The thin man
The thin man ( generalmente tradotto con il termine uomo ombra) è un ricco inventore scomparso da alcuni giorni, proprio quando la sua segretaria viene uccisa. Da questi due avvenimenti prende le mosse la classica storia poliziesca: un famoso ex detective (Nick lʼio narrante) si trova a New York con sua moglie, Nora, e viene coinvolto, suo malgrado, dalla famiglia dellʼinventore ( lʼex moglie e i due figli, una ragazza viziata e un giovane strampalato) e dallʼavvocato della persona scomparsa. Non si possono raccontare le vicende di un giallo né il finale, ovviamente. Il racconto si sviluppa leggero e smaliziato intorno a Nick e a Nora, questʼultima apparentemente un personaggio minore ma in realtà una spalla eccezionale: volutamente assente, ironica e paziente. La sua idea è che un detective debba trovare qualsiasi cosa, anche un pezzo di anatra in un piatto affollato di cibo. Ci sono poi i parenti dellʼinventore, avidi, egoisti, indifferenti alla sorte del marito e padre scomparso, «non sono forse il primo di una nuova razza di mostri?», si chiede Nora. La storia poliziesca e i personaggi sono anche il pretesto per una raffigurazione dellʼAmerica degli anniʼ 30, travolta dalla crisi della borsa che non viene ancora percepita come uno sconvolgimento profondo della società, quale poi sarà: si continua a bere molto, a frequentare locali notturni, a pensare che i soldi possano continuare a girare. La forza del romanzo di Hammett è senza dubbio lo stile narrativo. È fatto di dialoghi serrati, di frase concise, giocate tutte su un uso sapiente dei verbi, spesso composti, propri del linguaggio familiare anche se non scivolano mai nellʼuso gergale. Si ha lʼimpressione che Nick abbia fretta, che le azioni sono troppo veloci per permettersi di soffermarsi a lungo in descrizioni e approfondimenti di carattere. O è la noia che pervade il protagonista e lo spinge a correre nella vita? Perché leggerlo? È un grande classico del genere poliziesco ma è anche una rappresentazione efficace di una società in crisi, nella quale, però, si riesce ancora a non essere sciatti.
The Thing Around Your Neck
Il libro è una raccolta di brevi storie, che si incentrano intorno alla solitudine della donna. Nel racconto che dà il titolo al libro, la protagonista ha lasciato la Nigeria per andare a vivere negli Stati Uniti presso uno zio, che cerca di molestarla. La ragazza abbandona la casa dei parenti e il suo sogno americano si infrange in un lavoro sotto pagato di cameriera. Vorrebbe scrivere ai genitori, ma > non cʼè niente di cui scrivere... Nessuno sapeva dove tu fossi, perché non lo dissi a nessuno.Talvolta ti sentivi invisibile.....Di notte, qualche cosa si stringeva intorno al collo, qualche cosa che quasi ti soffocava prima di cadere addormentata . La libertà della donna è possibile solo nella solitudine, in quanto in tal modo il destino non è determinato dallʼuomo, sia che sia marito, padre o fratello. In Tomorrow is too far, ( un racconto che ricorda la Morrison di Beloved) la vicenda si sviluppa abilmente in unʼalternanza tra presente e passato. La protagonista, ormai adulta, vive negli Stati Uniti. Ritorna dopo molti anni in Nigeria, dove bambina aveva spinto il fratello a salire su un albero e poi gli aveva urlato che cʼera un serpente velenoso che lo poteva morsicare. Il ragazzo, spaventato, era caduto uccidendosi. Questo episodio condannerà la bambina al rimorso e allʼesclusione, ma era lʼunico modo, crudele e incosciente, per ribellarsi ai privilegi che la tradizione concedeva ai maschi: > tu sapevi che qualche cosa doveva capitare a Nonso ( il fratello) così che tu potessi sopravvivere . La solitudine nasce anche dalla fuga da un paese violento, eppure amato: la Nigeria. The American Embassy è la narrazione, tra la cronaca giornalistica e la sospensione psicologica, di una lunga attesa su «un marciapiede palpitante», dinanzi allʼAmbasciata americana per avere il visto di espatrio. La protagonista, con il suo dolore «da qualche parte tra gli occhi», vuole abbandonare la Nigeria, perché la polizia nigeriana le ha ucciso il figlio, ancora bambino. Quando si trova davanti al funzionario americano la donna capisce che non può abbandonare il suo paese, dove è sepolto il suo bambino: «voleva ritornare alla loro dimora ancestrale», ai fiori della sua terra, ai piatti cucinati con olio di palma e così «si voltò lentamente e prese la direzione dellʼuscita». Lo sradicamento tra il legame con la propria terra e lʼespatrio negli Stati Uniti è presente in tutti i racconti, non dipende, tuttavia, da una libera scelta della donna ma dalla volontà del marito e della famiglia. Il pregio principale dei racconti sono la struttura narrativa e la scrittura. Lʼautrice usa con grande sapienza la seconda persona singolare ( il " tu") per mantenere la narrazione sospesa tra lʼautobiografia e la forma impersonale. Ne deriva un senso di inevitabilità, quasi che le vicende non possono essere che così, non sono possibili soluzioni diverse, in quanto i fatti si sviluppano al di fuori della volontà e della possibilità dei protagonisti. La vita è questa e non ci sono alternative. La scrittura è elegante, semplice e misurata, senza indulgenze a neologismi o a lingue nazionali e locali. Anzi, con malizia, la scrittrice evidenzia spesso il diverso impiego dei vocaboli, tra quelli tipicamente inglesi, che vorrebbero adoperare le protagoniste ( tutte appartenenti alla classe colta nigeriana) e gli usi americani, quasi che lʼestraniazione, la fuga e la solitudine trovino riscontro anche nellʼabbandono dei soliti modi dellʼinglese. Il limite del libro sta proprio nella struttura narrativa dei racconti, che lʼautrice non riesce a chiudere, restando sempre incompiuti e sospesi. Ne emerge una frammentazione, che rende difficile riannodare il filo narrativo e i suoi significati. Perché leggerlo? È una lettura piacevole e interessante.
A thousand splendid suns
Lʼamicizia femminile è al centro di questo romanzo.Lʼautore narra le vicende della condizione femminile in Afghanistan in un arco di tempo molto lungo, dagli anni ʼ60 ad oggi, dalla monarchia sino allʼinvasione dellʼesercito occidentale, percorrendo il periodo «sovietico», la guerra civile e il regime talibano. Racconta la dura vita delle donne tramite le vicende di due figure femminili: Mariam e Laila. Mariam ha quindici anni nel 1974, quando il padre la dà in sposa ad un uomo molto più anziano: Rasheed. Il matrimonio dovrebbe sanare una situazione scandalosa. Mariam è una figlia illegittima e quindi, dopo il suicidio della madre, non può essere accolta nella famiglia paterna.Per la ragazza si interrompe una adolescenza relativamente felice, arricchita dal mito del padre e dal sogno di essere accolta come figlia a tutti gli effetti, di non essere più una bastarda. Eppure, benché tradita dal padre, un debole ed un codardo, Mariam affronta con coraggio la nuova vita, nella grande città di Kabul. Ma Rasheed si rivela un uomo dispotico e violento, soprattutto dopo che Mariam non riesce a dargli un figlio maschio, perdendo anzi la bambina di cui è in attesa. La monarchia viene sostituita dal regime comunista e la condizione della donne migliora, almeno nelle dichiarazioni ufficiali e per un ristretto strato della popolazione. Ma per Mariam non cambia nulla: vive reclusa in casa sottoposta al dominio brutale del marito. Il racconto narra poi lʼadolescenza di Laila: una ragazzina vivace, irrequieta, istruita, innamorata sin da piccola di un compagno di giochi: Tariq. La guerra tra bande tribali porta ad un clima crescente di violenze, uccisioni, rapimenti e stupri, spingendo molte famiglie, tra cui quella di Tariq, a fuggire in Pakistan. Una bomba distrugge la casa di Laila, uccidendo i genitori. La ragazza viene salvata ed accolta da Rasheed e Mariam. In realtà lʼuomo mira a sposarla e ci riesce, in parte con lʼinganno ( con la falsa notizia della morte di Tariq) ed in parte perché Leila aspetta un figlio da Tariq e vede nel matrimonio una soluzione per sé e soprattutto per il bambino. Dapprima Mariam accoglie con ostilità Leila, che le ha usurpato il ruolo di unica moglie, ma poi proprio la crudeltà di Rasheed, la nascita di due bambini e la durezza della vita sotto il regime talibano creano una crescente solidarietà tra le due donne sino ad una profonda amicizia. È un legame tipicamente femminile perché nasce dalla cura per i bambini e dalla volontà di resistere, con fermezza e testardaggine, alle violenze inaudite alle quali sono sottoposte da parte di Rasheed. E sarà proprio Mariam, la docile e remissiva Mariam, a uccidere con un colpo di scure il marito, che stava cercando di assassinare Leila. In tal modo Mariam permetterà la fuga di Leila e si condannerà alla morte per mano dei talibani: un sacrificio estremo per il futuro felice dellʼamica e dei suoi bambini. Le parti migliori del romanzo sono quelle dedicate alla descrizione dellʼinfanzia e dellʼadolescenza di Mariam e di Leila: la rappresentazione del mondo della campagna, quello di Mariam, contrapposto allʼambiente di Kabul, dove è cresciuta Leila; lʼinnocenza e i sogni delle due ragazze, così differenti ed eppure simili, perché tipiche dellʼadolescenza; lʼaffetto per il padre, per Mariam mitizzato e per Leila tangibile; la lontananza affettiva delle madri e il legame così profondo tra Leila e Tariq, senza dubbio la parte positiva di un romanzo generalmente cupo e triste. Quando poi si passa a descrivere le vicende dei due matrimoni, si percepisce un senso di astrattezza e di artificioso. Inutilmente lʼautore utilizza lʼespediente letterario di narrare le vicende secondo i punti di vista delle due donne: le due personalità restano sullo sfondo, appiattite dalle scene di violenza e di vita afgana, a loro volta ripetitive e così simili a come le immaginiamo noi occidentali. In particolare, lʼamicizia fra le due donne non viene approfondita, ma emerge in modo superficiale senza che ne vengano scandagliate le motivazioni e le contraddizioni. La decisione estrema di Mariam di uccidere il marito e di liberare Leila appare come un atto improvviso, senza che se ne capisca la maturazione, con il risultato che proprio Mariam appare un personaggio di secondʼordine rispetto a quello di Leila, quando invece ha tutti i tratti di una eroina della tragedia greca. Perché non leggerlo? Troppo lungo e a tratti ridondante.
To kill a mockingbird (Il buio oltre la siepe)
> Mentre tornavo a casa, pensavo che Jem ed io saremo diventati grandi, ma non cʼera molto altro per noi da imparare, tranne lʼalgebra . Con questo giudizio Scout, la piccola narratrice del romanzo, sintetizza le vicende del libro. Ma che cosa ha imparato realmente la bambina? Maycomb è una citta del sud degli Stati Uniti: > una vecchia e stanca città. (...) Nella stagione delle piogge le strade si trasformavano in una rossa fanghiglia; lʼerba cresceva sui marciapiedi, il tribunale affondava nella piazza. (...) Cʼera in realtà un sistema di caste in Maycomb, ma per me lavorava in questo modo: i vecchi cittadini, lʼattuale generazione di famiglie che erano vissute accanto per anni ed anni, erano totalmente prevedibili gli uni agli altri: essi davano per scontato atteggiamenti, cambiamenti di carattere, perfino gesti, poiché si erano ripetuti in ogni generazione e fissati nel tempo. Scout è una bambina vivace, indipendente, irrequieta. Il suo "eroe > è Jem, il fratellino maggiore, il suo riferimento ideale è il padre. Atticus, viene chiamato per nome dai figli, è uno stimato avvocato e rappresentante della città nel parlamento dello stato; vedovo, educa i figli nel rispetto degli altri e della comunità, ma soprattutto secondo valori autentici, di giustizia e libertà. Tutti hanno il diritto al pieno rispetto delle proprie opinioni, ma prima che io sappia vivere con le altre persone, devo vivere con me stesso. Lʼunica cosa che non si attiene alla regola della maggioranza è la coscienza personale > . Scout e Jem trascorrono le lunghe e calde estati nella continua esplorazione del cortile accanto. In particolare li attira una casa, dove vive nascosta una persona, avvolta nel mistero. Chi è? È un essere mostruoso e pericoloso? Perché vive senza mai uscire? I ragazzi cercano in qualche modo di scoprire questo tenebroso segreto. Ed ancora una volta, come in tanti episodi del romanzo, emerge la serena saggezza di Atticus: ciascuno ha il diritto di vivere come crede; ciò che fa Mr. Radley (lʼoscuro personaggio) ci potrebbe sembrare strano, ma ciò che fa non è strano per lui«E poi, è giusto, chiede Atticus,»mettere la storia della sua vita in pubblico così che sia alla mercé dei chiacchiericci dei vicini > ? Atticus tratta i figli alla pari, dando loro consigli ma anche accettandoli: che cosa farei, si chiede Scout, se Atticus non sentisse la necessità della mia presenza, aiuto e consiglio > ? La storia potrebbe proseguire secondo i toni e i ritmi di un racconto dʼinfanzia, quando irrompe una vicenda tipicamente di stampo razzista. Un negro viene accusato di aver stuprato e picchiato una ragazza bianca; Atticus é lʼ avvocato dʼufficio, incarico che accetta pur sapendo che si metterà in contrasto con la comunità. Se non lʼavessi fatto, (dice alla figlia), non avrei potuto andare in città a testa alta, non avrei potuto rappresentare la contea in parlamento, e soprattutto non avrei potuto dire a te e a Jem cosa non fare > . Ciò che si svolge nellʼaula del tribunale conferma la grande abilità di Atticus, come avvocato e uomo. La sua arringa finale è la sintesi di che cosa è la democrazia. Thomas Jefferson una volta disse che tutti gli uomini sono stati creati uguali. (...) Noi sappiamo (...) che alcuni sono più intelligenti di altri, alcuni hanno più opportunità perché sono nati privilegiati, alcuni uomini fanno più denaro di altri...(...) Ma cʼè una cosa in questo paese nella quale tutti gli uomini sono stati creati uguali.(...) Questa istituzione è il sistema giudiziario > . La Giustizia è un ideale, esiste comunque la giustizia perché per la legge tutti gli uomini sono uguali. Atticus si illude: il ragazzo nero, pur chiaramente innocente, viene condannato in quanto negro; poi viene ucciso durante la fuga dal carcere. È una doppia sconfitta: il sistema giudiziario non è imparziale, il ragazzo non ha creduto nella giustizia della legge.Il padre della ragazza bianca decide di vendicarsi in quanto durante il processo il suo onore > sarebbe stato infangato da Atticus; tutti hanno capito che è stato lui a picchiare la figlia. Durante la notte di Halloween Scout e Jem sono aggrediti dallʼuomo. Jem cerca di salvare la sorella e nella colluttazione lʼaggressore si accoltella e si uccide (o viene ucciso dal ragazzo?). Jem, incosciente e ferito, è portato al sicuro proprio da Mr. Radley, il mostro della porta accanto. La storia potrebbe avere un lieto fine, se non fosse che Atticus è convinto che sia stato il figlio ad uccidere lʼuomo e vuole che lo sceriffo proceda contro Jem. Se questa cosa venisse messa a tacere sarebbe semplicemente negare di fronte a Jem il modo con il quale ho cercato di educarlo. Talvolta penso che io sia un totale fallimento come genitore, ma io sono tutto ciò che hanno. (...) Se io convivessi con tutto ciò, non potrei francamente guardarlo negli occhi, e il giorno in cui non potessi farlo saprò di averlo perso. Non voglio perdere lui e Scout, perché essi sono tutto ciò che ho. > Lo sceriffo rifiuta di procedere, forte della sua autorità, concludendo in modo sconcertante: lasciamo che il morto seppellisca il morto > , ossia che giustizia sia fatta, con la morte di chi è stata la causa della condanna e dellʼuccisione di un uomo innocente. negro. Ed allora che cosa ha imparato Scout? Ha appreso che non esiste la Giustizia, non cʼè un sistema giudiziario imparziale; ciò che giusto e ciò che non è giusto, il bene e il male sono fissati dalla comunità in cui si vive: essa decide, secondo valori ancestrali e radicati, quando intervenire, quando condannare un uomo innocente, perché non si metta in dubbio la distinzione tra le classi e le razze, e quando invece nascondere le colpe con lʼomertà, perché perseguirle significherebbe incrinare i presupposti di convivenza e di rispetto reciproco. Una frase enigmatica conclude il romanzo. Atticus si rivolge alla figlia e le chiede se anche lei è convinta che lʼuomo si sia ucciso. Scout lo rassicura dicendo: bene: sarebbe come uccidere un usignolo, non è vero? > La mia interpretazione è la seguente: lʼusignolo è lʼinnocenza, che crede ancora nella Giustizia, fingere di credere che lʼuomo si sia ucciso è come riconoscere che non esiste la giustizia con la G maiuscola, prevalgono solo e saldamente i legami familiari e i valori della comunità. Scout è pronta a diventare una piccola donna. Dopo tutto, se la zia può essere una signora in un tempo come questo, potrei esserlo anchʼio". Scout si è omologata, è uscita dallʼinfanzia. Accanto al grande tema etico, quello della Giustizia, il romanzo dà una splendida rappresentazione della società del Sud, del suo ambiente e dei suoi meccanismi sociali: una narrazione da parte di una bambina, con gli occhi sbalorditi dellʼinfanzia. Ad arricchire lʼaffresco è la scrittura: essa attinge alle parole e alle costruzioni sintattiche del della tipica lingua del Sud, dando in tal modo freschezza al racconto e privandolo di una possibile pesantezza, che avrebbe potuto derivare dai suoi connotati moralistici. La lettura in lingua originale non è ovviamente agevole, anche perché un normale dizionario non aiuta la comprensione delle parole e dei modi di dire. Le lunghe digressioni sulla vita della città sono interessanti, tuttavia rallentano il ritmo narrativo, non sempre incalzante. Perché leggerlo? Non ci può fare a meno di innamorare di Atticus e dei suoi figli.
To the lighthouse
Racconto privo di trama, focalizzato sulla rappresentazione poetica (anche se in prosa) delle percezioni dei personaggi. Quest’ultimi non vivono di «vita propria» ma assolvono una funzione simbolica di ruoli sociali e/o di atteggiamenti psicologici. Pur ricordando Proust, il racconto presenta una forma elegiaca, che lo rende nel complesso noioso. I singoli brani presentano invece un ritmo quasi musicale (che prevale sui contenuti?), anche se la struttura della frase è molto complessa e in certi casi involuta.
Treasure Island
Nellʼintroduzione Stevenson si rivolge ad un «compratore esitante», invitandolo ad acquistare il libro, > se le magiche storie dei marinai (narrate) con le note della gente di mare, tempesta, avventure, calore e gelo, se velieri, isole e uomini lì abbandonati,e bucanieri e tesori nascosti, e tutte le vecchie storie, raccontate esattamente nel linguaggio antico, possono piacere ai giudiziosi giovani di oggi, come piacquero a me, quando ero ragazzo . Queste parole, il cui fascino in lingua inglese è difficile da esprimere in italiano, sintetizzano il senso di un capolavoro: grande romanzo di avventura, che vuole essere anche istruttivo per i giovani, attratti con «divertenti ore» di lettura. Svago e morale, fantasie ed educazione, viaggi esotici e solidità borghese si congiungono mirabilmente, con un risultato letterario mai raggiunto da altri scrittori. Lʼequilibrio sarebbe perfetto se non ci si mettesse lo «zampino» il pirata Silver, la personificazione del fascino oscuro del male. Lʼautore immagina che al protagonista, un ragazzo di nome Jim, venga chiesto di narrare, «non celando niente se non la posizione dellʼisola», le vicende che hanno condotto alla scoperta del tesoro. E Jim lo fa partendo dallʼinizio, da quando arrivò nella locanda del padre un tenebroso lupo di mare, che si faceva chiamare il capitano. Di poche parole, quando era ubriaco raccontava terribili storie su impiccagioni, grandi tempeste, tradimenti e marinai gettati fuori bordo per punizione ( «walking the plank» letteralmente camminare sullʼassicella). Ma soprattutto ciò che terrorizzava il piccolo Jim erano le strofe che lʼuomo amava cantare a bassa voce: > quindici uomini sul petto del morto, yo-ho-ho, e una bottiglia di rum! , un ritornello che agitava il capitano così come lo terrorizzava lʼidea che potesse presentarsi nella locanda un uomo di mare con «una gamba sola». Jim è ancora un bambino, le sue notti sono visitate da incubi per gli spaventosi racconti, la misteriosa canzone e il minaccioso uomo con una gamba sola. Benché atterrito, fu costretto a tirar fuori tutto il suo coraggio per salvare sé stesso e sua madre dal tentativo di un gruppo di pirati di rubare al capitano la mappa del tesoro. In una notte tempestosa, abbandonato dagli impauriti vicini, con il corpo senza vita del capitano, Jim mostrò le qualità che lo accompagneranno per tutto il romanzo: audacia, intelligenza e prontezza di spirito. Non solo portò in salvo la madre, ma riuscì ad entrare in possesso della mappa. Il ragazzo narra quindi la spedizione verso lʼisola del Tesoro. La leggerezza degli amici di Jim, il medico del villaggio e un gentiluomo di campagna, fa sì che lʼequipaggio sia in gran parte inaffidabile, composto da loschi individui o da fragili personalità, che si possono facilmente convincere con lʼaspettativa di una facile ricchezza: la fatale attrazione del male. Peggio ancora, viene assunto come cuoco di bordo Long John Silver, che, guarda caso, ha una gamba sola. A Jim viene il sospetto che possa essere il personaggio temuto dal capitano, ma > pensavo di conoscere come dovesse apparire un bucaniere, una figura molto diversa, secondo me, da questo pulito e piacevole gentiluomo.... molto alto e forte, con una faccia larga come un prosciutto ( a face as big as ham > ), piatta e pallida, ma intelligente e sorridente... sotto la spalla sinistra portava una cruccia, che maneggiava con splendida destrezza, zampettando come un uccello . Sin dallʼinizio tra Jim e Silver si crea un ambiguo rapporto. I giochi di parole, le lusinghe, le espressioni di amicizia, gli aneddoti sulle navi e sui marinai, accompagnati da esperte e competenti spiegazioni, conquistano il ragazzo, affascinato dal porto, dal mare e dallʼambiente marittimo. Ma tantʼè Jim è più accorto degli sprovveduti adulti. In rotta verso lʼisola scopre il piano di Silver e lo porta a conoscenza degli amici, salvandoli. Poi, coraggiosamente, si addentra nellʼisola e si imbatte in un uomo, da anni abbandonato in questo ambiente selvaggio e lontano dalla civiltà: personaggio fondamentale per vincere lo scontro con i pirati. E ancora di più Jim va, da solo e su una fragile barchetta, alla conquista della nave, mal presidiata dai pirati. Le scene di questa impresa, che forgerà per sempre il carattere del ragazzo, sono tra le più belle del romanzo. Il mare in tempesta, la costa rocciosa, abitata da giganteschi molluschi, la descrizione dei feroci bucanieri, che cercano, senza riuscirvi, di uccidere Jim, sono gli elementi di un contesto, in sé stesso evocativo di un mondo ostile, e nel contempo utili a mettere in risalto la saldezza del ragazzo. Il vero pericolo per Jim è la paura, che lui supera continuamente, via via rendendosi più forte e maturo. Ma lʼultima prova da affrontare per diventare pienamente adulto è la più difficile. Fatto prigioniero da Silver, che gli salva peraltro la vita, egli assiste al doppio gioco del pirata, che da un lato dichiara la sua fedeltà agli amici di Jim (quelli che rappresentano lʼordine e la giustizia), ma dallʼaltra parte è pronto ad ingannare, a tradire così come ha tradito i suoi compagni bucanieri, che ha trascinato nellʼammutinamento. Il ragazzo è pienamente cosciente che Silver è un astuto ed insidioso menzognero, ma tantʼè non può fare a meno di sentire un moto di amicizia per il cuoco. > Certamente egli non aveva nessuna preoccupazione di nascondere i suoi pensieri; e certamente io li leggevo come in un libro stampato.... nellʼimmediata vicinanza dellʼoro ogni altra cosa sarebbe stata dimenticata... ed io non potevo non dubitare che egli sperava di scoprire dovʼera il tesoro, trovarlo, e a bordo della nave, sotto la copertura della notte, tagliare la gola di ogni persona onesta... ma il mio cuore era triste per lui, così malvagio, a pensare agli orridi pericoli che lo circondavano, e al vergognoso nodo scorsoio che lo aspettava . Alla fine, invece, Silver si salva, fuggendo, anzi, con un piccolo gruzzolo del tesoro. Jim e i suoi amici sono ben contenti di liberarsi di lui e di poter tornare, salvi e ricchi, alla civiltà. > Con mia indescrivibile gioia le più alte montagne dellʼIsola del Tesoro si dissolsero nelle curve blu del mare . Accanto al tema dellʼ avventura il racconto di Stevenson è tante altre cose: romanzo di formazione verso lʼetà adulta; «canto del cigno» dellʼInghilterra marittima, che ormai, forte del suo impero, guarda con repulsione ai pericoli del mare, che eppure le ha dato potenza e ricchezza; nostalgia di un mondo sereno, individuato nella società borghese e cittadina; vezzo di un grande scrittore di cimentarsi con un inglese gergale e per certi versi arcaico. È indubbio, tuttavia, come Stevenson ritorni su un tema a lui caro: il fascino del male. I virtuosi gentiluomini vanno alla ricerca di un tesoro, che è stato frutto di ruberie, saccheggi e violenze. Silver è un perfido, eppure si salva diventando anche lui ricco, mentre i suoi compagni vengono uccisi o abbandonati nellʼisola a morire di stenti; e ciò perché, forse, il cuoco veste le panni del «pulito e piacevole gentiluomo», dellʼuomo istruito, in fondo potrebbe far parte della stessa casta del dottore e del signore di campagna. Ma allora quale insegnamento ne trae il giovane Jim nel suo percorso verso lʼetà adulta? La lingua, le parole e la costruzione delle frasi sono una componente essenziale del fascino del libro, che rende difficile leggerlo in inglese e renderlo con efficacia in una traduzione. LʼIsola del Tesoro fa parte di quei grandi libri, in qualche modo eterni, che rischiano, tuttavia, di scivolare nel dimenticatoio, un pò come il nostro Gadda. Eppure è proprio la scrittura a renderlo un «tesoro inesauribile» di scoperte, adatto a tutte le età. Perché leggerlo? Leggerlo, leggerlo, leggerlo, continuamente leggerlo.
The Twelve Tribes of Hattie
> Il destino aveva portato Hattie fuori dalla Georgia a mettere al mondo undici figli e a farli vivere al Nord, ma lei stessa era soltanto una bambina, profondamente inadeguata al compito che le era stato dato . È una donna di colore, ha lasciato una terra di segregazione per ritrovarsi in una periferia degradata, povera, sola, emarginata, ma è determinata a non tornare al Sud e a far crescere i figli nonostante tutto, oltre le sue forze, oltre la sua stessa capacità di amare. Il racconto inizia nel 1928, quando Hattie, sedicenne, ha appena dato alla luce due gemelli. Il freddo, la denutrizione, la mancanza di cure mediche e di farmaci portano i bambini alla morte. > Oh, la loro pelle così soffice! Ella sentì la loro morte come una mutilazione nel suo corpo : una ferita che la rende come > un lago di ghiaccio, sottile e liscio, sotto il quale non si poteva vedere e conoscere niente o > un lungo pomeriggio di gennaio, gli alberi sono sempre spogli e non cʼè un fiore . Se Hattie fosse stata capace di amare di più, preoccupandosi meno di far sopravvivere i figli, la loro vita sarebbe stata migliore? Il romanzo ruota intorno a questa questione e lʼautrice lo fa con grande abilità raccontando momenti della vita degli undici figli, in un arco di tempo di cinquantʼanni, sino al 1980. Dopo il drammatico episodio della morte dei gemelli, la narrazione continua: Loyld, il maggiore dei figli, scopre la sua omosessualità, Six, un altro maschio, rimasto gravemente ustionato da ragazzo, trova il suo destino come reverendo in una chiesa protestante, ma si rivela un uomo falso e ipocrita. Si ritorna, poi, alla figura di Hattie, per parlarci dellʼunica figlia nata fuori dal matrimonio, frutto di una breve e infelice storia dʼamore, e di Ella, che Hattie decide di dare ad una sorella per offrirle una futuro migliore di quello dei fratelli. Nei capitoli successivi è il vuoto esistenziale di Alice al centro del racconto: ha fatto un buon matrimonio e vive in una ricca casa, ma è condannata ad una fragile sopravvivenza a causa della separazione da Billups, il fratello al quale è profondamente legata. Franklin, un altro figlio, è stato abbandonato dalla moglie e cerca in qualche modo la morte in Vietnam. Con gli ultimi episodi cresce la tensione narrativa. Unʼaltra figlia, Bell, non ha più rapporti con Hattie da quando questʼultima ha scoperto che è andata a letto con un suo vecchio amante; ma Bell lʼha fatto perché da bambina ha visto la madre insieme con quellʼuomo ed era così > bella e felice che un pomeriggio pieno di luce era pallido a confronto (...) mentre Hattie era stata sempre seria ed arrabbiata con Bell > . Solo nel letto di ospedale, dove Bell è ricoverata per tubercolosi, madre e figlia si ritrovano, ma anche in questa circostanza, Hattie aveva la stessa espressione seria, nella quale Bell vide la tenerezza, la tenerezza di Hattie, che era sempre dura > . Infine assistiamo alla pazzia dellʼultima figlia, Cassie. Hattie e il marito, ormai anziani e deboli, sono costretti a farla rinchiudere in un ospedale psichiatrico. Nel momento di portarla via, Hattie vede nello specchietto retrovisore la nipote, la figlia di Cassie, correre dietro lʼauto, chiamando e cercando di fermarli. Sapeva che Cassie non avrebbe voluto essere vista da sua figlia nei suoi peggiori momenti. Questa era la gentilezza di Hattie. Con dolore separò la figlia dalla nipote." Le vite dei figli di Hattie sono tutte in frantumi e lo sono andate perché non hanno ricevuto quellʼamore materno del quale avevano disperato bisogno. Dʼaltra parte è limitata la quantità di amore che un genitore può dare; nel caso di Hattie troppo misera era la sua condizione sociale per darle ancora energie da dedicare ai figli, al di là di quelle impegnate a farli sopravvivere e ad evitare che morissero come i gemelli. La troppa sofferenza può essere affrontata solo rendendosi duri e forti! Il romanzo ha un forte connotato sociale, ma assume una valenza universale, al di là della specifica situazione della gente afroamericana. Lʼautrice parla delle relazioni tra genitori e figli, della difficoltà dei primi di capire come il benessere materiale non sia sufficiente, ma come ci sia qualcosa di più che si debba dare: lʼattenzione e lʼaffetto. Il limite della tribù di Hattie, e dei figli in generale, è di non sapere apprezzare la dedizione dei genitori, la tenerezza e lʼamore che spesso questi non sanno o non possono esprimere. Il libro è scritto molto bene, ha un intenso ritmo narrativo e i personaggi sono tratteggiati molto bene. Nella sua fatale infelicità Hattie è una figura da tragedia greca, una Medea afroamericana, dura e protettiva, difficile da dimenticare. Lʼautrice si dichiara debitrice a Tony Morrison, ma lo stile di Mathis è più semplice di quello della grande scrittrice afroamericana, così come i personaggi sono maggiormente ancorati alla loro specifica condizione sociale. Si riscontrano nel romanzo un chiaro realismo narrativo, un vocabolario ricco ma non gergale ed una sintassi classica, quasi scolastica. Perché leggerlo? Drammatico, coinvolge profondamente..






