Archivio Libri

Il gatto che voleva salvare i libri
RecensioneItaliano

Il gatto che voleva salvare i libri

Qual è il fascino dei libri? Perché molti di noi trascorrono così tanto tempo a leggere romanzi e poesie?  L'autore prova a dare una risposta a queste domande, e lo fa con un racconto di formazione, una via di mezzo tra Harry Potter e l'Isola del Tesoro (vedi le recensioni in questo sito). Natsuki Rintaro è il tipico «hikikomori», sinonimo di un adolescente asociale, apatico e misantropo. Certo, ha la passione di leggere, passione che  viene dal vivere nell'affollata e polverosa libreria del nonno. E' un piccolo negozio di libri usati, con una struttura peculiare. > Quando si entrava nella libreria dalla luminosa porta d'ingresso, in prospettiva il locale appariva molto più profondo di quanto non fosse in realtà, e per un attimo sembrava che quel corridoio circondato di libri si prolungasse all'infinito verso il buio . C'è un potere nei libri, diceva il nonno al nipote mentre apriva tranquillo un libro. Alla morte del nonno il ragazzo dovrebbe andare a vivere con una zia, destino che accetta passivamente, quasi indifferente. All'improvviso, dal nulla, compare un gatto, con fare gentile ma deciso, lo invita ad un'impresa: salvare i libri. Insieme con il gatto il ragazzo si inoltra lungo il corridoio oltre la parete della libreria; i due si ritrovano in palazzi, in veri e propri labirinti, dai quali il ragazzo  potrà uscire solo se libererà i libri. A ciascuno dei labirinti corrisponde un modo di intendere la nostra relazione con questo «insieme di fogli di carta ricoperti di caratteri stampati»: il desiderio spasmodico di conservazione, la ricerca di un compendio che permetta di conoscere il maggior numero di scritti nel più breve tempo possibile, la concezione del libro come un oggetto di consumo, un business per cui va distrutto tutto ciò che non si vende. E' una casistica ben nota a noi appassionati, ma si dimentica che > leggere un libro è un po' come salire in cima a una montagna. (...) Ogni tanto bisogna esaminare riga per riga, rileggere più volte a ritroso la stessa frase, e procedere con lentezza sforzandosi di capire. Come risultato di tale impegno gravoso, di colpo ci si apre la mente . Sono parole del nonno che riaffiorano alla mente del ragazzo, parole dense e vigorose. Con la metafora dell'arrampicata il nonno vuol dire che si può salire con fatica solo se si ama la montagna. Ed è questa argomentazione che spiazza gli interlocutori e salva i libri: come si fa a tenerli prigionieri, a tagliuzzarli e a considerarli come un qualsiasi prodotto, se si amano? Il percorso formativo non è concluso. Parafrasando Carlo Marx della «Miseria della Filosofia», si è ancora nel mondo delle idee, in un legame erudito e narciso con la lettura. Sarà solo l'ultima impresa a portare a termine la maturazione dell'adolescente: come diceva Confucio, la cultura umanistica, la letteratura e la poesia, ci fanno comprendere «il senso dell'umanità reciproca», ossia l'empatia che lega tutti gli esseri umani.  L'autore tenta di dare ritmo narrativo al racconto, creando nel contempo un'atmosfera magica. A questo fine ricorre all'espediente letterario del gatto, un uso molto frequente nella letteratura giapponese, basti pensare a «Io sono un gatto» di Soseki Natsume (si veda la recensione in questo sito). Ma se nell'opera di Soseki il gatto è una figura ironica e saggia, alter ego del noioso e gretto professore, qui il piccolo felino è un bolso censore del protagonista, simile al gufo di Pinocchio. Il lungo corridoio che si apre misteriosamente nei labirinti ricorda il ben più originale binario ferroviario dal quale parte la magica avventura di Henry Potter; inoltre, la descrizione dei palazzi è così minuziosa da risultare scontata e prolissa. Partito bene, il romanzo scivola in una riflessione pedante sul libro, con considerazioni condivisibili e apprezzabili se si trattasse di saggistica. A sollevare la qualità del romanzo è la scrittura: piana, piacevole e scorrevole, anche se talvolta ripetitiva: azzeccate le pennellate della libreria e dei profili del ragazzo e dei suoi amici. Peccato che non abbia lavorato sui personaggi! Perché leggerlo? Parla del nostro amore per i libri.

Sosuke NatsukawaOscar Mondadori
God help the child (Prima i bambini)
RecensioneItaliano

God help the child (Prima i bambini)

Per molti di noi lʼinfanzia è stata fonte di sofferenze. > E ciascuno riscriverà questa storia per sempre, conoscendo il dolore, immaginando la trama, inventando il suo significato e dimenticando la sua origine . Poi un giorno scopriamo che > hai accettato come una bestia da fatica il peso di una maledizione incomprensibile e la minaccia ingiustificata che ti lega alle ferite e ti lascia con un destino; e tu spendi la vita negando benché quellʼodiosa parola sia solo una fragile linea disegnata su uno scoglio, rapidamente dissolta in qualsiasi momento dalla forza del mare . Ma qualʼ è questa forza? Lʼautrice sembra dire che possa essere lʼamore, testimoniato dalla nascita di un bambino. Due giovani sʼincontrano per caso, portando con sé un segreto. Bride è nata con una pelle di un «terribile colore»: il nero. Faceva talmente ribrezzo alla madre, che questa non la toccava mai, anche se non era certo colpa della bambina, ma del venti per cento di sangue negro della sua famiglia. Ancora piccola, per farsi accettare Bride compie un atto terribile: con la sua testimonianza manda in carcere una donna, accusandola di molestie sessuali, pur sapendo che è innocente. Booker è un giovane brillante e un buon musicista; la sua vita è stata travolta dalla morte del fratello, violentato e torturato da un maniaco sessuale. Vorrebbe vivere nel ricordo ed è fuggito di casa, dinanzi al rifiuto della famiglia di continuare in una perenne commiserazione. Vivono sei mesi intensi, di travolgente passione ed anche di forte identità di intenti e sentimenti; entrambi, tuttavia, si tengono nascosto il doloroso segreto. Ed ecco che un giorno Booker se ne va, semplicemente dicendo: «non sei la donna». Lo ha fatto, forse, perché è nera, benché affascinante e ricca? Neanche la bellezza e il successo possono vincere il razzismo? È ancora lʼ antica colpa, di essere nata con quel colore della pelle? Bride vuole saperlo; si mette alla ricerca di Booker, per trovarlo presso una vecchia zia. Mentre lo cerca le succede uno strano fenomeno: ritorna bambina, quasi che la vita ricominciasse dallʼinizio: > un bambino. Nuova vita, Immune al diavolo o malattia, protetto da rapimento, violenze, stupro, razzismo, insulto, ferita, auto disgusto, abbandono, Libero da errori, Tutta bontà. Senza collera. Così credono . Con questa inspiegabile trasformazione Bride si libera dalla colpa ed è pronta a confessare la terribile verità, così come ad accettare la sofferenza di Booker: comprende che lui lʼha lasciata perché lʼama, > per non farla travolgere da un dolore così profondo che le avrebbe distrutto il cuore : > Adesso è incinta. Buona fortuna. (...) Ascoltami, Stai per scoprire che cosa ci vuole, come è il mondo, come funziona e come cambia quando tu sei un genitore. Buona fortuna e Dio aiuti il bambino . È difficile comprendere la linea narrativa di questo romanzo; troppi sono i temi che si sovrappongono: la violenza sui bambini, il razzismo, la liberazione dalla sofferenza e, forse, altri ancora. La trama è confusa, e non aiuta certo il cambio continuo di narratore (la madre, Bride, lʼamica, il racconto in terza persona), anzi spiazza il lettore in quanto costringe a riprendere il filo complessivo senza peraltro aggiungere nulla alla comprensione della storia e dei personaggi. Ciò che salva il romanzo è la scrittura: anche se stanca rispetto ad altre opere dellʼautrice riesce ancora ad affascinare con la sua elegante e soffusa costruzione sintattica, con le parole così evocative da creare aspettative di significati, che tuttavia sfuggono e restano sospesi. Insomma, si rimane un poʼ delusi. Perché leggerlo? È intenso.

Toni MorrisonChatto & Windus
The Golden Notebook
RecensioneInglese

The Golden Notebook

Siamo a metà degli anniʼ cinquanta in Inghilterra. Anna è una scrittrice, che vive con le royalties di un suo libro di successo, ambientato in Africa durante la seconda guerra mondiale. Divorziata, dopo un breve matrimonio senza amore, è madre di una bimba ed è amica di Molly, anchʼessa divorziata da un uomo ricchissimo e madre di un giovane ventenne. «Libere donne», indipendenti, che si devono far carico dei figli, ma destinate alla solitudine, alla relazione con uomini, che non sanno rispondere alle esigenze femminili: > le emozioni delle donne si conciliano bene con un tipo di società che non esiste più. Le mie profonde emozioni, quelle più vere, riguardano le mie relazioni con gli uomini. Un solo uomo. Ma non vivo quel tipo di vita, e conosco poche donne che lo vivono. Dovrei essere come un uomo, curarmi più del lavoro che della gente; dovrei mettere il mio lavoro davanti a tutto, e prendere gli uomini come vengono, o trovarne uno banale ma benestante per avere un sostegno economico, ma io non lo farò, non posso essere così . Anna non riesce più a scrivere e si rivolge quindi ad una psicoanalista, che le consiglia di tenere un diario. «The golden notebook» è composto da quattro quaderni: nero, riguarda Anna la scrittrice, rosso per la politica ( Anna è iscritta al Partito Comunista Britannico), giallo, per le storie fuori dallʼesperienza reale, e blu che cerca di essere un vero diario. Si apre una spirale nella quale la realtà si confonde con lʼimmaginazione, una sorta di discesa nella profondità della coscienza. Il tutto fluisce inaspettato, perché > le cose che sono importanti nella vita avanzano furtivamente, di sorpresa, uno non se la aspetta, non si dà forma nella mente. Si riconoscono quando appaiono, è così . II libro diviene una sorta di scatola, che quando si apre, > invece di cose splendide, cʼè una massa di frammenti e di pezzi. Non una cosa intera, rotta in frammenti, ma pezzettini da ogni parte, da tutto il mondo.... vedere la massa di frammenti orribili era così doloroso che io non potevo guardare e chiusi la scatola . Ma che cosa cʼè di così terribile nella coscienza? La dissoluzione dei rapporti tra gli uomini, il dolore che contraddistigue, inesorabilmente, le relazioni tra gli individui, il caos in un mondo che va verso la distruzione, e quindi la solitudine nel caos, dalla quale sembra che lʼunico rimedio possibile sia lʼaridità delle emozioni, crearsi una difesa rispetto alla distruzione dei rapporti umani, alla loro riduzione alle sole forze «della proprietà, del denaro e del potere». È una sofferenza esistenziale e cosmica quella di Anna, che non può che portare alla pazzia. Ma alla fine del percorso, Anna capisce che lʼancoraggio per salvarsi è nei rapporti più profondi, quelli dellʼaffetto e della cura. Alla fine di un brano di grande tensione, una semplice frase è lʼalternativa alla morte: «Posso sentire Janet ( la figlia di Anna) salire le scale». Si tratta di un libro molto complesso, anche dal punto di vista filosofico, che può essere letto da tanti punti di vista: lʼesaurirsi nella speranza del futuro, nelle grandi ideologie; la conclusione di un percorso politico e letterario, di affermazione dellʼindipendenza della donna, che era iniziato con i personaggi femminili di Jane Austen e finisce con la profonda solitudine di Anna, che, in un passaggio senza dubbio sconvolgente per quando è stato scritto il libro, afferma di preferire la masturbazione al sesso con uomini incapaci di amare; il tema della psicoanalisi e quindi della scoperta del proprio inconscio, la letteratura come immaginazione ma anche ricerca di sé stessi, come ricordo e nostalgia. Ciò che rende attuale il libro è la riflessione sugli effetti sulla coscienza individuale di un mondo in distruzione, la capacità della scrittrice di cogliere come la mancanza di una speranza più generale abbia un impatto devastante sulle relazioni stesse tra gli uomini: non ci si salva rinchiudendosi in una dimensione familiare nè tuttavia si può fare affidamento a vecchie ideologie. La narrazione è sorretta da un stile elegante e piacevole alla lettura. La struttura su più livelli del racconto avrebbe richiesto una grande capacità di mantenere una costruzione compatta alla narrazione, che si è invece frammentata e dissolta. La stessa ricchezza intellettuale, se fonrisce spesso spunti interessanti di riflessione, non favorisce la frugalità e lʼessenzialità del racconto. Perché non leggerlo? Si reggono alcune pagine, ma la lettura complessiva risulta pesante e prolissa.

Doris LessingHarper Perennial
The Grand Sophy
RecensioneInglese

The Grand Sophy

Georgette Heyer è stata una delle più popolari scrittrici inglesi del novecento. «The Grand Sophy», tradotto recentemente in italiano, racconta lʼirruzione di una giovane donna, indipendente, audace e volitiva, in una tradizionale famiglia dellʼalta nobiltà inglese dellʼinizio dellʼottocento. Il romanzo si apre con la inaspettata richiesta di Sir Horace alla sorella, la mite Lady Ombersley, di ospitare per alcuni mesi la figlia, la diciasettenne Sophy. Il lettore è subito introdotto al sistema di personaggi e alla situazione da cui si svilupperà la storia: i due figli maggiori, lʼautoritario e intemperante Charles e la «così tipicamente inglese» Cecilia, una figura femminile alla Jane Austen; la rovina economica della famiglia in conseguenza delle perdite al gioco di Lord Ombersley, la provvidenziale eredità ricevuta da Charles, che gli ha dato il ruolo di capo famiglia, creando un clima di soggezione e di reverente timore tra i fratelli e le numerose sorelle. Ci sono poi gli attesi matrimoni. Charles si è impegnato con Miss Wraxton, senza dubbio di elevata moralità e lignaggio, ma detestata dagli Ombersley per lʼevidente intenzione di mettere ordine in una gestione familiare da lei considerata troppo rilassata e permissiva. Cecilia ha accettato la corte di Lord Chalbury, ma si è infatuata di un bel giovane, poeta e squattrinato. Molte sono quindi le preoccupazioni di Lady Ombersley, che dapprima tenta di rifiutare le insistenti richieste del fratello, ma poi accetta di ospitare Sophy, pensando di trovarsi di fronte ad una timida adolescente, desiderosa di essere accolta nellʼaffetto di una casa, dopo che è rimasta orfana ancora bambina ed è stata educata da un uomo, come Sir Horace, sempre in viaggio. Resta, quindi, stupefatta e un poʼ spaventata, quando, insieme con numerosi bagagli, un levriero, una scimmietta ed uno splendido cavallo nero, si presenta una ragazza imponente, non bella ma > costruita con linee generose, longilinea, un gran seno, con un viso intensamente vivace, e una montagna di ricchi capelli castani sotto uno dei più esuberanti cappelli che le sue cugine ( le numerose giovani Ombersley) avessero mai visto . Lʼaspetto rivela il carattere della ragazza: insofferente alle regole, testarda ,capricciosa e generosa ad un tempo, ma soprattutto > Sophy non poteva vedere qualcuno in difficoltà senza immediatamente desiderare di scoprirne la causa e, se possibile, di porne rimedio . Questo atteggiamento non può non portarla in conflitto con Charles, abituato ormai a comandare. La ragazza crea scandalo ( va da sola per Londra con una carrozza da corsa! ), non rispetta le sue direttive, contesta apertamente la sua fidanzata, bigotta ed impicciona. Ma soprattutto Sophy trama per rendere le persone felici, al di là delle prescrizioni e dei costumi della buona società. Ma come succede spesso, alle personalità forti piace incontrare caratteri capaci di contrastarle, ed infatti pian piano Charles si innamora di Sophy. E che la ragazza sin dallʼinizio abbia manovrato per conquistare lo scontroso e difficile cugino? La trama è il punto forte del romanzo: colpi di scena, dialoghi serrati, sottili disegni di Sophy che si realizzano pur contro le avversità, le maldicenze e lʼopposizione di Miss Wraxton, di fatto lʼunico personaggio che cerca miseramente di contrastare la ragazza. Si percepisce il tipico compiacimento autocritico della cultura inglese, che si considera rigida, convenzionale rispetto a quella continentale, immaginata invece come anti conformista e libera. È un luogo comune che si riflette sulla figura troppo schematica di Sophy, sempre uguale a sé stessa e troppo sicura e matura per la sua età, e sul profilo degli altri personaggi, così formali e scontati. Fanno eccezione Cecilia e Charles. La prima esprime tutta la sua indipendenza, in questo frangente non imbeccata dallʼesuberante cugina, nel momento in cui dichiara di non amare Chalbury ma di voler sposare il sognante e bel poeta. Ma sarà poi Sophy a giocare proprio sui valori inglesi della ragazza, attenzione alla forma e alla rispettabilità, per portarla a volere lʼoriginario promesso sposo.Charles é invece la sintesi. È vero che è attento alle regole e ai costumi della società ma cʼè in lui quella forza elisabettiana che è stata alla base dellʼimpero inglese. È in fondo lʼeroe e cʼè da chiedersi se sarà lui a cambiare Sophy, rendendola una nobildonna, quale il suo rango la destina naturalmente. La scena nella quale Charles e Sophy dichiarano il proprio amore è talmente condotta dal primo che fa temere che il futuro di Sophy sia quello di uniformarsi al conformismo che la circonda. Perché leggerlo? La trama è piena di colpi di scena, un poʼ scontata ma divertente.

Georgette HeyerRandom House
La grande traversata
RecensioneItaliano

La grande traversata

Siamo in una grande casa editrice, nell'ufficio preposto alla redazione dei dizionari. Pur essendo un business redditizio, lo staff è particolarmente ridotto, anche perché la preparazione di un nuovo vocabolario è un'attività eccezionale, un progetto difficile e complesso che non avviene ogni anno; tra un vecchio e nuovo dizionario c'è una continua revisione, che non coinvolge tuttavia l'intera struttura dell'opera. Impariamo come il dizionario debba essere esaustivo, aggiornato ma sintetico, anche perché inglobato all'interno di una pagina dove ogni lemma (così si chiamano le singole voci) deve avere uno spazio tale da non creare squilibri con gli altri lemmi. Per esempio, come descrivere un grande poeta dell'anno mille (samurai, monaco e poeta), al quale la tradizione diede il nome di Saigyo, termine ricco di significati, da immortale a pellegrino girovago sino a lumaca d'acqua dolce? Bisogna riportare alcuni versi del poeta? E' giusto dire che ogni giapponese «non può che emozionarsi» dinanzi alle poesie di Saigyo?  Un vocabolario dovrebbe essere preciso e obiettivo evitando di dare giudizi. Un altro problema è la carta, che deve essere estremamente sottile ma deve pure evitare che l'inchiostro trapassi il foglio andando a replicarsi nel retro della pagina.  Non c'è da stupirsi come la particolarità del lavoro richieda persone talmente assorbite dai segreti delle parole da non pensare ad altro. In modo compulsivo, > le studiavano e analizzavano con estrema freddezza, quasi come se le vivisezionassero. C'era qualcosa di vendicativo nella loro ossessione, come se dessero la caccia a un odiato nemico e raccogliessero informazioni per coglierlo con le mani nel sacco e fargliela pagare . La nostra storia inizia quando il responsabile va in pensione e cerca una persona che lo possa sostituire. Nell'ufficio c'è un collaboratore ormai esperto ma ha il difetto di non avere l'ossessione meticolosa necessaria per lavorare alla redazione di un dizionario. All'ufficio vendite lavora un giovane, un tipo dai «capelli da matto e che non si sbarazza mai di quegli odiosi copri maniche neri». Già il nome intriga il responsabile: Majime è una parola inusuale e pare che significhi fornitore di cavalli. Quando poi a pranzo il giovane descrive il suo passatempo preferito (guardare la gente prendere la scala mobile), il responsabile sa di trovarsi dinanzi al suo uomo. Come le persone si mettono in fila per due e in questo c'è un'armonia «favolosa, inafferrabile», esclama entusiasta Majime, così una marea impressionante di parole che arrivano da ogni parte vengono classificate e messe in colonna, sistemate alla perfezione nelle pagine di un dizionario: è in questo ordine sta il piacere del redattore di vocabolari. Majime prende via via possesso della nuova responabilità, si innamora e sposa una giovane e brillante cuoca. Sembrano una coppia improbabile ma li unisce la stessa meticolosità e ricerca dell'ordine: Majime nel lavoro di ricercatore ossessivo delle parole, la donna nella predisposizione perfetta dei piatti della cucina giapponese. L'editore decide di avviare un nuovo grande dizionario: chiamato «la Grande Traversata». Bisogna fare in fretta e bisogna sbaragliare la concorrenza, anch'essa al lavoro per pubblicare un vocabolario.  Occorre rafforzare lo staff e arriva un'impiegata dell'Ufficio Marketing. Incredula e spaventata dinanzi «all'espressione ardente, quasi diabolica» di Majime, Kishibe pensa di non avere le competenze e la passione: è dinanzi ad «una muraglia erta e spigolosa impossibile da scalare». Ed invece arriva a capire che quel nuovo vocabolario da pubblicare nel più breve tempo possibile, conciso e preciso come deve essere un buon dizionario, è per lei veramente una traversata. > Aveva portato avanti la sua vita e la carriera senza mai fermarsi a riflettere. (...) Prendere coscienza del potere delle parole (il potere non di ferire il prossimo ma di rispettarlo, di comunicare e di costruire sane relazioni interpersonali) le aveva insegnato a conoscere meglio sé stessa e a comprendere i pensieri e i sentimenti altrui . Tutti noi, accaniti lettori, crediamo che le parole possano cambiare le persone, o almeno far conoscere meglio sé stessi e gli altri. Per sviluppare questa tesi, accattivante e intensa, sarebbe stato necessario approfondire i personaggi: Majime è invece un monolite, un predestinato alla passione morbosa per il particolare, Kishibe è più complessa come personalità ma perviene alla conoscenza di sé stessa  tramite il lavoro duro e determinato, senza che si capisca da dove viene e dove vorrebbe andare. Talvolta pare che l'autrice voglia dare un tocco di giallo all'intera storia: riusciranno i nostri eroi a fare il vocabolario contro mille difficoltà e imprevisti, malgrado lo scetticismo dei vertici aziendali? Ma la trama è lenta e senza sorprese, scadendo a tratti nel melodramma e nel superfluo. Perché leggerlo? E' scritto in modo piacevole e fa scoprire il mondo dei vocabolari.

Miura ShionGiulio Einaudi