Carla Bondi fu Ambrogio da "La Canzone di Carla" 1960
Carla Bondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all’ombra del Duomo
Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro
sia svelta, sorrida e impari le lingue
le lingue qui dentro le lingue oggigiorno
capisce dove si trova? TRANSOCEAN LIMITED
qui tutto il mondo….
è certo che sarà orgogliosa.
Signorina, noi siamo abbonati
alle Pulizie Generali, due volte
la settimana, ma il Signor Praték è molto
esigente – amore al lavoro è amore all’ambiente-
così
nello sgabuzzino trova la scopa e il piumino
sarà sua prima cura la mattina.
UFFICIO A UFFICIO B UFFICIO C
Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno.
adesso che lavori ne hai diritto
molto di più.
S’è lavata nel bagno e poi nel letto
s’è accarezzata tutta quella sera.
Non le mancava niente, c’era tutta
come la sera prima- pure con le mani e la bocca
si cerca si tocca si strofina, ha una voglia
di piangersi di compatirsi
ma senza la fantasia
come può immaginare di commuoversi?
Tira il collo all’indietro ed ecco tutto.
Commento del 14 settembre 2020
Immaginiamo di leggere una storia di Scerbanenco, pensiamo a “Venere Privata” e alla sua sfortunata protagonista, Livia Ussaro. Ebbene, Carla è come Livia: una ragazza ingenua, speranzosa, pronta ad impegnarsi nella Milano degli anni’ 60, così ricca di opportunità. Basta impegnarsi nel lavoro, con sollecitudine e dedizione: “sia svelta, sorrida e impari le lingue”. E invece la realtà è ben diversa. Il poeta non ci dice che cosa sia veramente successo in quell’ ufficio, ma da delicati accenni ( “si è accarezzata nel bagno e poi nel letto (..) ha una voglia di piangere di compatirsi”) possiamo supporre che il Signor Praték (“amore al lavoro è amore all’ambiente”) non si sia limitato a far lavorare la giovane impiegata come una serva. In casa domina l’incomprensione, è una banale ragazza che non ha fantasia per “immaginare di commuoversi”; non le resta che tirare avanti.
Il verso finale racchiude con grande efficacia l’impotenza, più di tanti saggi esprime il senso del rapporto di classe, dello sfruttamento del lavoro. Di grande rilievo è l’innovazione stilistica: a differenza di Sanguineti, così intellettuale, Pagliarani si distacca dal lirismo italiano elaborando una nuova metrica poetica, una sintassi per gli anni futuri, una svolta nella letteratura italiana. Canzone di Carla è il grande poema dell’Italia industriale.