Divieto di soggiorno
Il libro è un racconto-inchiesta e si tratta di una serie di interviste a immigrati. Si passa dalla prostituta proveniente dell’Est Europa a persone che hanno avuto successo, nel campo economico e in quello sociale e politico. Ne emerge una visione molto variegata, da cui risulta che, paradossalmente, sia stato più facile integrarsi e salire nella scala sociale per gli immigrati arrivati nell’Italia degli anni ’70 rispetto a quelli di più recente provenienza. In realtà l’immigrazione rispecchia il deterioramento della società italiana: una crescente chiusura verso l’esterno, l’indifferenza verso la novità e quindi la tendenza alla politica dello «struzzo», che non vuole vedere che l’Italia sta cambiando. Ci sono due aspetti del libro di notevole interesse:il primo è sintetizzato nella citazione al libro stesso: «volevamo braccia, sono arrivate persone» (Max Frisch). Come dice l’autrice, è l’impianto culturale e ideologico alla base della normativa italiana, che non funziona: > è ancora l’utilità economica del lavoro del migrante a sancirne il diritto a vivere nel nostro Paese . O come dice con altre parole una colf somala: sono trattata > sostanzialmente bene, anche se quando raccontavo la mia storia sentivo una generale indifferenza. È un rapporto di affari: io garantisco un servizio e loro mi pagano . In termini politici, Jean-Léonard Touadi, assessore al Comune di Roma, > uscire dalla logica del sociale, smetterla di accostarsi alla categoria degli immigrati, per quanto fragile sia, con l’ottica dell’intervento sociale di emergenza. Ognuno di noi ha bisogno invece di pari opportunità, di accesso alla cultura, accesso alla casa, agevolazioni di accesso al credito . Ma questi non sono problemi anche degli italiani?il secondo aspetto riguarda la visione degli italiani vista dagli immigrati. Si tratta di una prospettiva interessante, che fa emergere un mondo triste, nel quale, per esempio, gli anziani hanno perso molto della propria autorità e prevale invece l’abitudine a viziare i bambini, una separazione di ruoli tra l’uomo e la donna, lo squallore della vita affettiva, una generale indifferenza. «C’è molta cura individuale e poca, anzi nessuna, per lo spazio di tutti». > Mi è capitato di raccontare che cosa si mangia nel mio Paese, e il più delle volte mi hanno guardato con una faccia schifata . Prevale l’arte di arrangiarsi, in quanto si scelgono i lavoratori in base alle indicazioni dei parenti e amici e quindi > il lavoratore non viene scelto in base alla qualifica e alla preparazione professionale, ma in quanto membro di una categoria di simili per provenienza . Il libro è interessante, ma si affida troppo a interviste a persone di successo e a esponenti ufficiali del mondo dell’immigrazione, trascurando l’impegno di scavare sul campo, cioè tra la gente. All’interno di uno stile pulito e di una buona costruzione del racconto, emergono una debolezza giornalistica e una fragilità dell’inchiesta, che danno l’impressione di artificiosità a quanto viene raccontato.
Dove sei stanotte
> Ha scarponi vecchi, uno aperto sulla punta, che sembra un sorriso sdentato. (...) Ma in fondo non lo vede nessuno, perché a Milano, anche se c'è l'Esposizione Universale ed è il centro del mondo, un senza-tetto che spinge un carrello con dentro la sua vita fa parte del panorama e quindi è invisibile . Con questa immagine di comune indifferenza sociale, il romanzo faceva sperare di essere un Noir d' intensa impronta sociale; in particolare, se accompagnata da un altro luogo tipico di Milano «capitale del mondo»: il mondo della televisione e delle grandi fiere annuali, come il Salone del Mobile. Il protagonista, Carlo Monterossi, è un famoso produttore di un programma che fa schifo pure a lui, vive in uno splendido appartamento con una governante efficiente e protettiva: è una vita finta e superficiale che potrebbe durare per sempre, agiata, tra feste, fugaci relazioni e auto commiserazioni. Quando tutto viene sconvolto. Alla fine di un party si ritrova in casa un giapponese, stordito e spaventato. Chi è? E cosa ci fa in casa sua? E perché viene ucciso e la sua bella dimora messa a soqquadro? E' da qui che prende le mosse un Noir con una trama ingarbugliata e ridondante dove c'è di tutto tranne l'ingrediente fondamentale: la suspense. Come in un grande mélange di Simenon e De Cataldo (si veda la citazione di Romanzo Criminale in questo sito) abbiamo l'intrigo poliziesco, i servizi segreti, il commissario emarginato ma intelligente, lo sfondo sociale cinico e affaristico della Milano «da bere», l'emarginazione e l'immigrazione clandestina, e infine, perché no?, anche l'amore. E' uno zibaldone insomma, condito per fortuna da frequenti citazioni di Bob Dylan, di un romanticismo malinconico come in questa poesia: > Nella pioggia del primo mattino con un dollaro in mano/ E' una fitta al cuore e le tasche piene di sabbia/Sono molto lontano da casa e mi manca tanto il mio unico amore . Lo stile narrativo è mosso, fatto di un alternarsi di efficaci descrizioni e di colloqui serrati; sulla fluidità del discorso disturbano la continua entrata e uscita di scena dei vari personaggi, stancante e confusa nel suo ripetersi, e la ricorrente introspezione psicologica sull'uomo Carlo, che lentamente evolve da cicisbeo a uomo "vero". E', forse, un tentativo di introdurre un cambiamento interiore nel personaggio: mutamento che rimane in sospeso perché non approfondito, riducendosi ad essere un espediente letterario. La scrittura è elegantemente semplice, avrebbe meritata una storia robusta e meglio costruita. Perché non leggerlo? E' prolisso, la cosa peggiore per un Noir.

