World without end
Dopo duecento anni dalle vicende raccontate nei «Pilastri della Terra», Kingsbridge è diventata una ricca città, le cui possibilità di crescita sono, tuttavia, pregiudicate dal governo dei monaci, che limitano la libertà imprenditoriale a favore di un rigido immobilismo e di una tassazione pesante. Esiste quindi il rischio di un declino economico e sociale. Motore dell’innovazione e del cambiamento è una donna, Caris. Essa non accetta il ruolo tradizionale affidato alla donna, madre e sposa, e decide di vivere una vita indipendente, rinunziando ai figli e portando avanti una difficile storia di amore con Merthin. Caris sarà successivamente una accorta mercante di lana, una innovatrice, introducendo la fabbricazione dei tessuti e quindi dando origine all’industria tessile inglese, monaca e badessa (paradossalmente in questo ruolo più indipendente di quanto sarebbe stata se si fosse sposata), medico di grande fama, coraggiosa donna politica ed infine sposa di Merthin. A sua volta questo personaggio rappresenta l’ingegnere e la tipica figura maschile, capace di innovare profondamente le tecniche costruttive, ma a sua volta incapace di comprendere la complessità del carattere femminile. Sintetizzato in questo modo il libro potrebbe risultare interessante. In realtà il numero enorme di vicende, situazioni e personaggi non riesce a dare dinamicità ed attrattività al racconto: non c’è suspense per un libro di azione e nello stesso tempo i personaggi risultano scontati e piatti. La vita tormentata di Caris, la sua evoluzione problematica e complessa non vengono approfondite, quasi che questo personaggio rinunzi alla sua vita di amore e accetti il suo destino di donna indipendente senza soffrire, quasi come un «automa», privo di sentimenti e di rimorsi. La vastità degli argomenti trattati rende poi la stessa ricostruzione storica estremamente fragile e comunque tale da non catturare l’attenzione del lettore. Basti pensare alla descrizione della battaglia durante la guerra dei cent’anni, precisa per quanto riguarda la funzione determinante degli arcieri, ma noiosa, prolissa e di scarso coinvolgimento.
Wuthering Heights
Un ambiente selvaggio e personalità libere e violente sono i tratti distintivi di un romanzo complesso e difficile. La complessità deriva dallʼarchitettura «a matrioska» del libro: cʼè un io narrante che raccoglie la storia narrata da un secondo io narrante. Inoltre, il romanzo si sviluppa in tempi diversi, con frequenti flashback. La difficoltà è connessa alla lingua, al frequente uso dellʼinglese dialettale, ad un periodare ricco di vocaboli e caratterizzato da una sintassi involuta. Un gentiluomo si trasferisce in campagna e, in una sera burrascosa, si ritrova a Wuthering Heights ( Cime tempestose) e vive una esperienza sconcertante e per certi aspetti spaventosa. Sembra di essere ritornati indietro nel tempo, in unʼepoca pre industriale dove non si conoscono le buone maniere dellʼInghilterra vittoriana e dove domina ancora una lettura magica del mondo. Questa regressione, che marca la distanza tra città e campagna, tra civiltà e barbarie, è accentuata dallʼuso del dialetto da parte di molti degli abitanti di Cime Tempestose. Lʼincipit del romanzo preannuncia sin dallʼinizio quello che sarà il tema di fondo del libro: lʼesplosione dei sentimenti primordiali dellʼuomo. Ritornato a fatica nella sua casa, il gentiluomo si fa raccontare da Nelly, la governante che ha allevato tutti i protagonisti, la storia della famiglia. Senza pretendere di narrare la trama, si può dire in sintesi che la vicenda si gioca tutta sullʼamore tra Heathcliff e Catherine; amore che si basa proprio sulla comune natura dei due personaggi: liberi, selvaggi e violenti. Il loro amore non si può realizzare in un rapporto matrimoniale, e quindi riconosciuto dalla società, proprio perché il perbenismo vittoriano non può accettare che Heathcliff, un orfano povero dalla pelle scura, possa ambire alla mano di una signorina di buona famiglia. Ma si dà il caso che Catherine ha lo stesso carattere di Heathcliff e quindi mal sopporta le regole della buona società. La morte di Catherine, a seguito di un drammatico incontro con Heathcliff, scatena lʼanima vendicativa e sinistra di questʼultimo. A questo punto il racconto scivola sempre più negli effetti di terrore e di mistero, tipici della narrativa di genere gotico, al punto tale che in certi momenti il fantasma di Catherine ritorna ad aleggiare nelle Cime Tempestose e a ricordare a Heathcliff il loro amore ma anche le sue colpe. Ma la fine è scontata: la razionalità borghese prevale ( non cʼè nessun fantasma) e i rampolli della famiglia si sposano felicemente. Ma la storia è vera o frutto della fantasia di Nelly, la narratrice? Non è che la governante interpreta le vicende della famiglia secondo la propria immaginazione e le dicerie della gente? Heathcliff e Catherine sono due personaggi moderni e antichi ad un tempo. Della modernità portano il desiderio di libertà e di autorealizzazione, del mondo passato hanno lo spirito rozzo e vendicativo. Il contrasto con la società vittoriana è letto in chiave nostalgica, ossia come ritorno ad un mondo rurale nel quale i sentimenti potevano esprimersi con maggiore libertà e trasparenza rispetto alle regole della società borghese. Questa chiave di lettura sociologica non si traduce, tuttavia, in unʼanalisi dei personaggi, che restano impersonali e bloccati nel ruolo affidato dallʼautrice. La trama si sviluppa lenta, senza ritmo, spesso scontata e ripetitiva. Perché non leggerlo? Il libro è fondamentalmente noioso e la lettura è resa pesante da un inglese inutilmente difficile
