Componimento Poetico

Due temi svolti II da "Cronache e altre poesie" 1954

In casa, adesso, faccia la sarta
perché a Milano bisogna lavorare
--il tram, se no, chi ce lo manda avanti? —
e gli occhi rossi sono più lucenti
ma da grande farò la cantante,
perché a un certo punto bisogna
calmare le vene che fanno crescere il collo,
poi viene la tiroide e gli occhi grossi,
e poi è la mia grande passione
e poi voglio dormire la notte
di colpo, e parleremo di cose pulite
e sarà un pezzo che ho finito di tremare
se un uomo in tram mi fruga, con le mani rozze,
e saprò bene dove porta un bacio.
Lo so, dobbiamo stare molto attente
che non ci venga una pancia grossa.

Commento del 7 febbraio 2025

Si inserisce nel racconto di Milano da parte di Pagliarani una giovane donna, presumibilmente anch’essa arrivata da fuori città, dalla provincia come il poeta. In pochi versi è descritta l’adattamento nella grande città: il lavoro da sartina e il desiderio di divenire un giorno una cantante, perché non bisogna struggersi in qualcosa di banale anche se è un’attività che piace; non avere preoccupazioni e parlare di “cose pulite”, facendo l’abitudine alle avances degli uomini sul tram; e infine la consapevolezza di “dove porta un bacio”, l’attenzione a non restare incinta. E’la storia prosaica di tante ragazze della Milano degli anni’50: una vita banale, forse, ma piena di aspettative e paure, una vita di una ragazza ben salda nei suoi limiti sociali e lavorativi. In fondo si sa già che divenire una cantante è un sogno irraggiungibile.

La struttura di poesia narrativa si conferma anche in questo componimento. Si possono individuare quattro stanze, in realtà tranne l’ultima non nettamente separate tra loro. La prima (“in casa…sono più lucenti”) è il preambolo dell’intera poesia; si passa alla seconda stanza senza una virgola, lasciando al lettore dare enfasi al passaggio: si parla del sogno della ragazza (“perché a un certo punto…occhi grossi”). Dopo una lieve virgola abbiamo la terza stanza, simile a una corsa verso la trasformazione della ragazza in perfetta milanese operaia; quindi, il punto secco, rafforzato da quel “Lo so”, che introduce la conclusione dell’intero racconto. Si notino alcune finezze narrative: l’inciso che spiega ingenuamente perché a Milano bisogna lavorare, il controcanto tra “occhi rossi” e occhi grossi”, quelle “mani rozze”, parole che da sole rendono l’immagine di un sopruso che, purtroppo, bisogna accettare. Ciascuno è libero di cercarsi il ritmo, che più gli aggrada.

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