Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Le quattro casalinghe di Tokyo

scritto da Natsuo Kirino
  • Pubblicato nel 1997
  • Edito da Neri Pozza
  • 652 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 05 ottobre 2016

Masako, Kuniko, Yoshie e Yayoi sono quattro casalinghe; lavorano di notte in uno stabilimento, che impacchetta cibo.
È proprio lì che ci vengono introdotte, lungo le varie fasi della produzione, dallʼ ingresso in fabbrica, sempre nel buio con la paura di essere aggredite, sino alla catena di montaggio, attente al ritmo del confezionamento e ai rimbrotti del sorvegliante.
Si crea una consuetudine, la quale è anche solidarietà, se non amicizia.
Le quattro donne sono molto diverse: Masako, dura e inaccessibile, è un ex impiegata di uno istituto di credito, licenziata perché voleva fare carriera, soffre di una profonda solitudine perché orami respinta dal marito e dal figlio; Kuniko è piena di debiti a causa della sua frenesia di spendere; Yoshie è una vedova, costretta ad accudire la vecchia suocera, che peraltro la odia; Yayoi, delicata e gentile, è sconvolta dalla rivelazione del marito di aver dissipato i pochi soldi in banca nel gioco dʼazzardo e con le prostitute.
Una sera, cacciato dal proprietario del locale dove era solito divertirsi, lʼuomo picchia la moglie.
Yayoi inaspettatamente reagisce strangolandolo.
"Quando ripensò alla faccia del marito, il collo stretto nella cintura, proprio lì nellʼingresso, si sentì di nuovo favolosamente, assolutamente diabolica.
Ti ho beccato, ben ti sta !, pensò".
Yayoi non sa cosa fare, si rivolge a Masako, la quale lucidamente decide di fare a pezzi il corpo dellʼuomo per meglio abbandonarlo nei cassonetti dei rifiuti.
Allʼoperazione, che si svolge nel bagno di Masako, partecipano anche Kuniko e Yoshie, un poʼ per solidarietà e molto per soldi.
Un bel modo per farla pagare ai maschi violenti ! Ma perché Masako aiuta Yayoi ? Non certo per soldi.
Per amicizia ? O perché sente "un desiderio quasi selvaggio di fare pulizia nelle sue relazioni con gli altri" ? Cʼè un lato oscuro nella sua personalità, che lei stessa non conosce ? Sembra un delitto perfetto, se nonché un piccolo usuraio scopre quanto è successo; glielo ha confessato Kuniko per liberarsi dei debiti.
Invece di denunciare le quattro donne, lʼuomo propone a Masako di mettersi in affari, ossia far scomparire, facendoli a pezzi, i corpi delle vittime della yukuza, la potente mafia giapponese.
Masako accetta.
Se il romanzo avesse sviluppato questo filone narrativo ci saremmo trovati dinanzi ad una storia originale e divertente: in che modo semplici casalinghe fanno business con i cadaveri, generalmente di maschi; insomma, un rovesciamento delle parti, una vendetta di genere, anche se macabra.
Ed invece lʼautrice rientra in una trama tradizionale.
Nelle sue indagini la polizia si era concentrata sulla persona che aveva cacciato il marito di Yayoi: Satake, un maniaco che aveva scontato lunghi anni di carcere avendo pugnalato a morte una donna mentre la stava violentando.
Satake si era rifatto una vita, ma lʼinchiesta della polizia lo rovina, anche perché riporta in luce il vecchio fatto di sangue.
Lʼuomo decide di vendicarsi.
Scopre agevolmente quanto è stato fatto dalle quattro casalinghe e comincia a perseguitarle.
È intrigato in particolare dalla personalità di Masako, dalla sua freddezza e dalle sue capacità, ma anche perché comprende che sono simili.
Vorrebbe ripetere con lei lʼorrendo amplesso.
Inizia un duello tra Satake e Masako, nel quale la donna si muove con estrema abilità, riuscendo persino a mettere la yukuza contro lʼuomo.
Ma una notte viene aggredita e trascinata da Satake in un capannone abbandonato.
È la fine per Masako ? Non diciamo come termina il racconto per non rovinare la sorpresa, possiamo solo dire che Masako conosce se stessa, finalmente.
"Così come lei era disposta a farsi uccidere da lui, lui voleva essere annientato da lei.
Allʼimprovviso Masako capì Satake ....
e lo amò.
(...) I loro sguardi si incontrarono, i loro corpi divennero uno solo.
Ora negli occhi di Satake poteva vedere solo lʼimmagine riflessa di se stessa.
Unʼonda di estasi incredibile stava per travolgerla".

Lʼavvio è promettente, le prime trecento pagine hanno un ritmo incalzante, con episodi e personaggi che sorprendono sempre il lettore.
Una sottile ironia serpeggia nel racconto; le quattro donne sono studiate nella loro ambiguità: in fondo brave donne, criminali per necessità.
La personalità di Masako è dominante, un capo inflessibile ed autoritario di un gruppo di femmine spaventate, le quali prendono coraggio dalla determinazione della donna.
Rivalità, soggezione, invidia, timore si susseguono nelle amiche, sconcertate dalla mancanza di empatia di Masako.
Poi il romanzo si piega verso un racconto convenzionale: perde di mordente, diviene lento, oppressivo, scontato.
Si arriva stanchi alla conclusione.

Perché leggerlo ? È intrigante, ma lo si può abbandonare senza finirlo.

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