Cartina Muta da "Biografia Sommaria" 1999
Entriamo adesso nell’ultima giornata, nella farmacia
dove il suo viso bianco e senza pace non risponde al saluto
del metronotte: viso assetato, non posso valicarlo,
è lo stesso che una volta chiamai amore, qui
nella nebbia della Comasina.
Camminiamo ancora verso un vetro. Poi lei
getta in un cestino l’orario e gli occhiali,
si toglie il golf azzurro, me lo porge silenziosa.
“Perché fai questo?”
“Perché io sono così”, risponde una forma dura della voce,
un dolore che assomiglia
solamente a se stesso. “Perché io…
….né prendere né lasciare”. Avvengono parole
nel sangue, occhi che urtano contro il neon
gelati, intelligenti e inconsolabili,
mani che disegnano sul vetro l’angelo custode
e l’angelo imparziale, cinque dita strette a un filo,
l’idea reggente nel nulla, la gola ancora calda.
“Vita, che non sei soltanto vita e ti mescoli
a molti esseri prima di diventare nostra…..
…..vita, proprio tu vuoi darle
un finale assiderato, proprio qui, dove gli anni
si cercano in un metro d’asfalto….”
Interrompiamo l’antologia
e la supplica del batticuore. Riportiamo esattamente
i fatti e le parole. Questo,
questo mi è possibile. Alle tre del mattino
ci fermammo davanti a un chiosco, chiedemmo
due bicchieri di vino rosso. Volle pagare lei. Poi
mi domandò di accompagnarla a casa, in via Vallazze.
Le parole si capivano e la bocca
non era più impastata. “Dove sei stata
per tutta la mia vita….”. Milano torna muta
e infinita, scompare insieme a lei, in un luogo buio
e umido, che le scioglie anche il nome,
ci sprofonda nel sangue senza musica. Ma diverremo,
insieme diverremo quel pianto
che una poesia non ha potuto dire, ora lo vedi
e lo vedrò anch’io…..lo vedremo,
ora lo vedremo….lo vedremo tutti…ora…
…ora che stiamo per rinascere.
Commento del 5 maggio 2019
E’ un canto di disperazione, inutilmente riscattato da un’ implorazione: “stiamo per rinascere”. Intuiamo che il poeta riporta “esattamente” il lasciarsi andare di una donna chiusa nel suo dolore, nel suo male di vivere. Alla domanda del poeta la donna, ancora amata risponde senza dare una spiegazione, solamente con un “perché io sono così” e poi “perché io… né prendere né lasciare”. D’altra parte ci sono situazioni, sentimenti e comportamenti che non hanno una spiegazione razionale, sembrano scaturire dal nulla: “occhi che urtano contro il neon gelati, intelligenti e inconsolabili”.
Il poeta vorrebbe essere freddo e distante, ma non lo può essere perché ama questa donna e fino all’ultimo vorrebbe aiutarla: il suo affetto è tanto profondo che ad un certo punto si ribella al destino e nel contempo sente che senza di lei la sua stessa esistenza non avrebbe più senso. “Dove sei stata per tutta la mia vita”, dice il poeta. Con la morte della donna (il suo perdersi nell’alcol e nella depressione) tutto diviene oscuro: “un luogo buio e umido che le scioglie anche il nome, ci sprofonda nel sangue senza la musica”. Non rimane che un piano che la poesia non può esprimere.
Il componimento dovrebbe chiudersi a questo punto e sarebbe perfetto; e invece il poeta ha voluto aggiungere una nota di speranza, che sa di intellettualistico e falso.
La peculiarità della poesia è il verso: finalmente siamo distanti dal dolciastro lirismo italiano! Prosa e poesia sono tutt’uno,le parole conducono il ritmo e danno un alto valore estetico al componimento.