Girl with a pearl earring
Il libro è ambientato nel ‘600 in Olanda e narra la vicenda di una giovane domestica, che diviene, prima, assistente di un pittore e poi oggetto di un ritratto. Si accavallano la storia personale e intima della ragazza (la famiglia, l’ambiente di lavoro, il fidanzamento e le lusinghe di un ricco mercante), la descrizione dell’ambiente e la realizzazione di un ritratto, con il gioco delle luci e delle ombre e la costruzione dei colori. Un altro tema è l’ossessione del pittore, che subordina qualsiasi cosa (anche l’onore della ragazza) alle esigenze della propria arte. È stato un grande successo di vendite ma sinceramente mi sembra un libro modesto: non si è di fronte né ad un’analisi attenta dei sentimenti dei personaggi, né a una interessante descrizione dell’ambiente (che appare sullo sfondo senza caratterizzare il libro), né tanto meno assume risalto la costruzione dell’opera d’arte e il passaggio da una pittura religiosa a quella ritrattistica, nella quale emergono i personaggi reali. Lo stile ha il pregio di essere molto semplice e chiaro ma il ritmo narrativo si svolge monotono e senza momenti di tensione.
The given day
Siamo a Boston nel 1919, a conclusione della prima guerra mondiale. I protagonisti del romanzo sono Danny, un poliziotto appartenente ad una famiglia bianca tradizionale, il cui capo famiglia è un importante ufficiale del dipartimento di polizia, e Luther, un uomo di colore, che potrebbe essere un formidabile giocatore di baseball, ma, perché negro, deve rassegnarsi ad umili lavori. Si tratta, quindi, di una società americana molto stratificata, nella quale sono chiari i rapporti tra le classi sociali e tra le diverse etnie. Entrambi i due protagonisti si sentono a disagio in questo contesto sociale così rigido. Danny vive nel quartiere italiano ed è interessato dai sommovimenti sociali ed ideali che caratterizzano gli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Dapprima si tratta di una semplice curiosità, ma presto si trova sempre più coinvolto. Viene inviato come spia in gruppi di anarchici e bolscevichi, per scoprire che essi chiedono solo una società più giusta.. Nel frattempo partecipa alle riunioni dei poliziotti che richiedono un salario più equo e condizioni di lavoro meno pesanti. Ne diviene ben presto il leader. A sua volta Luther è costretto a fuggire dalla sua città, dove lascia una moglie e un figlio, perché ha ucciso dei delinquenti. Viene a Boston e lavora presso la famiglia del padre di Danny: viene ricattato da un poliziotto cattivo, lo vuole coinvolgere nella costruzione di prove in grado di incolpare di attività sovversive la comunità negra. Come si può vedere da questa breve sintesi, la storia è particolarmente complessa ed è ricca di colpi di scena, come nei migliori thriller americani. Essa si conclude in modo drammatico con lo sciopero dei poliziotti di Boston del 1919, che lascia la città per due giorni in balia di criminali, piccoli delinquenti e sovversivi. Danny ne uscirà sconfitto, in quanto come capo dei poliziotti in sciopero viene accusato di avere spinto i propri colleghi ad abbandonare il servizio ( in realtà sono stati gli intrighi dei politici a lasciare abbandonata la città). Allʼinizio del romanzo Danny pensa che questo mondo è dominato da persone come suo padre ( gerarchico, autoritario, per quale tutti devono stare al proprio posto) ma ha capito che questo non è un mondo vero e giusto. > - Ti dirò, Luther, è stato un anno terribile-. Luther pensò indietro al suo proprio anno e ciò lo fece ridere, ridere veramente.- Che cosa-, disse Danny, Luther gli diede la mano:- tu ed io insieme- Che cosa pensi di fare, rispose Danny, quando ogni cosa che hai fatto nella tua vita si rivela una maledetta bugia? Costruire una nuova vita. Immagino rispose Luther. Lʼelemento più interessante del libro è che un tema sociale, quale il grande sciopero di Boston del 1919 e la nascita del movimento sindacale americano, venga trattata nella forma del thriller, rendendo avvincente e veloce la narrazione. Come tutti i thriller americani, alla fine si rivela prolisso, ridondante e anche confuso. Molti degli spunti si perdono nella montagna di pagine e lo stile, colloquiale e tipicamente americano, non aiuta la tenuta del ritmo, in quanto più adatto a narrare colpi di scena che ad approfondire i caratteri e le situazioni. Tutto rimane troppo in sospeso. Perché leggerlo? È interessante il contesto per noi europei che non conosciamo la storia americana.
The God of Small Things
Il racconto si sviluppa attorno a una famiglia indiana di religione greco-siriana e si svolge in una dimensione, in qualche modo, atemporale. Il punto di partenza e anche di arrivo è la morte di una bambina, Sophie Mol, giunta in India con la madre per conoscere il padre e che annega nel fiume in una gita in barca con i cugini, i gemelli Rahel e Estha. Questo episodio costituisce lo spartiacque tra un ambiente di serenità e la devastazione della famiglia, in particolare la separazione dei due gemelli. Il legame, quasi simbiotico, tra Rahel ed Estha è uno dei temi del libro, in realtà più apparente che effettivo. Infatti tutti i personaggi non sono approfonditi e analizzati ma restano in superficie, talvolta anche in una forma quasi esasperata e caricaturale. I protagonisti del libro sono «le cose», l’ambiente che circonda i personaggi, in particolare il fiume. L’ultimo capitolo del libro è intitolato «il costo di vivere»: l’angoscia e la precarietà che possono essere sostenute solo dall’attaccamento alle piccole cose: > persino più tardi, durante le tredici notti che seguirono questa, istintivamente si attaccarono alle piccole cose. Le grandi cose sempre si celavano all’interno. Essi sapevano che non c’era un luogo per loro dove andare. Non avevano niente. Nessun futuro. Così si attaccavano alle piccole cose . Il fiume, la flora, gli insetti, gli uccelli, una barca, una casa abbandonata sono le piccole cose alle quali attaccarsi e che cambiano forma e colore secondo il proprio umore. In questo senso le piccole cose non rispecchiano l’animo umano, i suoi sentimenti e le sue sensazioni, ma vivono di vita propria in una dimensione che è estranea alla cultura occidentale, perché figlia della disperazione. > Era esasperato perché non sapeva che cosa significasse questo sguardo. Egli lo interpretava come qualche cosa tra l’indifferenza e la disperazione. Non sapeva che in alcuni posti, come il paese da cui proveniva Rahel, vari tipi di disperazione competono per il primato. E che la personale disperazione non poteva essere disperata a sufficienza. Che qualche cosa capitava quando l’inquietudine personale veniva a trovarsi presso l’altare ai bordi della strada della vasta, violenta, crescente, spingente, insana, irrealizzabile, pubblica irrequietudine di una nazione. Che il Grande Dio ululava come un vento caldo, e domandava obbedienza. Allora il Piccolo Dio (intimo e contenuto, privato e limitato) veniva fuori cauterizzato, ridendo in modo intontito della sua temerarietà. Abituato dalla conferma della propria irrilevanza, diveniva flessibile e realmente indifferente . Lo stile e il ritmo narrativo oscillano tra due angoli estremi: un procedere lento, e talvolta confuso, con una scrittura ricca, in certi momenti analoga a quella di Rushdie (senza mai raggiungere il barocco quasi dannunziano di questo autore); accelerazioni e una struttura della frase più concisa (soprattutto nelle conversazioni) quasi a dare l’idea di una fretta della scrittrice di recuperare il tempo speso nelle pagine precedenti. È uno stile voluto? È difficile dirlo ma senza dubbio dà l’impressione di una frammentarietà e di una dispersione, che appesantisce il libro e lo rende meno comprensibile, almeno a una prima lettura. Splendidi sono senza dubbio le descrizioni della natura, soprattutto per l’attenzione alle sue componenti viventi, gli insetti e gli uccelli.
The Golden Notebook
Siamo a metà degli anniʼ cinquanta in Inghilterra. Anna è una scrittrice, che vive con le royalties di un suo libro di successo, ambientato in Africa durante la seconda guerra mondiale. Divorziata, dopo un breve matrimonio senza amore, è madre di una bimba ed è amica di Molly, anchʼessa divorziata da un uomo ricchissimo e madre di un giovane ventenne. «Libere donne», indipendenti, che si devono far carico dei figli, ma destinate alla solitudine, alla relazione con uomini, che non sanno rispondere alle esigenze femminili: > le emozioni delle donne si conciliano bene con un tipo di società che non esiste più. Le mie profonde emozioni, quelle più vere, riguardano le mie relazioni con gli uomini. Un solo uomo. Ma non vivo quel tipo di vita, e conosco poche donne che lo vivono. Dovrei essere come un uomo, curarmi più del lavoro che della gente; dovrei mettere il mio lavoro davanti a tutto, e prendere gli uomini come vengono, o trovarne uno banale ma benestante per avere un sostegno economico, ma io non lo farò, non posso essere così . Anna non riesce più a scrivere e si rivolge quindi ad una psicoanalista, che le consiglia di tenere un diario. «The golden notebook» è composto da quattro quaderni: nero, riguarda Anna la scrittrice, rosso per la politica ( Anna è iscritta al Partito Comunista Britannico), giallo, per le storie fuori dallʼesperienza reale, e blu che cerca di essere un vero diario. Si apre una spirale nella quale la realtà si confonde con lʼimmaginazione, una sorta di discesa nella profondità della coscienza. Il tutto fluisce inaspettato, perché > le cose che sono importanti nella vita avanzano furtivamente, di sorpresa, uno non se la aspetta, non si dà forma nella mente. Si riconoscono quando appaiono, è così . II libro diviene una sorta di scatola, che quando si apre, > invece di cose splendide, cʼè una massa di frammenti e di pezzi. Non una cosa intera, rotta in frammenti, ma pezzettini da ogni parte, da tutto il mondo.... vedere la massa di frammenti orribili era così doloroso che io non potevo guardare e chiusi la scatola . Ma che cosa cʼè di così terribile nella coscienza? La dissoluzione dei rapporti tra gli uomini, il dolore che contraddistigue, inesorabilmente, le relazioni tra gli individui, il caos in un mondo che va verso la distruzione, e quindi la solitudine nel caos, dalla quale sembra che lʼunico rimedio possibile sia lʼaridità delle emozioni, crearsi una difesa rispetto alla distruzione dei rapporti umani, alla loro riduzione alle sole forze «della proprietà, del denaro e del potere». È una sofferenza esistenziale e cosmica quella di Anna, che non può che portare alla pazzia. Ma alla fine del percorso, Anna capisce che lʼancoraggio per salvarsi è nei rapporti più profondi, quelli dellʼaffetto e della cura. Alla fine di un brano di grande tensione, una semplice frase è lʼalternativa alla morte: «Posso sentire Janet ( la figlia di Anna) salire le scale». Si tratta di un libro molto complesso, anche dal punto di vista filosofico, che può essere letto da tanti punti di vista: lʼesaurirsi nella speranza del futuro, nelle grandi ideologie; la conclusione di un percorso politico e letterario, di affermazione dellʼindipendenza della donna, che era iniziato con i personaggi femminili di Jane Austen e finisce con la profonda solitudine di Anna, che, in un passaggio senza dubbio sconvolgente per quando è stato scritto il libro, afferma di preferire la masturbazione al sesso con uomini incapaci di amare; il tema della psicoanalisi e quindi della scoperta del proprio inconscio, la letteratura come immaginazione ma anche ricerca di sé stessi, come ricordo e nostalgia. Ciò che rende attuale il libro è la riflessione sugli effetti sulla coscienza individuale di un mondo in distruzione, la capacità della scrittrice di cogliere come la mancanza di una speranza più generale abbia un impatto devastante sulle relazioni stesse tra gli uomini: non ci si salva rinchiudendosi in una dimensione familiare nè tuttavia si può fare affidamento a vecchie ideologie. La narrazione è sorretta da un stile elegante e piacevole alla lettura. La struttura su più livelli del racconto avrebbe richiesto una grande capacità di mantenere una costruzione compatta alla narrazione, che si è invece frammentata e dissolta. La stessa ricchezza intellettuale, se fonrisce spesso spunti interessanti di riflessione, non favorisce la frugalità e lʼessenzialità del racconto. Perché non leggerlo? Si reggono alcune pagine, ma la lettura complessiva risulta pesante e prolissa.
The Good Earth
Il libro è la sagra di una famiglia contadina cinese, che da una situazione di estrema povertà diviene estremamente ricca a seguito della scoperta di un tesoro di gioielli, investiti tutti nell’acquisto della terra. Il protagonista è Wang Lung, un povero contadino, che sposa la serva di una grande e potente famiglia. La sposa, O-lan, è una donna brutta, taciturna ma tenace e forte lavoratrice. Costituisce la vera fortuna del contadino, sia per le sue capacità di lavoro che per la sua saggezza e buon senso. Costretti a lasciare la terra a seguito di una grave carestia, la coppia si trasferisce in città, dove vive una vita di stenti. Durante una sommossa, O-lan, forte della sua esperienza di serva, scopre il nascondiglio di un tesoro di gioielli e li dà al marito, tranne due perle, che tiene con sé. Inizia la fortuna di Wang Lang, che tradisce la moglie prendendosi una nuova sposa e relegando la donna a una posizione subalterna. La malattia e la morte di O-lan fanno capire al marito l’importanza della moglie, di cui sente profondamente la mancanza. Il libro si chiude tristemente con la decisione dei figli di vendere la terra, chiudendo un ciclo familiare, che aveva fatto della terra un solido punto di riferimento. Il soggetto del libro è la terra e quindi l’aspirazione di qualsiasi contadino di possedere più terra possibile. Un altro protagonista è O-lan, che rappresenta il ruolo tradizionale della donna, la sua funzione sociale e familiare. Ed è proprio l’esame di questo personaggio, che non esprime mai una vera rivolta contro il marito a dimostrare la visione conservatrice dell’autrice, la sua incapacità a leggere in modo realistico e crudo le vicende della donna nel mondo cinese né ad esprimere un percorso di emancipazione, che eppure era possibile individuare, anche se, probabilmente, con forzature rispetto alla realtà. Nello stesso modo, gli altri personaggi, femminili e maschili, si muovono all’interno dei canoni sociali, ad eccezione di uno dei figli che preferisce la strada della rivoluzione a una tranquilla vita di possidente. Non esiste una aspirazione al cambiamento e tutto viene ricondotto ad un fatalismo «buonista». Le pagine più intense del libro sono quelle iniziali (Wang Lang che va a prendersi la futura sposa presso la potente famiglia) e la descrizione della vita in città, con il contrasto tra il mondo urbano e quello contadino, con l’impatto delle prime rivoluzioni sociali e la presenza degli stranieri. In seguito il racconto diviene compassionevole e sommerso da un pietismo, spesso stucchevole. Se nell’avvio sembra esserci la volontà di fornire un quadro, anche crudo e realistico, della vita cinese della campagna (con assonanze, anche lievi, con Terra di Zola), poi tutto si perde in un approccio giustificativo, che pone l’ambiente cinese sullo sfondo. Il ritmo del libro si mantiene sempre efficace, permettendo una lettura veloce e leggera, la lingua è molto ricca all’inizio, con l’uso di vocaboli propri della vita contadina, per poi rarefarsi in un inglese sempre meno personale e colloquiale. La lingua accentua il percorso verso una narrazione sempre meno pregnante e viva.
The Grand Sophy
Georgette Heyer è stata una delle più popolari scrittrici inglesi del novecento. «The Grand Sophy», tradotto recentemente in italiano, racconta lʼirruzione di una giovane donna, indipendente, audace e volitiva, in una tradizionale famiglia dellʼalta nobiltà inglese dellʼinizio dellʼottocento. Il romanzo si apre con la inaspettata richiesta di Sir Horace alla sorella, la mite Lady Ombersley, di ospitare per alcuni mesi la figlia, la diciasettenne Sophy. Il lettore è subito introdotto al sistema di personaggi e alla situazione da cui si svilupperà la storia: i due figli maggiori, lʼautoritario e intemperante Charles e la «così tipicamente inglese» Cecilia, una figura femminile alla Jane Austen; la rovina economica della famiglia in conseguenza delle perdite al gioco di Lord Ombersley, la provvidenziale eredità ricevuta da Charles, che gli ha dato il ruolo di capo famiglia, creando un clima di soggezione e di reverente timore tra i fratelli e le numerose sorelle. Ci sono poi gli attesi matrimoni. Charles si è impegnato con Miss Wraxton, senza dubbio di elevata moralità e lignaggio, ma detestata dagli Ombersley per lʼevidente intenzione di mettere ordine in una gestione familiare da lei considerata troppo rilassata e permissiva. Cecilia ha accettato la corte di Lord Chalbury, ma si è infatuata di un bel giovane, poeta e squattrinato. Molte sono quindi le preoccupazioni di Lady Ombersley, che dapprima tenta di rifiutare le insistenti richieste del fratello, ma poi accetta di ospitare Sophy, pensando di trovarsi di fronte ad una timida adolescente, desiderosa di essere accolta nellʼaffetto di una casa, dopo che è rimasta orfana ancora bambina ed è stata educata da un uomo, come Sir Horace, sempre in viaggio. Resta, quindi, stupefatta e un poʼ spaventata, quando, insieme con numerosi bagagli, un levriero, una scimmietta ed uno splendido cavallo nero, si presenta una ragazza imponente, non bella ma > costruita con linee generose, longilinea, un gran seno, con un viso intensamente vivace, e una montagna di ricchi capelli castani sotto uno dei più esuberanti cappelli che le sue cugine ( le numerose giovani Ombersley) avessero mai visto . Lʼaspetto rivela il carattere della ragazza: insofferente alle regole, testarda ,capricciosa e generosa ad un tempo, ma soprattutto > Sophy non poteva vedere qualcuno in difficoltà senza immediatamente desiderare di scoprirne la causa e, se possibile, di porne rimedio . Questo atteggiamento non può non portarla in conflitto con Charles, abituato ormai a comandare. La ragazza crea scandalo ( va da sola per Londra con una carrozza da corsa! ), non rispetta le sue direttive, contesta apertamente la sua fidanzata, bigotta ed impicciona. Ma soprattutto Sophy trama per rendere le persone felici, al di là delle prescrizioni e dei costumi della buona società. Ma come succede spesso, alle personalità forti piace incontrare caratteri capaci di contrastarle, ed infatti pian piano Charles si innamora di Sophy. E che la ragazza sin dallʼinizio abbia manovrato per conquistare lo scontroso e difficile cugino? La trama è il punto forte del romanzo: colpi di scena, dialoghi serrati, sottili disegni di Sophy che si realizzano pur contro le avversità, le maldicenze e lʼopposizione di Miss Wraxton, di fatto lʼunico personaggio che cerca miseramente di contrastare la ragazza. Si percepisce il tipico compiacimento autocritico della cultura inglese, che si considera rigida, convenzionale rispetto a quella continentale, immaginata invece come anti conformista e libera. È un luogo comune che si riflette sulla figura troppo schematica di Sophy, sempre uguale a sé stessa e troppo sicura e matura per la sua età, e sul profilo degli altri personaggi, così formali e scontati. Fanno eccezione Cecilia e Charles. La prima esprime tutta la sua indipendenza, in questo frangente non imbeccata dallʼesuberante cugina, nel momento in cui dichiara di non amare Chalbury ma di voler sposare il sognante e bel poeta. Ma sarà poi Sophy a giocare proprio sui valori inglesi della ragazza, attenzione alla forma e alla rispettabilità, per portarla a volere lʼoriginario promesso sposo.Charles é invece la sintesi. È vero che è attento alle regole e ai costumi della società ma cʼè in lui quella forza elisabettiana che è stata alla base dellʼimpero inglese. È in fondo lʼeroe e cʼè da chiedersi se sarà lui a cambiare Sophy, rendendola una nobildonna, quale il suo rango la destina naturalmente. La scena nella quale Charles e Sophy dichiarano il proprio amore è talmente condotta dal primo che fa temere che il futuro di Sophy sia quello di uniformarsi al conformismo che la circonda. Perché leggerlo? La trama è piena di colpi di scena, un poʼ scontata ma divertente.
The Great Gatsby
Accingendomi a leggere questo romanzo la mente è corsa subito ad un altro grande libro: «Reading Lolita in Tehran» di Nafisi Azar. La scrittrice immagina che il «Grande Gatsby» venga sottoposto a processo; è accusato di essere lʼespressione emblematica della società borghese, di un mondo vacuo e amorale, nel quale ciò che conta è realizzare sé stessi. Nel corso dellʼimmaginario dibattimento si capisce come il tema del romanzo di Fitzgerald sia ben altro: parla del fallimento di un sogno. Scrive Nafisi: > sogni.... sono perfetti, ideali, completi in se stessi. Come puoi imporli ad una realtà costantemente in cambiamento, imperfetta ed incompleta. (...) Gatsby voleva realizzare un sogno ripercorrendo il passato, e alla fine scoprì che il passato era morto, il presente una vergogna e non cʼera futuro. Ciò non era simile alla nostra rivoluzione, che si era imposta in nome del nostro passato collettivo e aveva distrutto le nostre vite nel nome di un sogno? Sono considerazioni che ci porterebbero lontano; è meglio affidarsi al racconto. Nella rampante società newyorchese degli anniʼ 20 compare misteriosamente un giovane: apparentemente ricco, vive in una splendida villa dove offre ricevimenti magnificenti e affollati, la sua conversazione e i suoi modi sono squisiti e formali, tanto che si pensa che abbia studiato ad Oxford. Chi è? Da dove viene? Qualʼè la fonte di tanto denaro? Su di lui si diffondono le voci più disparate, le più fantasiose, tutte intrise di un sospettoso fascino per il suo passato. Solo il giovane Nick, il narratore delle vicende del grande Gatsby, si affeziona allʼuomo, perché > era uno straordinario dono per la speranza, una prontezza per lʼamore, che non avevo mai trovato in nessunʼaltra persona e probabilmente non troverò mai . Alla conoscenza di Gatsby si arriva con calma, durante un party, che per il complesso degli elementi che lo compongono (ritmo narrativo, dialoghi, situazioni, personaggi) ricorda il volume «I Guermantes» del capolavoro di Proust, «Alla ricerca del tempo perduto»; ma quando dʼimprovviso incontriamo Gatsby, allʼistante svanisce la generale mediocrità. > Sorrise con comprensione. (...) Era uno di quei rari sorrisi che hanno la qualità di eterna rassicurazione. (...) Si confrontava, o sembrava farlo, con lʼintero mondo eterno per un istante, e poi si concentrava su di te con una benevolenza irresistibile nei tuoi confronti. Ti capiva come tu volevi essere compreso, credeva in te come tu avresti voluto credere in te stesso. Non è che il vero tema del romanzo sia una grande amicizia, quella tra Nick e Gatsby? Lentamente la storia si dipana. Gatsby ha avuto una relazione dʼamore con Daisy; lʼha lasciata per andare a combattere nella grande guerra, ed anche perché era povero e sapeva di non poter ambire ad una giovane ricca. È tornato dopo cinque anni, deciso a ritrovare il vecchio amore; è convinto di poterla conquistare di nuovo, anche perché ormai ha i soldi per farlo. > Non cʼè quantità di fuoco o di ghiaccio che può sfidare ciò che un uomo ha tenuto nascosto nei misteri del proprio cuore . Le parole di Nick, filtrate dallʼaffetto e dallʼimmaginazione, ci conducono allʼincontro tra Gatsby e Daisy. > Egli sapeva che quando avesse baciato questa ragazza, e per sempre avesse legato le sue incrollabili visioni al respiro caduco di Daisy, lʼ anima non avrebbe mai più vacillato come la mente di Dio. Così aspettò, (...) poi la baciò. Al tocco delle sue labbra ella fremette per lui come un fiore e lʼunione fu completa. (...) Ricordavo qualcosa, un ritmo elusivo, un frammento di bisbigli, che udii da qualche parte tanto tempo fa. Per un momento una frase cercò di prendere forma e le mie labbra si divisero come quelle di un muto, come se in loro non ci fosse più forza di quella di uno spaventato sospiro dʼaria. Ma non fecero nessun suono, e ciò che quasi ricordo era incomunicabile per sempre . Tanto amore romantico non può avere un lieto fine! Daisy è una ragazza superficiale; dopo aver visitato il vasto guardaroba di Gatsby, comincia a piangere a dirotto: > ci sono camicie così splendide, (...) non ne ho mai viste di così belle prima . Gatsby deve pagare > un alto prezzo per aver vissuto troppo a lungo con un singolo sogno . Viene ucciso nel suo giardino: > un nuovo mondo, materiale senza essere reale, dove poveri fantasmi, respirando sogni come aria, si muovevano senza scopo intorno... come quelle bianche, fantastiche figure che scivolavano verso di lui attraverso alberi senza forma . Per comprendere il grande Gatsby bisogna partire dal narratore. Nei suoi «anni più vulnerabili» il giovane Nick ricevette dal padre questo consiglio: > ogni qual volta ti senti di criticare qualcuno, ricordati che non tutti hanno avuto i vantaggi che tu hai avuto . Nick interpretò questa indicazione nel senso di evitare di dare giudizi, di essere solo uno spettatore; ed è invece un giovane passionale, alla ricerca di un ideale; e dunque il grande Gatsby è la personificazione del sogno di un ragazzo, riservato nel carattere, immaginifico nel cuore. Con il grande Gatsby si eleva dalla mediocrità, si impegna fino in fondo in un legame con qualcuno e con qualcosa. Il grande Gatsby è un mito, è il futuro, è ciò che vorremmo essere. Se il grande Gatsby è frutto dellʼimmaginazione di Nick, è giusto che la narrazione non sia una cronaca, ma si appoggi ad una scrittura evanescente, irreale, evocativa. La trama è banale, i dialoghi sono eleganti ma spesso scontati, i personaggi sono stereotipi, funzionali solo a mettere in risalto Gatsby. Ed allora perché tanto fascino? A rapirci nella lettura, a condurci nei misteri del nostro cuore, a farci sognare, sono lo stile narrativo, le parole, la costruzione delle frasi: un capolavoro letterario. Perché leggerlo? Splendido!






