Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

7-7-2007

scritto da Manzini Antonio
  • Pubblicato nel 2016
  • Edito da Sellerio
  • 367 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 15 agosto 2016

In quattro anni, dal 2013 ad oggi, lʼautore ha pubblicato 6 romanzi, tutti con la figura di Rocco Schiavone come protagonista.
Forse, la fretta non ha favorito la cura necessaria: la narrazione è confusa, intreccia il genere noir con storie di vita e ricostruzioni di contesti sociali senza arrivare ad una sintesi efficace.
Siamo ad Aosta, una donna è stata uccisa nellʼ appartamento del protagonista.
Nel lungo interrogatorio che ne segue il vice questore Rocco chiarisce gli antefatti, anche se non del tutto.
A Roma ha condotto unʼindagine su un brutale omicidio di due ragazzi.
Cʼè di mezzo la droga, ma non entreremo nei dettagli per lasciare che sia il lettore a scoprire come Rocco riesca a dipanare la vicenda.
Accanto alla storia principale si aprono numerose finestre narrative, le principali delle quali sono la tormentata storia dʼamore con la moglie e la stretta amicizia con tre compagni dʼinfanzia.
Marina "era bella.
Con gli occhi concentrati, i denti che mordevano appena il labbro superiore, i capelli raccolti in una crocchia tenuta da una matita, o era una bacchetta cinese ? Bella, col camice bianco immacolato che rifletteva la luce della lampada e le creava un alone tuttʼintorno.
I capelli parevano più biondi e i pochi granelli di polvere che danzavano intorno al viso sembravano stelle e comete".
Marina è andata via da casa quando ha saputo che Rocco è un disonesto: ha approfittato del suo ruolo di vice questore per arricchirsi.
Responsabili di questi piccoli traffici sono gli amici dʼinfanzia: una sorta di tre moschettieri, simpatici, grandi mangiatori e bevitori, sempre pronti ad aiutare lʼamico, ma veri e propri furfanti, una cattiva compagnia per un poliziotto.
Sarà Marina a tornare a casa, perché ama Rocco e lo accetta così comʼè.
La conciliazione tra i due è una delle tante delusioni del romanzo.
Leggiamo questo dialogo: "Marina gli carezzò il petto.
Veramente per tornare a casa hai dovuto chiudere gli occhi ? ( Rocco) Un poʼ.
Ora ce li ho belli aperti e vedo accanto a me lʼuomo che amo e che con molta probabilità amerò sempre (Marina).
Ho unʼerezione (Rocco).
Potresti per una volta pensare ad altro ? (Marina) Tipo ? (Rocco)".
Insomma, per Rocco era tutta una questione di sesso ! Perché condurci in una storia dʼamore se tutto si riduce nella banale e rassegnata accettazione da parte della donna ? Rocco riesce a trovare i colpevoli; dietro agli omicidi cʼè una potente organizzazione malavitosa, la quale, cerca di assassinare Rocco, uccidendo invece Marina.
Quel luglio del 2007 "erano stati giorni strani.
Giorni di caldo e improvvisi acquazzoni, di ansia e soprattutto di puzza.
Puzza di scantinato, puzza di morti violente, di gente schifosa, acquattata nelle fogne, pronta a colpire..."

Un romanzo noir richiede un intenso ritmo narrativo; il lettore deve essere avvinto dalla trama, partecipare allʼinvestigazione o farsi travolgere dagli eventi, dalla loro tensione.
Tutto ciò manca nel libro: lento, spesso scontato, ricco di personaggi e vicende inutili, il racconto è banale e noioso.
Inutilmente i "tre moschettieri" fanno da spalla al protagonista: Rocco, diciamo la verità, è un Marlowe non riuscito, un personaggio che non regge il ruolo affidato, quello del poliziotto corrotto ma buono, giustiziere per conto suo.
Al fallimento del romanzo contribuisce anche la scrittura; lʼuso eccessivo del punto e il frequente ricorso ai dialoghi spezzettano la narrazione, rendendola più simile ad una sceneggiatura che al periodare di un racconto, nel quale è necessario allargarsi in descrizioni e in approfondimenti psicologici.
Come è possibile che questo romanzo sia da settimane in testa alle classifiche dei libri italiani più venduti ?

Perché non leggerlo ? È noioso e banale.

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