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Olive comprese
RecensioneItaliano

Olive comprese

Siamo nellʼItalia degli anniʼ30 in piena era fascista. In un piccolo paese del lago di Como, quattro balordi trascorrono il tempo in osteria e a fare scherzi. Un giorno, per fare un piacere alla prostituta del villaggio, avvelenano i piccioni che normalmente stazionano nelle piazze e nelle vie. Uno di questi piccioni viene regalato ad una vecchia signora, che muore avvelenata. Da questo episodio prendono le mosse tutta una serie di avvenimenti che hanno come protagonista il maresciallo del paese. Si tratta della classica figura del carabiniere: ligio allʼordine, severo ma nel contempo pragmatico e di buon senso, cerca di risolvere i problemi della gente del paese operando come un «buon padre di famiglia». Il racconto corre veloce, anche perché aiutato da uno stile brioso ed essenziale, tra vicende un poʼ paradossali, come quella del fratello che si preoccupa che la sorella, magrolina e devota, non sposi un amico dotato di attributi sessuali particolarmente esagerati, e personaggi singolari, come la moglie del podestà, che crede di essere tre persone in una e cambia continuamente personalità. Lʼatmosfera ricostruita dallʼautore è quella tipica che ci è stata tramandata riguardo allʼItalia fascista: un regime assurdo, non amato ma subìto, ma nello stesso tempo paternalistico e accondiscendente. Il maggior pregio del libro è che si legge molto bene, ma sia i personaggi che gli ambienti restano superficiali e lontani. I primi diventano quasi delle macchiette, i secondi (il lago di Como e la vita del villaggio) risultano alla fine irrilevanti. lʼabile ritmo narrativo non compensa la vacuità dei contenuti. Perché non leggerlo? Perché ha senso leggerlo solo in treno, quando si è molto stanchi.

Andrea VitaliGarzanti
Oltre il fiume
RecensioneItaliano

Oltre il fiume

Geeʼs Bend è un braccio di terra, bagnato su tre lati dal fiume Alabama, laddove lʼacqua forma una sorta di grande e inarcuato tornante. Per raggiungere la più vicina cittadina i «benders» devono percorrere un tragitto di un ora e mezzo di macchina o di un quarto dʼora di traghetto, se questo non fosse stato abolito negli anniʼ60 dallo sceriffo della contea, con la seguente ineccepibile motivazione: > non abbiamo chiuso il traghetto perché erano neri, (...) lʼabbiamo chiuso perchè se lʼerano dimenticati, che erano neri . Geeʼs Bend è un enclave unico: tutti i residenti discendono dai sedici schiavi che si insediarono in questa striscia di terra nel 1816; lʼisolamento geografico e la scarsa attrattività del suolo hanno permesso alla piccola comunità di non essere alterata dai grandi sconvolgimenti sociali e politici che hanno interessato la storia americana: la guerra civile, le segregazioni razziali, la grande depressione, il movimento di liberazione di Martin Luther King. Anche quando questʼultimo li coinvolse, assumendoli come paradigma dello sfruttamento del popolo afroamericano, i «benders» andarono «oltre il fiume», come li invitò il grande leader nero, combatterono per lui e soffrirono per la sua morte, ma poi tornarono alla loro terra, perché > per una donna di colore, che discende dagli schiavi, (...) il fiume supplica che lo si attraversi, e al tempo stesso sbarra la strada . Ma oggi la piccola comunità, ridotta ormai a qualche centinaio di sopravvissuti, rischia di scomparire. Il progetto di un nuovo traghetto romperà definitivamente lʼisolamento. Moehringer coglie abilmente questo momento narrandolo con gli occhi e la mente di una piccola donna di Geeʼs Bend. > Mary è tutta fatta di cerchi. Il suo corpo è tondo, la sua faccia è tonda, il suo fiume è tondo. Nel mondo di Mary Lee ogni cosa è tonda, perché è soltanto alla fine di qualcosa, di un secolo, di una storia, di una frase, che se ne capisce veramente lʼinizio. (...) Ha passato lʼintera vita in questo luogo senza tempo. Come ha fatto lʼetà a scovarla? Tramite Mary Lee Moehringer ripercorre la storia di Geeʼs Bend, intrecciando vicende sociali con episodi della vita della donna. È una dolce e malinconica narrazione: ci sono momenti di rivolta, cʼè tanta sopportazione, ma il tutto è intriso di rassegnata benevolenza; e questo non solo perché Mary Lee > è una persona gentile (... se non posso ridere e scherzare con te, se non posso essere carina e amichevole, meglio che lasciamo stare) , ma perché > una vita fa Mary Lee contava sul fiume per proteggerla da quelli che amichevoli non lo erano affatto. (...) Il suo fiume è un forte Dio bruno, (...) Eterno, Silenzioso, Dà la vita, e la prende senza esitare. È la forza che ha plasmato il mondo di Mary Lee. (...) Ci sono persone che passano la vita a opporsi a ciò che le limita. Mary Lee ce lʼhanno battezzata nellʼacqua che la limita. Per lei è un dono, e per ciò che le è dato rende grazie. Questo lungo racconto riporta alla mente un grande romanzo italiano: Il Mulino del Po. Come nel libro di Riccardo Bacchelli, anche qui si parla degli umili, delle vittime, e lo si fa come lo fece il conservatore e cattolico Bacchelli, con nostalgia, quasi per dire: la vita era migliore allora, quando si era isolati, non si poteva andare a scuola, si era poveri e si subivano le prepotenze dei bianchi, ma almeno si viveva protetti dal grande fiume (qui lʼAlabama, là il Po), in una vita tranquilla, senza tempo. Ma la storia avanza, caro Moehringer, e lo sfruttamento dei neri, dei contadini, dei «dannati della terra» non può essere la banale occasione per fare del folclore, per vincere, immeritatamente, un premio Pulitzer con un racconto hollywoodiano. Perché non leggerlo? Banale, meglio il Mulino del Po.

J.R. MoehringerPiemme