Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Butcher's Crossing

scritto da Williams John
  • Pubblicato nel 1960
  • Edito da Vintage Classics
  • 352 pagine
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 09 maggio 2017

Lʼanno è il 1873 e Butcherʼs Crossing è una città del Kansas, in realtà un piccolo insediamento di cacciatori di buffali.
Andrews è un ragazzo di ventʼanni; ha abbandonato Boston per una vaga idea di libertà.
"Talvolta, dopo aver ascoltato le voci sommesse in chiesa e a scuola, superava i confini di Cambridge per le terre e i boschi che giacciono a sud - ovest.
Là in qualche luogo solitario, immobile su un nudo terreno, sentiva la mente riempirsi dellʼaria limpida e si immergeva in uno spazio infinito: la vacuità e la costrizione che sentiva erano dissolte nella natura selvaggia che lo circondava".
Il giovane conosce un cacciatore, si lascia coinvolgere in un progetto: andare al di là della grande pianura, in mezzo alle montagne, laddove pascolano ancora migliaia di buffali.
"Capì che la caccia era soltanto uno stratagemma, un inganno a se stesso.
(...) Nessun affare lo spingeva...
andava là per la libertà".
Si forma una strana squadra: Miller il capo, cacciatore paranoico, uccide i buffali per il gusto di farlo, e non solo per avidità, Schneider un uomo pratico e cinico, deve scuoiare le bestie con lʼaiuto di Andrews, e con loro un vecchio pazzo alcolizzato, Charley Hoge.
Con questo gruppo Andrews si inoltra nel selvaggio West, nel contempo unʼavventura e una trasformazione fisica e spirituale.
Sono unʼaltra immensità ed un altro orizzonte, ma la mente del ragazzo è ancora "piena delle meraviglie che aveva conosciuto da bambino".
Francine, una prostituta, gli dice con affetto, dolcemente sorridendo: "tornerai; ma non sarai lo stesso.
Non sarai così giovane; diverrai come gli altri.
Andrews la guardò confuso, e nella sua confusione gridò: diverrò soltanto me stesso".
Le tappe del cambiamento, da ragazzo ad adulto, sono scandite dalle diverse fasi del viaggio.
Innanzitutto camminano per molti giorni nella grande pianura ed Andrews deve abituarsi alle lunghe ore di cavallo in un ambiente piatto e monotono: "si sentiva come la terra, senza identità e senza forma (...), percepiva il corpo divenire lentamente asciutto e forte: pensava a volte che stava entrando in un nuovo corpo, o in un corpo reale, prima nascosto da una innaturale mollezza, bianchezza e delicatezza".
La seconda fase è costituita dalla caccia al buffalo: la strage senza pietà, la bestia scuoiata e macellata.
"Lʼintera attività sembrava ad Andrews come una danza, un tenebroso minuetto"; lʼ eccidio senza fine come "un meccanismo, una automazione, (...) come una fredda risposta senza senso alla vita.
(...) Capì che si allontanava non a causa di una nausea femminile del sangue, (...) ma per lo shock di vedere il buffalo, alcuni momenti prima orgoglioso e nobile e pieno di dignità, adesso spoglio e senza aiuto, un pezzo di carne inerte.
(...) Il suo essere era ucciso, e in quella uccisione sentiva la distruzione di qualche cosa entro di lui, ed egli non era capace di affrontarlo".
Ed infine è il lungo inverno: il gruppo si ritrova intrappolato dalla neve sino a primavera, al freddo e totalmente isolato.
"Egli finì per accettare il silenzio nel quale viveva, e non cercare un qualche significato in esso.
(...) Ricordava vagamente le comodità della sua casa a Boston; ma ciò sembrava irreale e lontano, e di quei pensieri gli restava soltanto lievi fantasmi di una rimembranza": una sorta di estraniazione, perdita di coscienza e di identità.
La natura selvaggia, imperscrutabile ed indifferente, ha la meglio sui sogni del ragazzo: crea un uomo duro, incapace di affetto, solitario ed individualista.
E quando finalmente il gruppo ritorna a Butcherʼs Crossing, dopo aver perso tutto il carico di pellicce nellʼattraversare un torrente in piena, e quando Miller e i suoi scoprono che il prezzo delle pellicce è crollato, che la loro fatica non è valsa a nulla, Andrews si chiede che senso abbia avuto tutto questo.
Dove era stato e perché ? Non resta che andarsene, rimettersi in cammino, solo.
"Perfino adesso, alla luce dellʼalba, la città era come un piccolo rudere; la luce colpiva i bordi degli edifici e rendeva più evidente un vuoto che era già là.
(...) Egli non sapeva dove stava andando; ma sapeva che (la direzione) gli sarebbe sopraggiunta più tardi nella giornata.
Cavalcava avanti senza fretta, e sentiva dietro di lui il sole salire lentamente e riscaldare lʼaria".

Non bisogna lasciarsi ingannare dalla storia, dalle descrizioni minuziose dei paesaggi e della caccia al buffalo: lʼoggetto del racconto non è il selvaggio West.
E non siamo dinanzi ad un romanzo di formazione, perché Andrews non è diventato veramente adulto, tanto è vero che abbandona la donna, Francine, che lo ha accolto con amore al ritorno dal lungo viaggio.
Lʼargomento del romanzo è lʼestraniazione dal mondo: il non sentirsi parte di niente, uomo solo in un mondo incomprensibile, senza amicizie e senza valori.
Se la grande conquista del West, il mito americano, fosse stato questo, che ne sarebbe dei valori di comunità e di libertà che tuttavia sorreggono la società statunitense ? Il romanzo non parla di questo, anche se sembrerebbe farlo; il racconto è allʼinterno della coscienza dellʼautore, parla della ricerca di un equilibrio non riuscito tra individualità e socialità.

Il racconto è scritto molto bene.
Lo stile è elegante, i periodi scorrono fluidi e piacevoli, lʼelemento documentaristico ben si concilia con la trama e i personaggi.
Si percepisce, tuttavia, un forte connotato intellettualistico, qualche cosa di artefatto, risultato di un indagine, non di un mondo vissuto, almeno nei suoi ideali.
Si parla di natura selvaggia, di uomini che lottano in un ambiente ostile, ma se si confronta il romanzo con le opere di Jack London, ed in particolare con quel capolavoro che è Zanna Bianca, si capisce molto bene come John Williams sia semplicemente lʼennesimo intellettuale, che scrive di sé stesso e, perché mai ?, anche di uomini ed ambienti che conosce solo sui libri, perché li ha studiati.

Perché leggerlo ? Bella scrittura, ottime descrizioni dei luoghi, personaggi tratteggiati mirabilmente.

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