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Author Profile

Elio Pagliarani

Original biography in Italian.
Elio Pagliarani è stato un poeta, critico teatrale e drammaturgo italiano.
Source: Wikipedia(Full article→)

Poems

(original Italian text)

Carla Bondi fu Ambrogio da "La Canzone di Carla" 1960

Carla Bondi fu Ambrogio di anni diciassette primo impiego stenodattilo all’ombra del Duomo Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro sia svelta, sorrida e impari le lingue le lingue qui dentro le lingue oggigiorno capisce dove si trova? TRANSOCEAN LIMITED qui tutto il mondo…. è certo che sarà orgogliosa. Signorina, noi siamo abbonati alle Pulizie Generali, due volte la settimana, ma il Signor Praték è molto esigente – amore al lavoro è amore all’ambiente- così nello sgabuzzino trova la scopa e il piumino sarà sua prima cura la mattina. UFFICIO A UFFICIO B UFFICIO C Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno. adesso che lavori ne hai diritto molto di più. S’è lavata nel bagno e poi nel letto s’è accarezzata tutta quella sera. Non le mancava niente, c’era tutta come la sera prima- pure con le mani e la bocca si cerca si tocca si strofina, ha una voglia di piangersi di compatirsi ma senza la fantasia come può immaginare di commuoversi? Tira il collo all’indietro ed ecco tutto. Commento del 14 settembre 2020 Immaginiamo di leggere una storia di Scerbanenco, pensiamo a “Venere Privata” e alla sua sfortunata protagonista, Livia Ussaro. Ebbene, Carla è come Livia: una ragazza ingenua, speranzosa, pronta ad impegnarsi nella Milano degli anni’ 60, così ricca di opportunità. Basta impegnarsi nel lavoro, con sollecitudine e dedizione: “sia svelta, sorrida e impari le lingue”. E invece la realtà è ben diversa. Il poeta non ci dice che cosa sia veramente successo in quell’ ufficio, ma da delicati accenni ( “si è accarezzata nel bagno e poi nel letto (..) ha una voglia di piangere di compatirsi”) possiamo supporre che il Signor Praték (“amore al lavoro è amore all’ambiente”) non si sia limitato a far lavorare la giovane impiegata come una serva. In casa domina l’incomprensione, è una banale ragazza che non ha fantasia per “immaginare di commuoversi”; non le resta che tirare avanti. Il verso finale racchiude con grande efficacia l’impotenza, più di tanti saggi esprime il senso del rapporto di classe, dello sfruttamento del lavoro. Di grande rilievo è l’innovazione stilistica: a differenza di Sanguineti, così intellettuale, Pagliarani si distacca dal lirismo italiano elaborando una nuova metrica poetica, una sintassi per gli anni futuri, una svolta nella letteratura italiana. Canzone di Carla è il grande poema dell’Italia industriale.

Rudi e Aldo l'estate... da "La Ballata di Rudi" 1995

I Rudi e Aldo l’estate del ’49 fecero lo stesso mestiere l’animatore di balli sull’Adriatico, Aldo in Gran Hotel rifatto a mezzo e già sull’orlo del fallimento, che fallì in agosto sul più bello, lui forse non sa nemmeno ballare aveva successo il locale di fronte al suo. Miramare. Rudi su un’altra spiaggia popolare da inizio alla ballata. E’ bello? Può essere bello in Romagna chi bacia la mano l’anno dopo il ’48, attacca bottone con gli ambulanti di bomboloni e gli intellettuali indigeni meno indigenti, non lascia senza sorriso carezza o pacca ogni ragazza per strada conforme ai gusti di quella? E’ bello come un uomo sobrio, di modo che quando per la Festa dei pazzi si traveste da donna non lo prendono per pederasta ma lo sfottono con più gusto. E’ servizievole: porta pacchetti a tutte le capitane, ci gioca coi loro bimbi approva i primi discorsi di Borsa dei padri. Ama con tatto organizza *Una notte a Capri* le figlie del macellaio vennero con quattro corvi. Care ragazze, me le ricordo nel ‘46 chiedersi al Teatro del Popolo se Emanuele Kant era più Cristo di Cristo. Il miliardario polveriere grugnisce di piacere. Aldo applaude sapendo che non gli tocca niente. Commento del 10 aprile 2025 Se la “Canzone di Carla” è ambientata nella Milano degli anni’60 e la protagonista è una modesta impiegata, qui invece Pagliarani torna con il ricordo agli anni della giovinezza, quando, con l’amico Rudi, lavorava nella Riviera Romagnola, che cercava di riprendersi dalla guerra. Con poche pennellate il poeta descrive i tratti fondamentali di questa epoca: il gran Hotel in fallimento, l’incompetenza dei due ragazzi (“lui forse non sa nemmeno ballare”), le feste trasgressive ma non tanto, la disponibilità a mettersi al servizio delle famiglie, dalle madri ai padri che cominciano a parlare di Borsa. Si ama, sì, ma con tatto, anche se le ragazze preferiscono “i quattro corvi” (incredibile immagine di uomini maturi alla ricerca di sesso) e “il miliardario polveriere”. In questo ambiente provinciale, alla ricerca di serenità e di divertimento, c’era anche posto per portare avanti meditazioni filosofiche paradossali. Se il poema degli anni’60 ha le caratteristiche del romanzo sociale in versi, nella “Ballata di Rudi” affiora una nostalgica atmosfera felliniana, una costa romagnola scomparsa tra le discoteche moderne e la diffusione del sesso facile e della droga. E’ la fine di un’epoca, cominciata all’inizio del Novecento: la vacanza del ceto medio. “Rudi…da inizio alla ballata”: si sente il ritmo della ballata, che richiama a Dario Fo, senza, però, il ricorso al lessico dialettale. Il verso lungo, che si distende sul bianco della pagina, senza scivolare nella poesia prosa, abbandona la struttura narrativa che aveva caratterizzato la “Canzone di Carla”. E’ chiaro che non sono alcuni versi sufficienti a cogliere il profilo stilistico del poema; ma già si intravede un ripiegamento del poeta verso il lirismo e il soggettivismo, che mancavano nell’altro poema. L’uso dei punti all’interno dello stesso verso, alternato alla virgola e all’assenza di punteggiatura (si prenda per esempio: “…non sa nemmeno ballare aveva successo il locale di fronte. Miramare”), è un aspetto fortemente innovativo, che ritroviamo in poeti a noi contemporanei, come Maria Grazia Calandrone.

Due temi svolti II da "Cronache e altre poesie" 1954

In casa, adesso, faccia la sarta perché a Milano bisogna lavorare --il tram, se no, chi ce lo manda avanti? — e gli occhi rossi sono più lucenti ma da grande farò la cantante, perché a un certo punto bisogna calmare le vene che fanno crescere il collo, poi viene la tiroide e gli occhi grossi, e poi è la mia grande passione e poi voglio dormire la notte di colpo, e parleremo di cose pulite e sarà un pezzo che ho finito di tremare se un uomo in tram mi fruga, con le mani rozze, e saprò bene dove porta un bacio. Lo so, dobbiamo stare molto attente che non ci venga una pancia grossa. Commento del 7 febbraio 2025 Si inserisce nel racconto di Milano da parte di Pagliarani una giovane donna, presumibilmente anch’essa arrivata da fuori città, dalla provincia come il poeta. In pochi versi è descritta l’adattamento nella grande città: il lavoro da sartina e il desiderio di divenire un giorno una cantante, perché non bisogna struggersi in qualcosa di banale anche se è un’attività che piace; non avere preoccupazioni e parlare di “cose pulite”, facendo l’abitudine alle avances degli uomini sul tram; e infine la consapevolezza di “dove porta un bacio”, l’attenzione a non restare incinta. E’la storia prosaica di tante ragazze della Milano degli anni’50: una vita banale, forse, ma piena di aspettative e paure, una vita di una ragazza ben salda nei suoi limiti sociali e lavorativi. In fondo si sa già che divenire una cantante è un sogno irraggiungibile. La struttura di poesia narrativa si conferma anche in questo componimento. Si possono individuare quattro stanze, in realtà tranne l’ultima non nettamente separate tra loro. La prima (“in casa…sono più lucenti”) è il preambolo dell’intera poesia; si passa alla seconda stanza senza una virgola, lasciando al lettore dare enfasi al passaggio: si parla del sogno della ragazza (“perché a un certo punto…occhi grossi”). Dopo una lieve virgola abbiamo la terza stanza, simile a una corsa verso la trasformazione della ragazza in perfetta milanese operaia; quindi, il punto secco, rafforzato da quel “Lo so”, che introduce la conclusione dell’intero racconto. Si notino alcune finezze narrative: l’inciso che spiega ingenuamente perché a Milano bisogna lavorare, il controcanto tra “occhi rossi” e occhi grossi”, quelle “mani rozze”, parole che da sole rendono l’immagine di un sopruso che, purtroppo, bisogna accettare. Ciascuno è libero di cercarsi il ritmo, che più gli aggrada.