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The Golden Notebook
RecensioneInglese

The Golden Notebook

Siamo a metà degli anniʼ cinquanta in Inghilterra. Anna è una scrittrice, che vive con le royalties di un suo libro di successo, ambientato in Africa durante la seconda guerra mondiale. Divorziata, dopo un breve matrimonio senza amore, è madre di una bimba ed è amica di Molly, anchʼessa divorziata da un uomo ricchissimo e madre di un giovane ventenne. «Libere donne», indipendenti, che si devono far carico dei figli, ma destinate alla solitudine, alla relazione con uomini, che non sanno rispondere alle esigenze femminili: > le emozioni delle donne si conciliano bene con un tipo di società che non esiste più. Le mie profonde emozioni, quelle più vere, riguardano le mie relazioni con gli uomini. Un solo uomo. Ma non vivo quel tipo di vita, e conosco poche donne che lo vivono. Dovrei essere come un uomo, curarmi più del lavoro che della gente; dovrei mettere il mio lavoro davanti a tutto, e prendere gli uomini come vengono, o trovarne uno banale ma benestante per avere un sostegno economico, ma io non lo farò, non posso essere così . Anna non riesce più a scrivere e si rivolge quindi ad una psicoanalista, che le consiglia di tenere un diario. «The golden notebook» è composto da quattro quaderni: nero, riguarda Anna la scrittrice, rosso per la politica ( Anna è iscritta al Partito Comunista Britannico), giallo, per le storie fuori dallʼesperienza reale, e blu che cerca di essere un vero diario. Si apre una spirale nella quale la realtà si confonde con lʼimmaginazione, una sorta di discesa nella profondità della coscienza. Il tutto fluisce inaspettato, perché > le cose che sono importanti nella vita avanzano furtivamente, di sorpresa, uno non se la aspetta, non si dà forma nella mente. Si riconoscono quando appaiono, è così . II libro diviene una sorta di scatola, che quando si apre, > invece di cose splendide, cʼè una massa di frammenti e di pezzi. Non una cosa intera, rotta in frammenti, ma pezzettini da ogni parte, da tutto il mondo.... vedere la massa di frammenti orribili era così doloroso che io non potevo guardare e chiusi la scatola . Ma che cosa cʼè di così terribile nella coscienza? La dissoluzione dei rapporti tra gli uomini, il dolore che contraddistigue, inesorabilmente, le relazioni tra gli individui, il caos in un mondo che va verso la distruzione, e quindi la solitudine nel caos, dalla quale sembra che lʼunico rimedio possibile sia lʼaridità delle emozioni, crearsi una difesa rispetto alla distruzione dei rapporti umani, alla loro riduzione alle sole forze «della proprietà, del denaro e del potere». È una sofferenza esistenziale e cosmica quella di Anna, che non può che portare alla pazzia. Ma alla fine del percorso, Anna capisce che lʼancoraggio per salvarsi è nei rapporti più profondi, quelli dellʼaffetto e della cura. Alla fine di un brano di grande tensione, una semplice frase è lʼalternativa alla morte: «Posso sentire Janet ( la figlia di Anna) salire le scale». Si tratta di un libro molto complesso, anche dal punto di vista filosofico, che può essere letto da tanti punti di vista: lʼesaurirsi nella speranza del futuro, nelle grandi ideologie; la conclusione di un percorso politico e letterario, di affermazione dellʼindipendenza della donna, che era iniziato con i personaggi femminili di Jane Austen e finisce con la profonda solitudine di Anna, che, in un passaggio senza dubbio sconvolgente per quando è stato scritto il libro, afferma di preferire la masturbazione al sesso con uomini incapaci di amare; il tema della psicoanalisi e quindi della scoperta del proprio inconscio, la letteratura come immaginazione ma anche ricerca di sé stessi, come ricordo e nostalgia. Ciò che rende attuale il libro è la riflessione sugli effetti sulla coscienza individuale di un mondo in distruzione, la capacità della scrittrice di cogliere come la mancanza di una speranza più generale abbia un impatto devastante sulle relazioni stesse tra gli uomini: non ci si salva rinchiudendosi in una dimensione familiare nè tuttavia si può fare affidamento a vecchie ideologie. La narrazione è sorretta da un stile elegante e piacevole alla lettura. La struttura su più livelli del racconto avrebbe richiesto una grande capacità di mantenere una costruzione compatta alla narrazione, che si è invece frammentata e dissolta. La stessa ricchezza intellettuale, se fonrisce spesso spunti interessanti di riflessione, non favorisce la frugalità e lʼessenzialità del racconto. Perché non leggerlo? Si reggono alcune pagine, ma la lettura complessiva risulta pesante e prolissa.

Doris LessingHarper Perennial
The Grand Sophy
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The Grand Sophy

Georgette Heyer è stata una delle più popolari scrittrici inglesi del novecento. «The Grand Sophy», tradotto recentemente in italiano, racconta lʼirruzione di una giovane donna, indipendente, audace e volitiva, in una tradizionale famiglia dellʼalta nobiltà inglese dellʼinizio dellʼottocento. Il romanzo si apre con la inaspettata richiesta di Sir Horace alla sorella, la mite Lady Ombersley, di ospitare per alcuni mesi la figlia, la diciasettenne Sophy. Il lettore è subito introdotto al sistema di personaggi e alla situazione da cui si svilupperà la storia: i due figli maggiori, lʼautoritario e intemperante Charles e la «così tipicamente inglese» Cecilia, una figura femminile alla Jane Austen; la rovina economica della famiglia in conseguenza delle perdite al gioco di Lord Ombersley, la provvidenziale eredità ricevuta da Charles, che gli ha dato il ruolo di capo famiglia, creando un clima di soggezione e di reverente timore tra i fratelli e le numerose sorelle. Ci sono poi gli attesi matrimoni. Charles si è impegnato con Miss Wraxton, senza dubbio di elevata moralità e lignaggio, ma detestata dagli Ombersley per lʼevidente intenzione di mettere ordine in una gestione familiare da lei considerata troppo rilassata e permissiva. Cecilia ha accettato la corte di Lord Chalbury, ma si è infatuata di un bel giovane, poeta e squattrinato. Molte sono quindi le preoccupazioni di Lady Ombersley, che dapprima tenta di rifiutare le insistenti richieste del fratello, ma poi accetta di ospitare Sophy, pensando di trovarsi di fronte ad una timida adolescente, desiderosa di essere accolta nellʼaffetto di una casa, dopo che è rimasta orfana ancora bambina ed è stata educata da un uomo, come Sir Horace, sempre in viaggio. Resta, quindi, stupefatta e un poʼ spaventata, quando, insieme con numerosi bagagli, un levriero, una scimmietta ed uno splendido cavallo nero, si presenta una ragazza imponente, non bella ma > costruita con linee generose, longilinea, un gran seno, con un viso intensamente vivace, e una montagna di ricchi capelli castani sotto uno dei più esuberanti cappelli che le sue cugine ( le numerose giovani Ombersley) avessero mai visto . Lʼaspetto rivela il carattere della ragazza: insofferente alle regole, testarda ,capricciosa e generosa ad un tempo, ma soprattutto > Sophy non poteva vedere qualcuno in difficoltà senza immediatamente desiderare di scoprirne la causa e, se possibile, di porne rimedio . Questo atteggiamento non può non portarla in conflitto con Charles, abituato ormai a comandare. La ragazza crea scandalo ( va da sola per Londra con una carrozza da corsa! ), non rispetta le sue direttive, contesta apertamente la sua fidanzata, bigotta ed impicciona. Ma soprattutto Sophy trama per rendere le persone felici, al di là delle prescrizioni e dei costumi della buona società. Ma come succede spesso, alle personalità forti piace incontrare caratteri capaci di contrastarle, ed infatti pian piano Charles si innamora di Sophy. E che la ragazza sin dallʼinizio abbia manovrato per conquistare lo scontroso e difficile cugino? La trama è il punto forte del romanzo: colpi di scena, dialoghi serrati, sottili disegni di Sophy che si realizzano pur contro le avversità, le maldicenze e lʼopposizione di Miss Wraxton, di fatto lʼunico personaggio che cerca miseramente di contrastare la ragazza. Si percepisce il tipico compiacimento autocritico della cultura inglese, che si considera rigida, convenzionale rispetto a quella continentale, immaginata invece come anti conformista e libera. È un luogo comune che si riflette sulla figura troppo schematica di Sophy, sempre uguale a sé stessa e troppo sicura e matura per la sua età, e sul profilo degli altri personaggi, così formali e scontati. Fanno eccezione Cecilia e Charles. La prima esprime tutta la sua indipendenza, in questo frangente non imbeccata dallʼesuberante cugina, nel momento in cui dichiara di non amare Chalbury ma di voler sposare il sognante e bel poeta. Ma sarà poi Sophy a giocare proprio sui valori inglesi della ragazza, attenzione alla forma e alla rispettabilità, per portarla a volere lʼoriginario promesso sposo.Charles é invece la sintesi. È vero che è attento alle regole e ai costumi della società ma cʼè in lui quella forza elisabettiana che è stata alla base dellʼimpero inglese. È in fondo lʼeroe e cʼè da chiedersi se sarà lui a cambiare Sophy, rendendola una nobildonna, quale il suo rango la destina naturalmente. La scena nella quale Charles e Sophy dichiarano il proprio amore è talmente condotta dal primo che fa temere che il futuro di Sophy sia quello di uniformarsi al conformismo che la circonda. Perché leggerlo? La trama è piena di colpi di scena, un poʼ scontata ma divertente.

Georgette HeyerRandom House