Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

La via per Kabul

scritto da Schwarzenbach Annemarie
  • Pubblicato nel 2002
  • Edito da Il Saggiatore
  • 143 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 23 giugno 2009

Siamo nel 1939.
Annemarie, uscita da una cura di disintossicazione dalla droga, compie un viaggio sino a Kabul con lʼamica Ella Mailart.
Il viaggio, che doveva essere unʼoccasione di rinascita per Annemarie e doveva rafforzare il legame con lʼamica, fallisce da tutti i punti di vista.
Sarebbe, tuttavia, sbagliato aspettarsi riferimenti alla droga e alla storia sentimentale tra Annemarie ed Ella (il nome di questʼultima compare pochissime volte nel racconto), così come sarebbe illusorio ricercare unʼanalisi dei luoghi e delle diverse società, che le due amiche incontrano.
I veri soggetti del libro sono lʼauto, una Ford, e il viaggio come fuga.
I diversi bozzetti, che compongono il racconto, descrivono un ambiente sociale e una natura, sempre dura e talvolta affascinante, che restano tuttavia di sfondo e spesso risultano ripetitivi e caratterizzati da un dominante estetismo." Mi stupisco delle annotazioni prese durante il viaggio.
Ho dimenticato la maggior parte dei nomi.
Non voglio nemmeno raccontare le leggende che ho raccolto".
Lʼunico punto reale è lʼauto, che fatica per salite impossibili, che viene sommersa dalla sabbia, con il motore che bolle per le alte temperature e non parte per il freddo, che deve essere costantemente riparata da meccanici locali, sempre gentili e disponibili.
Tutto lʼaltro è illusione ! Ma anche il viaggio come fuga è unʼillusione.
In un bellissimo brano Annemarie così sintetizza il suo viaggio verso Kabul: " a dire il vero, ero semplicemente stanca di viaggiare e volevo tornare a casa.
Temevo di essermi spinta troppo oltre e di aver varcato, senza volerlo, il limite dello spazio assegnato allʼessere umano...
Ecco perché ho voluto un giorno liberarmi, non so esattamente da quale destino...
Ma quando ancora una volta scende la magia del crepuscolo, quando si spegne il giorno senzʼombra, e i caprioli stanno sul pendio erboso già avvolto nella nebbia; quando ancora una volta mi è riservata unʼora così innocente, sono pronta a chinare gli occhi e a pentirmi e a non indulgere più alla tentazione, ad ammettere che noi siamo radicati in uno spazio ristretto e possiamo percorrere solo un brevissimo tratto, mentre al di là, in una lontananza incalcolabile, le navi approdavano ai lidi della morte".

Dalla lettura di questo brano appaiono evidenti i limiti del racconto: è fatto di piccole elegie (quasi delle poesie in prosa), che poco hanno a che fare con le vicende del viaggio, con lʼambiente e la natura.
Il racconto è di fatto introspettivo ma, poiché il dramma della protagonista ( la droga e la disperazione) non emerge mai se non dietro le righe, esso risulta alla fine troppo esangue per appassionare la lettura.

Perché non leggerlo ? È ripetitivo, noioso e inconsistente.

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