più belle della discoteca, i due ragazzi vengono sorpresi dal fidanzato, che li uccide.

Il tema fondamentale del romanzo è lʼessere sardi: " sovente abbiamo cenato e fumato io e i miei amici, disquisendo dellʼamore e dellʼarte, dellʼessere sardi e del significato o meno di questo fortuito elemento della nostra esistenza, della nostra voglia di viaggiare e di capire il mondo, delle nostre fobie e della nostra inconcludenza".
Ed è proprio la necessità di superare il localismo, " le paranoie identitarie e antidentitarie", che costuisce il tratto più interessante del libro: in una Italia sempre più resa piccola e provinciale dalla retorica del territorio questo romanzo è un inno, forse non voluto dallʼautore, alla globalizzazione, allʼapertura verso il mondo, al fatto di " accettare che siamo come gli altri".
Non è un caso che Davide faccia sempre riferimento a stranieri, quando racconta degli altri talassemici: la malattia accumuna e non divide.

La prosa di Sorigo è molto particolare e innovativa: la narrazione si sviluppa senza punteggiatura ( o con la punteggiatura sbagliata), come se le parole si susseguissero senza controllo, giocando tutto sulla musicalità e sugli accostamenti verbali.
Il riferimento è la poesia piuttosto che la prosa.
Questo approccio stilistico è talvolta efficace, ma rende la lettura frammentaria facendo perdere il senso complessivo del romanzo, che diviene, alla fine, un insieme di episodi e di impressioni.

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