Componimento Poetico

Rudi e Aldo l'estate... da "La Ballata di Rudi" 1995

I
Rudi e Aldo l’estate del ’49 fecero lo stesso mestiere l’animatore
di balli sull’Adriatico, Aldo in Gran Hotel rifatto a mezzo e già sull’orlo
del fallimento, che fallì in agosto sul più bello, lui forse non sa nemmeno ballare
aveva successo il locale di fronte al suo. Miramare.
Rudi su un’altra spiaggia popolare
da inizio alla ballata.
E’ bello? Può essere bello in Romagna chi bacia la mano
l’anno dopo il ’48, attacca bottone con gli ambulanti di bomboloni e
gli intellettuali indigeni meno indigenti, non lascia
senza sorriso carezza o pacca ogni ragazza per strada
conforme ai gusti di quella? E’ bello
come un uomo sobrio, di modo che quando per la Festa dei pazzi si traveste da donna
non lo prendono per pederasta ma lo sfottono con più gusto.
E’ servizievole: porta pacchetti a tutte le capitane, ci gioca coi loro bimbi
approva i primi discorsi di Borsa dei padri. Ama
con tatto organizza Una notte a Capri le figlie del macellaio
vennero con quattro corvi. Care ragazze, me le ricordo nel ‘46
chiedersi al Teatro del Popolo se Emanuele Kant
era più Cristo di Cristo.
Il miliardario polveriere
grugnisce di piacere. Aldo applaude sapendo
che non gli tocca niente.

Commento del 10 aprile 2025

Se la “Canzone di Carla” è ambientata nella Milano degli anni’60 e la protagonista è una modesta impiegata, qui invece Pagliarani torna con il ricordo agli anni della giovinezza, quando, con l’amico Rudi, lavorava nella Riviera Romagnola, che cercava di riprendersi dalla guerra. Con poche pennellate il poeta descrive i tratti fondamentali di questa epoca: il gran Hotel in fallimento, l’incompetenza dei due ragazzi (“lui forse non sa nemmeno ballare”), le feste trasgressive ma non tanto, la disponibilità a mettersi al servizio delle famiglie, dalle madri ai padri che cominciano a parlare di Borsa. Si ama, sì, ma con tatto, anche se le ragazze preferiscono “i quattro corvi” (incredibile immagine di uomini maturi alla ricerca di sesso) e “il miliardario polveriere”. In questo ambiente provinciale, alla ricerca di serenità e di divertimento, c’era anche posto per portare avanti meditazioni filosofiche paradossali. Se il poema degli anni’60 ha le caratteristiche del romanzo sociale in versi, nella “Ballata di Rudi” affiora una nostalgica atmosfera felliniana, una costa romagnola scomparsa tra le discoteche moderne e la diffusione del sesso facile e della droga. E’ la fine di un’epoca, cominciata all’inizio del Novecento: la vacanza del ceto medio.

“Rudi…da inizio alla ballata”: si sente il ritmo della ballata, che richiama a Dario Fo, senza, però, il ricorso al lessico dialettale. Il verso lungo, che si distende sul bianco della pagina, senza scivolare nella poesia prosa, abbandona la struttura narrativa che aveva caratterizzato la “Canzone di Carla”. E’ chiaro che non sono alcuni versi sufficienti a cogliere il profilo stilistico del poema; ma già si intravede un ripiegamento del poeta verso il lirismo e il soggettivismo, che mancavano nell’altro poema. L’uso dei punti all’interno dello stesso verso, alternato alla virgola e all’assenza di punteggiatura (si prenda per esempio: “…non sa nemmeno ballare aveva successo il locale di fronte. Miramare”), è un aspetto fortemente innovativo, che ritroviamo in poeti a noi contemporanei, come Maria Grazia Calandrone.

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